Sperando nella grazia
Roggero scrive dal carcere: “Devastante essere rinchiuso a 72 anni”. L’appello del gioielliere
Dopo 86 giorni nell'Istituto di sicurezza di Bollate, il commerciante condannato per aver ucciso due rapinatori racconta la sua detenzione e ringrazia gli italiani
«Entrare in carcere ad oltre 72 anni, dopo una intensa e onesta vita lavorativa durata oltre mezzo secolo, è stato per me molto devastante, sia a livello psicologico che soprattutto fisico». Mario Roggero rompe il silenzio dal carcere di Bollate, dove dal 17 luglio sta scontando una condanna definitiva a 14 anni e nove mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo. Lo fa con una lettera affidata a Fuori dal Coro, la trasmissione di Mario Giordano andata in onda domenica sera su Retequattro. Poche righe, dopo 86 giorni di reclusione, per raccontare una quotidianità che ha stravolto la sua esistenza.
“Ho avuto modo di riflettere”
«Essere comunque relegato fra quattro mura, mi ha fatto conoscere una realtà composta da persone a me completamente sconosciuta», scrive il gioielliere piemontese. Poi una riflessione che lascia intravedere un percorso personale ancora aperto: «Ho avuto modo, forzatamente, di riflettere sui fatti avvenuti e sto cogliendo aspetti del tutto nuovi e impensabili, che sto approfondendo a poco a poco». Non aggiunge altro, rimandando a un’altra occasione eventuali approfondimenti.
La vicenda risale al 28 aprile 2021, quando tre malviventi assaltarono la gioielleria di Roggero a Grinzane Cavour, nel Cuneese, minacciando il commerciante e i suoi familiari. I rapinatori erano armati di un coltello e di una pistola poi risultata finta. Dopo l’assalto, Roggero li inseguì all’esterno del negozio e aprì il fuoco. Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli morirono, mentre il terzo complice, Alessandro Modica, rimase ferito.
È proprio la successione degli eventi ad aver determinato l’esito giudiziario. Per i giudici, quando il gioielliere sparò, la rapina era ormai conclusa e gli aggressori stavano fuggendo. Non fu quindi riconosciuta la legittima difesa. Il 15 luglio scorso la Cassazione ha confermato la condanna per duplice omicidio volontario e tentato omicidio, chiudendo definitivamente il processo.
La richiesta di grazia a Mattarella
Roggero, intanto, ha cominciato a rileggere anche le proprie responsabilità. Davanti ai giudici di sorveglianza, secondo quanto riferito dal suo avvocato Stefano Marcolini, aveva ammesso: «In quell’occasione avrei potuto mantenere un comportamento meno impulsivo e più riflessivo». E ancora: «Ogni vita merita rispetto. Siamo tutte gocce nello stesso oceano».
Le richieste di differimento della pena sono state respinte dai Tribunali di Sorveglianza di Torino e Milano. Resta dunque la strada della grazia al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al quale il gioielliere chiede di valutare la propria vicenda con attenzione e umanità. Nel frattempo, a Bollate ha iniziato a lavorare negli uffici e in biblioteca.
L’appello di Bergesio: “Mario era la vittima, non il rapinatore”
A tenere accesi i riflettori sul caso è il senatore leghista Giorgio Bergesio, che ha visitato più volte Roggero in carcere. Il parlamentare ha ricordato anche una ricorrenza dolorosa: il 4 ottobre il gioielliere avrebbe dovuto festeggiare cinquant’anni di matrimonio con la moglie Mariangela. Lei a casa, lui dietro le sbarre. «Le sentenze si rispettano, ma non possiamo dimenticare da dove nasce questa vicenda: da una rapina gravissima, dopo altre rapine subite da lui e dalla sua famiglia», ha sottolineato Bergesio. «Mario quel giorno non era il rapinatore, era la vittima», ha aggiunto, ribadendo che «la giustizia deve essere ferma, ma non può smettere di essere umana».
Roggero, intanto, chiude la sua lettera rivolgendosi a chi continua a sostenerlo: «Voglio ora abbracciare virtualmente e ringraziare i milioni di italiani che mi sono stati e mi stanno vicino con il loro affetto e non solo».