L'annuncio di Kallas
Ucraina, l’Ue vara la più grande lista di sanzioni contro la Russia: oltre 1.600 voci. E chiede a Trump di fare altrettanto
L'Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri sollecita nuove misure americane contro Mosca nonostante la proposta di tregua energetica. Zelensky: "Se la Russia non accetterà, risponderemo"
La tregua energetica annunciata dal presidente Donald Trump è un passo avanti, ma senza nuove sanzioni americane contro Mosca rischia di rimanere soltanto una dichiarazione d’intenti. L’Unione europea accoglie con favore l’iniziativa della Casa Bianca, ma chiede a Washington di aumentare la pressione sul Cremlino. A chiarire la posizione di Bruxelles è l’Alta rappresentante per la Politica estera Kaja Kallas, che dal Consiglio Affari Esteri a Lussemburgo dà l’annuncio: approvate oltre 1.600 nuove voci di sanzioni per la Russia — fra persone (743), aziende e altre entità (826). «Si tratta del più grande ampliamento della nostra lista di sanzioni da quando è iniziata la guerra». Una presa di posizione che arriva mentre Volodymyr Zelensky avverte Putin: Kyiv non interromperà gli attacchi alle raffinerie russe senza un impegno reciproco.
Kallas: “Gli Stati Uniti applichino le sanzioni”
«Gli Stati Uniti sono naturalmente il nostro principale alleato, ma il nostro messaggio è chiaro: se vogliamo porre fine a questa guerra, l’unico modo è esercitare maggiore pressione sulla Russia», afferma Kallas. Da qui la richiesta agli States di adottare nuove misure restrittive: «Vorremmo che applicassero sanzioni contro la Russia, in modo da porre fine alla guerra», perché «gli attacchi alle raffinerie non sarebbero necessari, se la guerra finisse».
L’Alta rappresentante insiste anche sulla necessità di verificare gli impegni del Cremlino. «Non abbiamo ancora visto se anche la Russia la rispetterà», osserva, senza nascondere una riserva sulla portata dell’accordo: «Personalmente vorrei che il cessate il fuoco riguardasse anche lo smettere di uccidere le persone, non soltanto le infrastrutture energetiche».
Il punto, per Bruxelles, è evitare un’intesa squilibrata. Kallas ricorda che l’Ucraina dispone di una sola raffineria, mentre la Russia ne possiede numerose: una sospensione limitata agli impianti petroliferi finirebbe dunque per avvantaggiare soprattutto Mosca.
Ondata di sanzioni contro la macchina bellica
Intanto Bruxelles si muove da sola e porta al Consiglio Affari Esteri una lista di circa 1.600 nuove designazioni sanzionatorie, la più ampia dall’inizio dell’invasione, concentrata sull’apparato militare-industriale russo, sui produttori di droni e sui responsabili delle elezioni per la Duma organizzate nei territori ucraini occupati. Non solo: «Il Gru (Glavnoe razvedyvatel’noe upravlenie, servizio segreto russo, ndr) agisce come una organizzazione terrorista: l’Ue dovrebbe designarlo come organizzazione terrorista, insieme a tutte quelle collegate», incalza anche il ministro degli Esteri della Lituania Kestutis Budrys, a margine del Consiglio Ue.
Kallas rivendica l’efficacia delle misure già adottate: «Le sanzioni hanno privato la Russia di mille miliardi di euro», risorse che, sostiene, non potranno essere utilizzate per finanziare il conflitto. «L’Europa sta dimostrando ancora una volta di fare fronte comune. Più della metà di queste voci è collegata alla catena di produzione dei missili balistici. Stiamo rendendo significativamente più difficile, più lento e più costoso per la Russia produrre le armi che utilizza per uccidere gli ucraini». E insiste: il Regno Unito è già allineato alla posizione europea, mentre un analogo impegno americano renderebbe la pressione sul Cremlino «molto più efficace».
Tuttavia, non si dimenticano gli altri dossier caldi. «Arriveremo a una decisione riguardo alla missione in Libano; istituiremo una nuova missione in quel Paese, caratterizzata da una componente sia civile che militare», promette. «Se adotteremo questa decisione — aggiunge — contiamo che l’operazione, la missione, sia pronta a diventare operativa sul campo nel giro di un paio di mesi. Mi sono recata in Libano proprio la scorsa settimana e l’iniziativa è stata accolta con grande favore dalle autorità locali».
E sugli attacchi degli Houthi contro gli aeroporti: «Ci stiamo interrogando su cos’altro si possa fare al riguardo. Ieri ho parlato anche con il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, il principe Faisal». E ancora: «Cosa possiamo fare di più? Abbiamo l’operazione Aspides; la loro richiesta era proprio quella di rafforzare questa operazione affinché possa operare in stretta collaborazione con la loro forza internazionale, per mantenere aperto lo stretto di Bab el-Mandeb e garantire il transito delle navi commerciali in uscita dal Mar Rosso».
Zelensky: “Se Mosca non accetta la tregua, risponderemo”
Da Varsavia invece, dove interviene in videocollegamento a un forum sulla sicurezza, Volodymyr Zelensky ribadisce la disponibilità ucraina a fermare gli attacchi energetici, ma soltanto a condizioni reciproche. «Se la Russia non accetterà un cessate il fuoco nel settore energetico, risponderemo», avverte il presidente ucraino. Poi chiarisce: «Se la Russia vuole che interrompiamo i nostri attacchi a lungo raggio contro le sue raffinerie di petrolio e le sue esportazioni di greggio, allora deve fermare i propri attacchi contro il nostro sistema energetico e le infrastrutture critiche, e smettere di uccidere la nostra gente».
L’annuncio del tycoon , arrivato domenica, non ha ancora trovato conferma in un accordo formalizzato tra Mosca e Kyiv. Nel frattempo i bombardamenti continuano: un attacco russo a Pisochyn, alle porte di Kharkiv, ha provocato almeno tre morti e 25 feriti, secondo la polizia ucraina.