Tra i due litiganti
Campo largo, Silvia Salis sulla riva del fiume: “Agli elettori non interessano le primarie. Io federatrice? Ora non vedo le condizioni”
La prima cittadina di Genova si intesta il ruolo di interprete dei sentimenti del "popolo progressista" e manda una serie di frecciate ai leader. Ma guai a pensare che aspiri alla leadership...
Fra i due litiganti, la terza si tiene in disparte e aspetta il momento giusto. Silvia Salis, ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, ha ribadito il suo no all’ipotesi che possa essere lei la federatrice del campo largo, specificando che “nessuno me lo ha chiesto” e comunque “in questo momento non vedo le condizioni”. “In questo momento”… poi, chissà. L’impressione, dunque, è che il sindaco, pardon, la sindaca di Genova stia giocando la sua personale partita a poker, aspettando il momento migliore per fare la mossa decisiva, consapevole che mischiarsi al caos che imperversa “in questo momento” a sinistra e che trova la sua prima rappresentazione nell’infinita diatriba “primarie sì, primarie no” sarebbe solo un modo per bruciare la sua chance.
Silvia Salis: “Le primarie? Al popolo progressista non interessano”
“Le primarie sono evidentemente divisive. E credo che al popolo progressista non interessi nulla delle primarie e che sia abbastanza scoraggiato nel vedere questo continuo dibattito quando le famiglie italiane cominciano a rateizzare la spesa settimanale”, ha detto Salis, smarcandosi anche dal suo mentore Matteo Renzi, che sulle primarie costruì a suo tempo le proprie fortune. “Credo che questo sia un tema più centrale rispetto a una gara interna al centrosinistra”, ha proseguito Silvia Salis, intestandosi il ruolo di interprete dei sentimenti autentici dell’elettorato. Il che, di contro, significa che i leader che si ostinano a parlare di primarie non hanno capiti quei sentimenti.
“Già questo dibattito che va avanti da mesi, direi quasi da un anno – ha proseguito Salis – fa capire che si è perso un po’ di vista il centro della discussione che è il programma da presentare al Paese. Ma soprattutto ci siamo arrovellati su una discussione che già mesi fa sembrava come posso dire ridondante, cioè fare una gara interna rispetto alle istanze che ci chiedono. Il campo progressista è enorme, non è solo dei nostri elettori e anche di tante persone che elettori ed elettrici non sono più. Ecco, credo che dobbiamo riprendere un po’ il punto della situazione, per quello dico che le condizioni in questo momento mi sembrano anche lontane da trovare una sintesi ed è un peccato perché sfiduciamo un elettorato che dopo il referendum era gasatissimo”.
L’identikit del “leader progressista” che serve al campo largo
“Credo che si vinca dappertutto. Si vince al centro, si vince a sinistra, si vince con un campo unito”, ha proseguito Silvia Salis, sottolineando che “è vero che ci sono sempre stati più leader moderati ma si sta confondendo moderato con progressista che non è la stessa cosa”. Per Salis, “è importante trovare un leader progressista che non abbia paura a dire e fare cose di sinistra ma che poi sappia dialogare con tutti i mondi del Paese”. E chi potrà mai essere questo leader? Non si è entrati nel merito del toto nomi, ma parlando del proprio profilo Salis si è descritta così: “Quando mi vogliono mettere la maglietta della moderata su alcuni temi posso esserlo, però sono progressista perché non ho paura a sostenere temi di sinistra ma non ho paura nemmeno di dire che lo sviluppo economico è importante e che l’industria va tutelata”.