Sviluppi tentacolari
Garlasco, spunta il giallo dei post-it segreti tra Garofano e la pm: film dell’orrore con regia occulta? Nuovi dubbi sull’inchiesta su Stasi
Il giallo dei post-it tra Garofano e la pm: nuovi interrogativi sugli atti dell’inchiesta Stasi. Il caso Garlasco, un mostro a due teste: da un lato quello che emerge in queste ore è il volto dell’ottimismo sfoderato a favore di telecamera dal nuovo indagato Andrea Sempio. Dall’altro le ombre sempre più fitte di uno scandalo che rischia di travolgere le fondamenta stesse della condanna di Alberto Stasi.
Nel giallo della morte della povera Chiara Poggi i nuovi sviluppi dell’indagine portata avanti dalla Procura di Pavia – e i contestuali dibattiti su social e tv – regalano in questi ultimi giorni una doppia verità: quella mediatica di un indagato che si dice fiducioso mentre parla di «vita sospesa». E quella giudiziaria che scava tra presunti depistaggi, fuga di notizie e documenti secretati, che avrebbe stretto la sua morsa intorno al bocconiano condannato non proprio oltre ogni ragionevole dubbio.
Caso Garlasco, un mostro a due teste
Così, in un’intervista a Sky Tg24, il 38enne indagato dalla Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi sfoggia a favore di telecamera serenità e una certa sicurezza. Scomoda periti e consulenti per smontare le impronte e la misura delle scarpe, e ridimensiona e rispedisce al mittente la lettura sociologica dei messaggi “misogini” recuperati dai suoi vecchi hard disk e rilanciati dalle intercettazioni. «Mi auguro che si concluda tutto in udienza preliminare», dichiara allora Sempio. Augurandosi un’uscita di scena rapida e indolore, oltre che dicendosi sicuro del fatto suo.
Garlasco, Sempio ottimista, Stasi in attesa, e tra loro l’ombra di un mistero fitto sulla prima inchiesta
Intanto però, mentre Sempio ostenta ottimismo sulla sua posizione, l’inchiesta parallela sui presunti depistaggi e sulla corruzione in atti giudiziari all’epoca dei processi Stasi racconta tutt’altra storia. Come rivelato, per esempio, da Il Giornale che, riprendendo quanto anticipato oggi da Milo Infante nello studio di Retequattro di Ore 11, dà conto di come dai faldoni riaffiori un post-it del 2011 siglato dal sostituto pg Laura Barbaini «la cui grafia – scrive il quotidiano milanese diretto da Tommaso Cerno – è coerente con quella dei post-it trovati sulla copia degli atti secretati della prima indagine archiviata su Andrea Sempio, arrivati illecitamente nelle mani di Luciano Garofano». Un filo rosso che collegherebbe il magistrato – che da sempre ha difeso la tesi del colpevole unico Stasi – con il generale, ex comandante del Ris.
Le relazioni pericolose tra Garofano e i magistrati
È proprio su questo asse che si concentrano le attenzioni dei pm. L’ex numero uno del Ris, passato nel tempo a fare da consulente proprio a Sempio, è finito sotto i riflettori per l’ipotesi di occultamento delle controanalisi sul sangue e sul Dna della bicicletta di Stasi: test con esito negativo che avrebbero potuto far crollare uno dei pilastri dell’accusa. Documenti riservati usciti dalle stanze della Procura e approdati sulle scrivanie dei consulenti. Intercettazioni. E su tutto, un presunto flusso di contanti versato per (assicurarsi?) silenzio e archiviazione del “caso Sempio”.
Dubbi e sospetti a un bivio
E insomma, il quadro che emerge è quello di una morsa letale nella quale Alberto Stasi potrebbe essere stato stritolato da una regia decisa a blindare una verità di comodo. Pertanto, se Sempio spera legittimamente di cavarsela con una rapida udienza, la giustizia ha ora il dovere di andare fino in fondo su una delle pagine più cupe e controverse della cronaca giudiziaria italiana. Una pagina su cui grava un’ombra inquietante sulle istituzioni di magistratura e Ris.