Che caso...
Garlasco, inquietante epidemia di smemorati: da Garofano in giù, la sindrome del “non ricordo” colpisce i Ris che indagarono su Stasi
Garlasco: la strada per la verità lastricata da un’interminabile serie di amnesie… Un interrogatorio fiume e ad alto tasso di durezza, poche righe per l’arresto, e ora decine di “non ricordo” per giustificare una verità processuale che continua a scricchiolare. Attorno all’inchiesta sul delitto di Chiara Poggi e la condanna definitiva di Alberto Stasi, si allunga un’ombra inquietante: l’improvvisa amnesia che sembra aver colpito gli uomini del Ris di Parma che nel settembre 2007 analizzarono i pedali della bici Umberto Dei del fidanzato della vittima. Un gap che ha animato le audizioni dei giorni scorsi degli uomini del reparto investigativo scientifico sentiti a Sit dagli inquirenti di Pavia e un’inchiesta sull’inchiesta che ora sembra delinearsi all’orizzonte. Ma procediamo con ordine.
Garlasco, tra i Ris un’epidemia di smemorati
Sentiti dai magistrati di Pavia che indagano su Andrea Sempio nell’ambito del nuovo filone di indagine sull’omicidio di Garlasco, impegnati nell’analisi sulle tracce genetiche i protagonisti di quell’esame fondamentale cadono in un vuoto di memoria corale. Un precipizio sul cui crinale si è affacciato vertiginosamente per primo l’ex comandante Luciano Garofano, la cui breve testimonianza resa ai pubblici ministeri di Pavia che lo hanno sentito come testimone lo scorso 25 settembre nell’indagine sui risultati genetici sui pedali della bici Umberto Dei sequestrata ad Alberto Stasi condannato, otto anni dopo il delitto di Garlasco, per l’omicidio di Chiara Poggi, è ricca di “non ricordo”.
Caso Garlasco, un profluvio di “non ricordo” da Garofano ai pm
Al centro del confronto c’è il 19 settembre 2007, quando il profilo genetico della vittima compare sul campione Bu_p prelevato da entrambi i pedali della bici dell’allora fidanzato. «Non ho alcun ricordo preciso del fatto. Posso solo dire che, in quanto comandante del Ris, il capitano Marino mi ha sicuramente informato, ma non so dire come e quando». E del resto, anche sul ricordo legato alla discussione o revisione della relazione del 24 settembre del 2007 che porta al fermo, poi non convalidato, dell’ex bocconiano, l’ex generale svela che «non ho alcun specifico ricordo. Non ho memoria di aver visionato o commentato gli elettroferogrammi. Potrei solo riferire che da comandante trasmettevo gli atti che avevo letto. Non posso tuttavia riferire nulla di particolare».
Il generale: “Non ricordo altri risultati” dopo l’esito positivo sui pedali
E, infine, “nessun” ricordo emerge neppure sugli eventuali confronti avuti con il collega Marino dal 19 al 24 settembre 2007. È «verosimilmente lui, ma non ricordo quando» ad avvertire la pm di Vigevano Rosa Muscio della traccia genetica sul pedale. Ma alla domanda se ricorda di aver visto altri elettroferogrammi successivi al 19 settembre 2007 riferiti allo stesso reperto campione, la risposta è «no».
Marino (Ris): «Esito nullo sui pedali? Presumo di averlo detto a Garofano»
Non solo. Anche Alberto Marino, autore del test, davanti ai pm finisce per vacillare. Dopo una sequela di incertezze, ammette seppur col beneficio del dubbio. L’esperto del Ris di Parma, che fece il 20 settembre 2007 le doppie analisi con esito negativo sui pedali della bici di Alberto Stasi nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi – che come noto portò l’allora fidanzato a una condanna a 16 anni di carcere per il delitto del 13 agosto 2007 – nel verbale mostrato in esclusiva dal Tg1 delle 20, dopo che la procura di Pavia la settimana scorsa ha convocato tutti gli uomini del Ris che fecero nel 2007 le indagini focalizzate proprio sui fatidici pedali, dopo gli iniziali «non ricordo».
Non solo, ipotizza: «Probabilmente ai test negativi non è stato dato il giusto peso»
E davanti alle ricostruzioni dei magistrati, alla fine scopre un fianco fino a convenire: «Sicuramente avrò informato il comandante». E alla domanda successiva, risponde: «Non mi ricordo che cosa abbiamo fatto dopo. Se non c’è null’altro, secondo me ci siamo fermati. Probabilmente a questi due risultati negativi non è stato dato un peso che forse meritavano». Eppure, ancora una volta nelle scorse ore dalla tv l’allora comandante del Ris, Luciano Garofano, ha insistito a respingere su tutta la linea la tesi della Procura, assicura agli inquirenti – come si è potuto leggere nelle carte mostrate dal Tg1 – che se Marino avesse espresso dei dubbi «io gli avrei detto di fare tutte le verifiche che puoi» –… Ma di se, è noto, sono piene le fosse. Specie quelle di Garlasco…
Garlasco e Ris, un’epidemia di “non ricordo”. Portera al pm: «Non ricordo corse nulle»
Ma tutto un susseguirsi di non ricordo, presumo che, forse, non saprei… Un decalogo a cui si ascriverebbero anche le dichiarazioni di Giorgio Portera, che ricostruendo l’ispezione sui pedali della bici Umberto Dei di Alberto Stasi – successiva al ritrovamento del Dna – diventata centrale in questa nuova fase dell’inchiesta sul delitto di Garlasco, l’ex Ris, oggi consulente e ospite fisso a Quarto Grado su Rete4, ricorda che il responsabile del procedimento era Alberto Marino. E aggiunge anche come potesse chiedere ad altri “spazio” nella macchina d’analisi. «È probabile che io stessi analizzando delle tracce relative a miei procedimenti e che, avendo dello spazio disponibile nella macchina, avessi caricato anche questi campioni relativi all’omicidio di Chiara Poggi» mette a verbale. Ma di non aver guardato i risultati.
«Abbastanza normale fare una replica dopo aver ottenuto traccia genetica senza sangue»
Poi Portera precisa anche: «Il fatto che avevamo ispezionato nuovamente i pedali derivava dalla necessità di capire cosa era stato prelevato dal pedale, che aveva dato quell’esito. E cosa era rimasto sui pedali. Non ho ricordi in merito alle corse nulle del 20 settembre 2007. Però, ragionando direi che è abbastanza normale fare una replica dopo aver ottenuto un risultato inatteso come quello, tenuto conto che visivamente sui pedali non era stato visto nulla». Ma alla domanda del pubblico ministero se ricordasse o meno se Marino avesse manifestato un dubbio sull’esito del 19 settembre 2007, la risposta stavolta è netta: «No, sul Dna no. La perplessità era relativa al contrasto tra la presenza del Dna e l’esito negativo delle analisi specifiche fatte per ricercare la presenza di sangue» conclude Portera.