L'aiutino a Schlein
Venghino signori, venghino al suk delle primarie. Ora spunta Giorgio Gori per portare ai gazebo i riformisti
Nella giostra quotidiana di nomi che vanno e vengono come papabili candidati alle primarie del campo largo si aggiunge in queste ore quello di Giorgio Gori, ex sindaco di Bergamo oggi europarlamentare. Di programma condiviso nemmeno l’ombra, anche se Francesco Boccia giura e spergiura che sarà un gioco da ragazzi accordarsi (perfino sull’Ucraina), ma di figurine da ‘offrire’ all’elettorato si è perso il conto. L’ultima, secondo la ricostruzione di Maria Teresa Meli, che di cose del Nazareno se ne intende, sul Corriere della Sera, è quella con il volto rassicurante del bel Giorgio. Che, udite udite, potrebbe affiancare Elly Schlein al primo turno per poi ritirarsi e far convergere i suoi voti sulla segretaria dem al ballottaggio.
Primarie, spunta il nome di Gori per attirare i riformisti
Un’operazione sofisticata e tutta da verificare per attrarre i voti dei riformisti dentro e fuori il Nazareno. Non si tratterebbe di fuoco amico per Elly, che deve già vedersela con Giuseppe Conte, ma di una regia condivisa con i piani alti del Pd per allargare la platea dei votanti. L’obiettivo sarebbe quello di portare ai seggi quelli che mal sopportano la deriva radicale e massimalista ispirata da Conte e altrimenti resterebbero a casa. Parliamo degli elettori renziani (anche se pochi), di quelli di Più Europa di Magi, del movimento di Ernesto Maria Ruffini, e dell’entourage di Alessandro Onorato. Il castello, però, sta in piedi solo se le primarie prevederanno il doppio turno. Non a caso la formula a cui punta il Pd. Che nelle prossime ore sarà impegnato con due appuntamenti decisivi e quasi contemporanei. L’assemblea nazionale dei riformisti a Prato (il 26 ottobre) e il convegno del correntone a Montepulciano dal 23 al 25 ottobre.
L’ex sindaco di Bergamo al primo turno per convergere su Schlein
Gori del resto per sua natura predilige le collocazioni poco nette. Un po’ dentro, un po’ fuori. Non è un dirigente classico e ha l’ambizione giusta per giocare la carta delle primarie. Del resto Schlein, dopo l’addio di Picierno e Madia, ha fatto di tutto per evitare anche la fuga dell’ex primo cittadino di Bergamo. Un corteggiamento che, almeno per ora, ha fermato i capricci di Gori che ha fatto sapere che l’uscita dal Pd non è all’ordine del giorno. Oggi di sicuro non disdegna di candidarsi ai gazebo in quanto Giorgio Gori. Non come il ‘servo sciocco’ di Matteo Renzi né come antagonista di Schlein.
Programma all’anno zero. I 5Stelle convocano la base
Oltre alle figurine però c’è il programma. Non può bastare gridare allo scandalo del governo e galleggiare tra slogan e barricate parlamentari. Per ora tutto tace. Ordine di scuderia su Kiev: smussare gli angoli, sempre che 5Stelle, e Avs lo consentano. Non è un caso se Renzi distilla bene le parole e ammorbidisce i toni. Ospite di Tagadà su La7: “L’unica vera soluzione è affidare il nostro ruolo geopolitico e militare all’Europa. È evidente che serve uno sforzo diplomatico”. Intanto i 5Stelle provano a bruciare gli alleati sul tempo. Da venerdì 18 settembre fino a domenica 20 la base del Movimento potrà dare il via libera al programma che “il presidente Giuseppe Conte porterà al tavolo della coalizione progressista per scrivere insieme le proposte e, dunque, candidarsi al governo del Paese”. Evviva la democrazia.