Iris2 il primo tassello
Guerre stellari, Bruxelles si prepara: von der Leyen annuncia lo Scudo spaziale europeo
Oltre 350 satelliti per Iris² e nuove difese contro interferenze e cyberattacchi. La presidente della Commissione Ue: "Nessuno Stato può farcela da solo". Roma intanto porta a casa il risultato e ospiterà la riunione decisiva del 15 dicembre
La nuova frontiera della sicurezza europea passa sopra le nostre teste. Satelliti, comunicazioni protette e capacità autonome di accesso allo spazio non sono più soltanto strumenti di ricerca o leve economiche: rappresentano infrastrutture strategiche dalle quali dipendono difesa, trasporti e servizi essenziali. «La nostra sicurezza sulla Terra dipende sempre più dalla nostra sicurezza nello spazio», ha avvertito Ursula von der Leyen intervenendo all’International Space Summit. «L’Europa dispone di competenze scientifiche, tecnologiche e industriali straordinarie. La sfida, emersa con forza anche qui a Parigi, è trasformare queste capacità in maggiore autonomia, resilienza e competitività, valorizzando le nostre imprese e rafforzando il ruolo dell’Europa nella nuova economia dello spazio», ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Aldolfo Urso.
La presidente della Commissione europea ha poi indicato una serie di minacce ormai concrete: il disturbo e la falsificazione dei segnali di navigazione, con conseguenze sull’aviazione civile; gli attacchi informatici contro le reti satellitari; i droni che attraversano lo spazio aereo europeo facendo affidamento sui sistemi di navigazione satellitare. Uno scenario reso ancora più evidente dalla guerra in Ucraina, dove comunicazioni e immagini provenienti dall’orbita sono diventate componenti decisive delle operazioni militari.
Lo Scudo spaziale europeo
Da qui la necessità di superare ritardi e dipendenze esterne. Il primo tassello è Iris², la costellazione europea destinata alle comunicazioni sicure, che dovrebbe contare oltre 350 satelliti, con i primi lanci previsti nel 2029. L’obiettivo è garantire ai governi, alle Forze armate e alle infrastrutture strategiche una rete europea più resistente alle interferenze e agli attacchi.
Il secondo pilastro è lo Scudo spaziale europeo, concepito per riunire in un sistema integrato le capacità oggi distribuite tra gli Stati membri. Dall’allerta precoce alla protezione dei satelliti, passando per il contrasto alle manipolazioni dei segnali, Bruxelles punta a colmare le principali lacune operative. «Nessuno Stato membro può sviluppare queste capacità da solo, ma insieme l’Europa ha la scala necessaria per farlo», ha puntualizzato von der Leyen. Una constatazione realistica, purché il coordinamento europeo non si trasformi nell’ennesima architettura burocratica e valorizzi invece le industrie, le competenze e le capacità nazionali già esistenti.
Dall’orbita terrestre alla Luna
A Parigi è arrivata anche la “Call to Boost European Space Exploration”, sottoscritta dai ministri degli Stati membri dell’Agenzia spaziale europea. Il documento chiede all’Esa di predisporre «senza indugio» le opzioni necessarie per trasformare le ambizioni del continente in programmi concreti, in vista della riunione ministeriale intermedia fissata a Roma per il 15 dicembre.
Tra le priorità figurano una presenza stabile europea nell’orbita terrestre bassa, la partecipazione alle missioni lunari e lo sviluppo di una capacità autonoma per il trasporto degli astronauti. Con la Stazione spaziale internazionale prossima alla conclusione del proprio ciclo operativo, si sta infatti formando un ecosistema insieme cooperativo, commerciale e fortemente competitivo. Restarne fuori significherebbe consegnare ad altri tecnologie, investimenti e scelte strategiche.
L’autonomia europea, precisano i ministri, non deve sostituire la cooperazione internazionale, ma renderla più equilibrata. Orbita bassa e Luna saranno i primi banchi di prova, poi si punterà a Marte.
La diplomazia spaziale Made in Italy
Nel nuovo confronto continentale l’Italia, stavolta, si muove da protagonista. A margine del vertice, Urso ha infatti incontrato rappresentanti di Ungheria, Polonia e Svizzera. «Tra i nostri Paesi esistono solide relazioni nei campi dell’industria e della ricerca, su cui possiamo costruire nuove forme di collaborazione e innovazione».
Con il ministro ungherese Zoltán Tanács il confronto ha riguardato esplorazione umana e robotica, osservazione della Terra e dossier Esa — European space agency — e Ue. Con il viceministro polacco Michał Baranowski, Urso ha discusso invece di cooperazione industriale nei comparti ad alta intensità tecnologica e di un coordinamento più stretto sulle prossime riforme europee. Il colloquio con la segretaria di Stato svizzera Martina Hirayama ha infine confermato le solide relazioni bilaterali nei settori della ricerca e dell’industria.
La partita spaziale non si gioca più soltanto tra laboratori e agenzie scientifiche. Riguarda sovranità, sicurezza e capacità produttiva. L’Europa sembra averlo finalmente compreso; ora dovrà dimostrare di saper passare dalle dichiarazioni ai fatti.