Paure sinistre
Speranza ha trovato il vaccino per mantenere in vita il campo largo: “Evitare assolutamente le primarie”
L’ex ministro boccia la sfida tra Schlein e Conte, liquida la sindaca Salis e propone un candidato "simbolico": "Magari un partigiano". Nel centrosinistra l’unica cosa condivisa ormai è il timore di incontrarsi
A sinistra c’è chi spera nelle primarie e chi, di cognome Speranza, spera che non si facciano. Il campo largo ha finalmente trovato qualcosa di più pericoloso di Giorgia Meloni: i propri gazebo. Roberto Speranza, intervistato dal Corriere della Sera, prova a disinnescare la sfida tra Elly Schlein e Giuseppe Conte prima che qualcuno apra le urne e scopra che la coalizione immaginaria non regge nemmeno alla scelta del candidato. «Sono un errore politico e vanno evitate», avverte l’ex ministro. Il rischio? «Un clamoroso autogol». Tradotto: meglio non contarsi, perché poi diventerebbe difficile continuare a raccontarsi uniti.
Speranza assicura che la segretaria dem «ha tutte le carte in regola» e descrive un governo «in palese difficoltà nel rapporto col Paese reale». “Senti, senti da che pulpito viene la predica”, potrebbe osservare qualcuno. Secondo l’ex ministro, nonostante «l’instancabile propaganda della destra», gli italiani avrebbero ormai compreso l’incapacità dell’esecutivo di rispondere ai loro problemi. Le opposizioni, al contrario, sarebbero riuscite a costruire quel «percorso unitario» indispensabile per presentarsi come alternativa.
Il percorso unitario a colpi di veto
A guardare ciò che accade nel campo largo, tuttavia, il percorso somiglia più a una commedia familiare nella quale tutti si abbracciano davanti alla facciata e, appena si chiudono le porte, fanno a gara per pugnalarsi alle spalle. Conte vuole le primarie e ha persino ipotizzato di affidare al loro risultato la linea sugli aiuti militari a Kiev. Schlein gli ha risposto che viene prima il programma comune e soltanto dopo la scelta del leader. Insomma, non è ancora chiaro che cosa vogliano fare insieme, ma è già chiarissimo che ciascuno vorrebbe comandare.
Persino le regole sono diventate materia di malumori: il M5S non vuole il ballottaggio, gradirebbe il voto online e teme che al secondo turno gli altri si coalizzino attorno alla povera Elly. Il Pd resta affezionato ai gazebo e guarda con sospetto la piattaforma digitale.
La paura di scoprire chi perde
La preoccupazione di Speranza è molto concreta. Non teme tanto che Schlein o Conte rifiutino di sostenere il vincitore, quanto che gli elettori dello sconfitto decidano di restare a casa. Il rischio sarebbe maggiore per il M5S, dotato di un elettorato meno strutturato, ma riguarderebbe anche il Pd. «Con il modello che propongo, nessuna forza politica pagherebbe il prezzo di una sconfitta alle primarie». La soluzione, quindi, è semplice: evitare una sconfitta non disputando la partita.
L’ex ministro ricorda poi «l’errore del 2022», quando le divisioni del centrosinistra consegnarono alla destra una larga maggioranza parlamentare. Dimentica però un dettaglio: il centrodestra si presentò unito agli elettori e risultò nettamente la coalizione più votata. Il sistema elettorale fece il resto. Fu precisamente quella capacità di decidere prima alleanze e leadership che a sinistra continua a mancare.
Speranza esclude infine tanto il “Papa straniero” quanto un terzo nome come la sindaca di Genova Silvia Salis, sponsorizzata dal “rottamatore” Matteo Renzi. «Non vedo né i tempi, né lo spazio e considero del tutto legittimo che i leader dei principali partiti ambiscano a guidare il nostro progetto di alternativa». Il momento della competizione, sostiene, deve essere quello delle elezioni. E se sulla scheda fosse obbligatorio indicare un candidato premier? Basterebbe scegliere simbolicamente «un neo diciottenne o un anziano partigiano». Un candidato che non deve davvero candidarsi, per una coalizione che non vuole davvero scegliere. Speranza, almeno, una cosa l’ha capita: prima di sfidare Meloni, il campo largo deve sopravvivere a se stesso.