Tariffe alle stelle
Mazzata Tari nella rossa Emilia-Romagna, rincari per utenti e attività per servizi inadeguati. L’interrogazione di FdI inchioda la Giunta
Tasse record e flop del porta a porta: nella morsa dei costi aumentati soprattutto botteghe storiche e negozi di vicinato, con pesanti inefficienze specie nelle aree dell'Appennino. FdI chiede un tavolo di confronto e ristori
Non bastavano caldo afoso e rincari bollenti: nella rossa Emilia Romagna a soffocare famiglie e tessuto produttivo ci si mette pure la stangata sulla Tari, i cui aumenti registrati in molti Comuni della regione, roccaforte dei dem – con picchi emblematici come Reggio Emilia (+4,43%), Comacchio (+7,62%), Faenza (+8,80%) fino al record negativo di Lugo (+9,98%) – sono finiti al centro di una dura interrogazione in Assemblea legislativa firmata dalla capogruppo di Fratelli d’Italia, Marta Evangelisti.
Stangata Tari nella rossa Emilia Romagna: in affanno utenti e attività, botteghe storiche e negozi di vicinato
Infatti, nonostante l’agenzia Atersir giustifichi l’incremento medio del 3,5% con i soliti adeguamenti contrattuali e costi operativi, la realtà denuncia un servizio sempre più inadeguato a fronte di tariffe schizzate alle stelle, con pesanti disservizi soprattutto nelle aree dell’Appennino. E a farne le spese sono soprattutto le microimprese, le botteghe storiche e i negozi di vicinato, imbrigliati anche dalle criticità della “tariffa puntuale” e dalla gestione del porta a porta. FdI chiede quindi alla Giunta regionale risposte immediate: l’istituzione di un tavolo di confronto con Comuni e gestori. Verifiche sulla congruità dei costi. E lo stanziamento di un fondo d’emergenza a sostegno delle attività montane e a rischio spopolamento.
FdI presenta un’interrogazione in Assemblea legislativa. I comuni più colpiti
Ma partiamo dai dati finiti al vaglio e al centro dell’interrogazione presentata da FdI. Tra i Comuni maggiormente colpiti dai rincari spiccano Reggio Emilia al +4,43%, Comacchio al +7,62%, Faenza al +8,80% e Lugo con un +9,98%. L’Agenzia preposta (Atersir) avrebbe motivato l’incremento della Tari con l’aumento dei costi del servizio, stabilendo un aumento medio del 3,5% a livello regionale per coprire i costi operativi, gli investimenti strutturali e l’adeguamento dei contratti collettivi nazionali di lavoro del settore.
«La Regione spieghi i motivi degli aumenti Tari e individui soluzioni a tutela utenti e attività»
Ma, sul punto, Evangelisti si mostra scettica e si dice apertamente critica. Questa pesante ondata di rincari – spiega – si innesta in un quadro economico complessivo già fortemente compromesso dall’inflazione; dal costo dei beni energetici, e da una contrazione generale dei consumi, andando a colpire in modo drammatico il tessuto commerciale locale, con particolare riferimento ai negozi di vicinato, alle botteghe artigiane tradizionali e alle microimprese storiche. Inoltre, il passaggio obbligato al porta a porta o l’introduzione di cassonetti con tessera elettronica, per la tariffazione puntuale, sta generando profonde criticità gestionali e operative, costringendo gli esercenti a trattenere i rifiuti all’interno dei propri locali o a subire disservizi, a fronte di tariffe che, invece, continuano paradossalmente a salire anziché diminuire».
Oltretutto, «a fronte di costi in aumento, il servizio si sta rivelando inadeguato»
Proprio la tariffa puntuale «che avrebbe dovuto premiare i comportamenti virtuosi, si sta traducendo in molti territori in un escamotage burocratico, che non frena i rincari complessivi e penalizza ulteriormente le attività, costrette a minimi di svuotamento prefissati eccessivamente onerosi», prosegue inoltre la consigliera. Secondo l’esponente di FdI, allora, «a fronte di costi in aumento, il servizio si sta rivelando inadeguato, registrando le criticità più acute nel territorio dell’Appennino, dove la gestione dei rifiuti non è stata calibrata per assorbire l’aumento delle presenze durante l’estate».
Stangata Tari in Emilia Romagna, la richiesta di un tavolo di confronti tra Atersir, Comuni e gestori del servizio
Da qui l’interrogazione alla Giunta per chiarire le motivazioni dell’aumento dei costi e chiedere l’apertura di un tavolo di confronto tra Atersir, Comuni e gestori del servizio. All’esecutivo regionale si chiede anche di attuare una serie di misure di competenza: lo stanziamento di un fondo di emergenza a ristoro per le attività situate in aree montane o a rischio spopolamento. L’introduzione di reali meccanismi premianti per gli utenti virtuosi. La verifica della congruità dei costi applicati dalle società di gestione del servizio. E un monitoraggio degli standard qualitativi del servizio erogato, anche alla luce dei disservizi segnalati dagli utenti.