Disputa stellare
Covid, i senatori M5S insistono a difendere i Dpcm, ma la toppa è peggio del buco: Malan chiama in causa la Costituzione e li smonta
Covid, i senatori 5S insistono a difendere Conte e i suoi Dpcm: ma la toppa è peggio del buco, e Malan smonta il tentativo, in punta di politica, di protocollo, e non solo… «Pur di attaccare il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, ora il M5S rivendica anche i Dpcm come strumento per limitare i diritti costituzionali senza passare dal Parlamento. Croatti e Lanzi ricordano, in questo caso giustamente, che i Dpcm sono atti amministrativi. Peccato che la Costituzione preveda in modo inoppugnabile che la libertà personale e la libertà di circolazione possano essere limitati solo per legge, non certo con atti amministrativi».
Così, tra la precisazione dovuta e il rilancio in replica, il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, torna sul dibattito in corso ormai da mesi sulla gestione della pandemia e il lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta. Un dibattito, come noto, non esente da momenti di duro scontro politico che ieri si è aggiornato agli interventi di Galeazzo Bignami e Alice Buonguerrieri nella tappa romagnola di Bar Italia. E che oggi si sposta sul piano giuridico e costituzionale.
Inchiesta Covid, dopo Bignami e Buonguerrieri tocca a Malan puntualizzare
Interventi di cui abbiamo dato conto e che, nel fare riferimento a un ex premier «nostalgico dei Dpcm per fare ciò che voleva». E tornando a denunciare zone d’ombra su mascherine e contratti emerse nel corso dei lavori della Commissione Covid, devono aver urtato la suscettibilità dei 5 Stelle. Che, non a caso, oggi contribuiscono ad arricchire la polemica di un nuovo capitolo istituzionale. Alle parole degli esponenti di FdI, infatti, sono seguite oggi le repliche difensive del Movimento 5 Stelle, arrivate con i senatori Croatti e Lanzi mirate a rivendicare (giustificare?) l’uso dei decreti del Presidente del Consiglio in quanto atti amministrativi appoggiati su decreti-legge.
Malan: «Per il M5S i Dpcm di Conte valgono più della Costituzione…»
Ed è proprio sul punto, allora, che è intervenuto il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan: tanto per chiarire i termini giuridici (e non solo) della questione. Così, all’incipit riportato in apertura, soffermandosi sul punto che i provvedimenti attuativi venivano adottati tramite Dpcm sulla base di decreti-legge, aprendo un acceso dibattito sui limiti di tale meccanismo e sul ruolo del Parlamento, aggiunge anche: «Quasi peggio ancora è dire che i Dpcm che limitavano gravemente le libertà costituzionali, incluso quella di riunione e di religione, sono stati emessi “sulla base di decreti-legge”. Come se un decreto-legge potesse dare la delega a una singola persona per scavalcare la Costituzione! Senza contare – sottolinea peraltro Malan – che il primo Dpcm, quello del 23 febbraio 2020, porta la stessa data del parallelo decreto-legge, che il Parlamento non aveva neppure visto».
E alla luce dei fatti: «È inquietante pensare che un ipotetico esecutivo del campo largo si baserebbe su questi modelli»
Pertanto, tirando le somme, nella sua puntualizzazione dirimente, Malan conclude: «Se gli esponenti del M5S ogni tanto leggessero la Costituzione e soprattutto ne comprendessero e condividessero i fondamentali principi democratici, eviterebbero di dire spropositi. E soprattutto di metterli in atto quando sono al governo».
Rimarcando in calce: «È inquietante pensare che un ipotetico esecutivo del campo largo si baserebbe su questi modelli, per i quali se loro sono a Palazzo Chigi possono fare qualunque cosa, anche limitare le libertà fondamentali senza che il Parlamento ne sia neppure informato, se non attraverso proclami televisivi a reti unificate in cui si si annuncia, in modo spesso assai poco chiaro, ciò che si consente o non si consente».