Il piano d'azione
Caro carburanti: arriva in consiglio dei ministri la proroga del taglio dei prezzi
L'obiettivo principale, secondo Palazzo Chigi, è il sostegno alle famiglie italiane e ai soggetti che ne hanno più bisogno. Fino ad oggi è stato prorogato il taglio di 17 centesimi sul gasolio dopo la decisione del 4 agosto
Economia - di Gabriele Caramelli - 25 Agosto 2026 alle 16:18
Si è svolta oggi la riunione tra la premier Giorgia Meloni e i vertici della maggioranza a Palazzo Chigi, in cui si è parlato della situazione dei prezzi dei carburanti e delle misure di sostegno per i cittadini. All’incontro hanno partecipato i vicepremier Antonio Tajani, Matteo Salvini, il leader di Noi moderati Maurizio Lupi e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Secondo le fonti della presidenza del Consiglio, per domani è prevista una nuova riunione al Cdm verso le 18, che dovrebbe prorogare per alcuni giorni le misure già in vigore, permettendo al governo di lavorare a un intervento più mirato contro il caro carburanti. Il fine ultimo è quello di Obiettivo è predisporre una misura concentrata sulle fasce di reddito che ne hanno più bisogno.
Il governo Meloni verso la proroga delle misure contro il caro carburanti: mercoledì il Cdm
La scadenza di domani non sarà la misura definitiva, ma sarà utile per consentire di mettere a punto la normativa nei tempi necessari. L’obiettivo è predisporre una misura maggiormente concentrata sulle fasce di reddito che hanno più bisogno del sostegno dello Stato, rendendo così l’intervento più efficace e selettivo. Già il 4 agosto, l’esecutivo aveva approvato la proroga del taglio di 17 centesimi sul gasolio, dando sollievo agli automobilisti e agli autotrasportatori che ancora arrancano per la crisi di Hormuz.
In un periodo delicato come questo, in cui le crisi internazionali minacciano la stabilità dei mercati e gli approvvigionamenti, non si può che correre ai ripari sul versante energetico. Proprio per questo motivo, il governo Meloni sta preparando un pacchetto di interventi sulle spese energetiche, che verranno finanziati con i circa 14 miliardi di flessibilità concessi dall’Unione europea. Tra le ipotesi principali ci sono le pompe di calore, mentre per le famiglie il governo sta considerando un meccanismo sul modello del conto termico, assieme a interventi sull’edilizia residenziale e sugli edifici pubblici.
L’Italia va avanti sugli extraprofitti
L’Italia «continua a portare avanti con determinazione la propria iniziativa sul tema del contributo sugli extraprofitti del settore energetico, promuovendone la discussione a livello europeo». Ad evidenziarlo sono state le fonti di Palazzo Chigi, aggiungendo che «è fondamentale chiarire un equivoco sul metodo: la Commissione europea non è stata ‘interrogata’ per un parere o un’autorizzazione vincolante su questo specifico punto, né si è di fronte a una censura o un rigetto delle posizioni italiane».
Come hanno precisato dalla presidenza del Consiglio, «a differenza della missiva che l’Italia indirizzò al Commissario Hoekstra il 3 aprile scorso insieme ad altri quattro Stati membri (tra cui la Germania), la lettera inviata dall’Italia (insieme ad altri cinque Paesi dell’Unione europea) il 22 agosto è un documento indirizzato alla presidenza di turno irlandese nell’ambito della filiera in sede Ecofin. Si tratta perciò di un’iniziativa politica pensata per aprire un confronto diretto e un dibattito tra i ministri delle Finanze dei Paesi membri». In sostanza «la Commissione non è dunque il destinatario di un’istanza formale di valutazione, ma la discussione attiene al dialogo politico sovranazionale tra Stati membri».
Sulla questione dei carburanti ci vuole concordia in Ue
«È poi indiscutibile che ciascuno Stato mantenga la facoltà di adottare interventi a carattere nazionale», spiegano ancora le fonti di Chigi, senza dimenticare che «tuttavia un’azione limitata al solo perimetro di un singolo Paese rischia di produrre evidenti asimmetrie di mercato. Se la misura venisse applicata esclusivamente a livello nazionale, si finirebbe per penalizzare l’operatore energetico di Stato (e le imprese nazionali del settore energetico che operano principalmente sul mercato interno), ponendole in una situazione di svantaggio rispetto ai concorrenti internazionali che operano negli Stati membri limitrofi, privi di analoghi prelievi».
Ma è proprio per questo motivo che «un intervento coordinato a livello europeo è l’unico strumento in grado di garantire equità e neutralità competitiva: facendo contribuire in egual misura tutte le aziende petrolifere ed energetiche che operano nel mercato unico Ue, si evita di creare discriminazioni commerciali e si protegge la competitività del sistema industriale nazionale».