Cinque giorni nel Padovano
Albanese e Crisanti alla festa di Rifondazione: ora i comunisti mangiano piadine, ma Cuba resta sacra
C’è una buona notizia per i genitori italiani, finalmente: il comunista del terzo millennio non mangia bambini. Mangia piadine.
Lo certifica il programma della Festa nazionale di Rifondazione Comunista, in programma da mercoledì 26 a domenica 30 agosto 2026 al Pra’ del Donatore di Limena, in provincia di Padova. Cinque giorni di dibattiti, musica e politica, naturalmente accompagnati dalla promessa in fondo alla locandina: “Tutte le sere ottima cucina”.
Tra gli ospiti più attesi Andrea Crisanti, senatore del Pd, esperto di zanzare, parla di sanità pubblica. Francesca Albanese, paladina pro-Pal, presenta La luce del risveglio. Dalla Palestina al mondo intero. Luca Mercalli, meteorologo da talk show, affronta il tema del clima durante un pranzo dedicato proprio alla questione ambientale.
Sul versante più interno alla storia della sinistra radicale ci sono invece Paolo Ferrero, già ministro ed ex segretario di Rifondazione, impegnato in un appuntamento sui BRICS, e Franco “Bifo” Berardi, protagonista di un incontro sulla prospettiva di una “primavera mediterranea”.
Sanità, Palestina, clima, BRICS, Mediterraneo: il vocabolario prova insomma ad aggiornarsi. Il pantheon molto meno.
Perché tra un kebab e una tazzina di caffè “equo e solidale”, spunta lei: Cuba. Immancabile, eterna, incorruttibile. Come certi fan di Elvis Presley in pellegrinaggio a Memphis, convinti che Che Guevara e Castro non siano mai morti.
E non è casuale che festa si apra proprio mercoledì 26 agosto con “Cuba non è sola”, incontro con Jorge Luis Cepero Aguilar, ambasciatore della Repubblica di Cuba in Italia.
Insomma, mentre il mondo discute di intelligenza artificiale, transizione ecologica e nuovi equilibri geopolitici, la sinistra radicale italiana inaugura dunque la sua festa nazionale guardando ancora all’Avana.
Un paradiso da evocare periodicamente, tra un comizio contro l’odiato governo Meloni e un dibattito sulla scuola “ai tempi di Valditara”.
La rivoluzione mondiale può attendere. Quella cubana, invece, resta puntualmente in programma. Subito prima dell’“ottima cucina”.