I dati di Unimpresa
Mille miliardi di risparmio, spread, rating e boom del turismo: i numeri che premiano l’Italia di Meloni
«Il superamento stabile della soglia dei mille miliardi nelle gestioni patrimoniali conferma ancora una volta quanto il risparmio rappresenti una delle grandi forze strutturali dell’economia italiana. È una ricchezza che garantisce stabilità al sistema finanziario e che può contribuire in maniera ancora più significativa alla crescita del Paese.
Il comparto cresce anche in virtù della stabilità politica garantita dal governo guidato da Giorgia Meloni, in carica ormai da quasi quattro anni. I numeri mostrano anche una progressiva diversificazione degli investimenti, con una presenza importante dei titoli pubblici italiani accanto alle attività finanziarie internazionali.
La sfida consiste nel creare le condizioni affinché una quota crescente di questa enorme massa di risparmio possa essere indirizzata, nel rispetto delle scelte e della tutela dei risparmiatori, verso l’economia reale, le piccole e medie imprese, gli investimenti produttivi e l’innovazione», commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.
Risparmio gestito sopra i mille miliardi
Secondo il Centro Studi di Unimpresa, che ha rielaborato dati statistici della Banca d’Italia, l’andamento del risparmio gestito evidenzia anzitutto il forte recupero successivo alla contrazione registrata nel 2022.
Dai 1.054,4 miliardi del 2021 il patrimonio era sceso a 901,9 miliardi nel 2022, con una riduzione superiore a 150 miliardi.
Da quel minimo è iniziato un percorso pressoché continuo di recupero: 972,4 miliardi nel 2023, 1.018,4 miliardi nel 2024 e 1.083,4 miliardi nel 2025.
Nel primo trimestre 2026 il valore resta a 1.073,2 miliardi.
In appena tre anni sono 181,5 miliardi in più, pari a una crescita del 20,1%.
Le masse del comparto bancario sono più che raddoppiate
La dinamica più evidente riguarda dunque il comparto bancario. In tre anni le masse sono più che raddoppiate.
Non si tratta, come sempre, di attribuire automaticamente al governo l’andamento dei mercati finanziari o le scelte individuali dei risparmiatori. Tuttavia, risulta difficile non leggere questi numeri insieme agli altri indicatori che, negli ultimi anni, hanno progressivamente modificato la percezione dell’Italia.
Stabilità politica, prudenza nella gestione dei conti pubblici e maggiore credibilità internazionale hanno ridotto quel “rischio Italia” che per anni aveva rappresentato una sorta di tassa occulta sul Paese.
Spread Btp-Bund ai livelli più bassi da anni
Il giudizio dei mercati è stato particolarmente evidente sul debito pubblico.
Lo spread Btp-Bund è sceso su livelli che non si vedevano da molti anni e nel febbraio 2026 ING segnalava il differenziale italiano ai minimi dal 2008.
Ma il riconoscimento forse più significativo è arrivato dalle agenzie di rating.
Nel novembre 2025 Moody’s ha aumentato il giudizio sovrano dell’Italia da Baa3 a Baa2, il primo upgrade dell’agenzia sul nostro Paese dopo 23 anni, indicando tra le motivazioni la stabilità politica e la maggiore disciplina fiscale.
Anche S&P e Fitch avevano già migliorato il giudizio sull’Italia nel corso del 2025.
Deficit al 3,1%, resta il nodo del debito pubblico
I problemi naturalmente non sono scomparsi: il debito pubblico resta elevato e l’Italia è ancora sottoposta alla procedura europea per deficit eccessivo.
Ma il disavanzo è sceso dal 3,4% del Pil del 2024 al 3,1% nel 2025, avvicinandosi alla soglia europea del 3%.
È proprio questa traiettoria, più che facili promesse di spesa, ad avere progressivamente rafforzato la credibilità finanziaria del Paese.
Investimenti esteri, il record del 2024 e il consolidamento nel 2025
A questo si aggiunge il capitolo degli investimenti esteri.
Nel 2024 l’Italia ha registrato, secondo i dati illustrati dal Mimit, oltre 35 miliardi di euro di investimenti greenfield, un massimo storico europeo superiore a Germania e Francia.
Nel 2025, in un contesto europeo decisamente più debole, i nuovi progetti di investimenti diretti esteri sono diminuiti dell’8%, ma meno che in Francia (-17%), Regno Unito (-14%) e Germania (-10%).
La quota italiana sul mercato europeo è rimasta al 4,1%, più che doppia rispetto al periodo precedente alla pandemia.
Inoltre, secondo l’ultima indagine EY, il 56% degli investitori intervistati ritiene che l’attrattività italiana migliorerà ulteriormente nei prossimi tre anni.
È quindi più corretto parlare di un record raggiunto nel 2024 e di un consolidamento nel 2025, anziché descrivere una crescita lineare che i dati non mostrano.
Ma il segnale politico ed economico rimane: mentre le principali economie europee perdono terreno, l’Italia riesce a conservare una capacità di attrazione molto superiore rispetto a qualche anno fa.
Turismo, nel 2026 accelerano arrivi e presenze
E poi c’è il turismo, diventato un altro dei grandi motori dell’economia nazionale.
Nel 2025 le presenze sono aumentate complessivamente del 2,3%, con quelle straniere in crescita del 4,3%.
Il 2026 ha accelerato ulteriormente: nei primi tre mesi dell’anno l’Istat ha contato 23 milioni di arrivi e 71,6 milioni di presenze, rispettivamente il 4,2% e il 7,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2025.
A trascinare il settore sono soprattutto gli stranieri: +12,3% di presenze, con una quota ormai pari al 54,6% del totale.
Il denominatore comune è la fiducia
Risparmio, investimenti internazionali e turismo sono fenomeni differenti e sarebbe semplicistico attribuirli a un’unica causa. Ma hanno almeno un denominatore comune: la fiducia.
Fiducia delle famiglie nel sistema finanziario, degli investitori internazionali nella stabilità del Paese, dei mercati nella sostenibilità della politica di bilancio e dei visitatori stranieri nell’attrattività dell’Italia.
Il risparmio delle famiglie continua a rappresentare una delle grandi forze strutturali dell’economia italiana, una ricchezza che oggi può diventare ancora più importante se una quota crescente riuscirà a trasformarsi in investimenti nell’economia reale, nelle imprese, nelle infrastrutture e nell’innovazione.
Per il governo Meloni un’altra tessera nel cambio di percezione dell’Italia
Per il governo Meloni il dato rappresenta quindi un’altra tessera di un quadro che difficilmente può essere liquidato come casuale.
Nonostante una crescita economica ancora insufficiente e un debito pubblico che rimane il principale punto debole dell’Italia, la stabilità politica e l’attenzione ai conti hanno contribuito a cambiare la percezione internazionale del Paese.
Lo testimoniano lo spread, le agenzie di rating, gli investimenti greenfield, il turismo internazionale e ora anche quei mille miliardi abbondanti affidati alla gestione professionale del risparmio.
Numeri di diversa provenienza, ma con una stessa indicazione: dopo anni in cui l’instabilità italiana rappresentava un freno, oggi la continuità di governo è diventata anche un asset economico.