Svelato dal WSJ
Due uomini della CIA bussarono alla porta di Steve Jobs: il retroscena che riscrive la storia di Apple
Nel 1986 due uomini si presentarono negli uffici di Steve Jobs e chiesero di parlare con lui. Si chiamavano Joe Romello e Jeff Harris e lavoravano per un programma della CIA legato ai satelliti spia americani. Jobs era stato cacciato da Apple l’anno prima. Aveva 31 anni e stava cercando di ripartire con NeXT, la società fondata dopo l’uscita da Cupertino.
Quell’incontro, ricostruito dal Wall Street Journal, apre un capitolo poco noto della sua carriera. Negli anni successivi le aziende di Jobs lavorarono anche con il mondo dell’intelligence statunitense. NeXT ottenne commesse in quel settore e Pixar attirò l’interesse del governo per le sue tecnologie di elaborazione delle immagini.
Dieci anni dopo Apple comprò NeXT e Jobs tornò a Cupertino
Apple comprò NeXT dieci anni dopo. Da qui la domanda sollevata dal quotidiano americano: quelle commesse contribuirono, indirettamente, a rendere possibile il ritorno di Jobs? La risposta certa non esiste. I rapporti con l’intelligence, invece, sono documentati. Jobs aveva fondato NeXT nel 1985 dopo la rottura con Apple. Voleva produrre computer avanzati per università e centri di ricerca, puntando su macchine potenti e su un software molto più sofisticato rispetto a quello disponibile sui normali personal computer dell’epoca. Fu allora che arrivarono Romello e Harris.
Secondo il Wall Street Journal, i due erano legati al Program B, una componente classificata della CIA impegnata nella ricognizione satellitare. Non potevano spiegare a Jobs nei dettagli che cosa facessero, ma erano interessati alle tecnologie sviluppate nella Silicon Valley. In piena Guerra fredda il problema era concreto. I satelliti americani raccoglievano quantità crescenti di immagini e informazioni. Servivano strumenti sempre più potenti per elaborarle. E Jobs aveva qualcosa che interessava.
Anche Pixar interessava all’intelligence
Nello stesso 1986 Jobs acquistò da George Lucas la divisione di computer grafica della Lucasfilm che sarebbe diventata Pixar. All’epoca non era ancora la fabbrica di film d’animazione conosciuta oggi. Era soprattutto un’azienda tecnologica e vendeva il Pixar Image Computer, una macchina specializzata nell’elaborazione di immagini digitali ad alta qualità. Una tecnologia utile a Hollywood, ma non solo. L’intelligence americana aveva bisogno di elaborare fotografie provenienti dai sistemi di ricognizione e le tecnologie di Pixar finirono nel suo radar. Il rapporto arrivò fino a Jobs. Nel 1988 il governo americano lo sottopose ai controlli necessari per ottenere una security clearance Top Secret collegata alle attività di Pixar. Un episodio rimasto ai margini delle biografie più note del fondatore di Apple.
NeXT e gli affari con il mondo dell’intelligence
I contatti proseguirono. Nel gennaio 1990 il Washington Post riferì di un accordo tra NeXT ed ESL Inc., società controllata dal colosso della difesa TRW e attiva da tempo nel settore dell’intelligence. ESL avrebbe acquistato computer NeXT per il governo e i grandi contractor, sviluppando anche soluzioni hardware e software specifiche. Tra i settori indicati c’erano intelligence e ricognizione. Per NeXT erano clienti importanti.
Le macchine volute da Jobs erano innovative, ma costose. Il mercato rimase ristretto e l’azienda non riuscì mai a imporsi nel settore dei personal computer. Il vero valore di NeXT si trovava altrove: nel software.
Il pezzo di NeXT che interessava ad Apple
NeXTSTEP, il sistema operativo dell’azienda, era costruito su fondamenta Unix e utilizzava tecnologie molto avanzate per l’epoca. Soprattutto offriva strumenti che consentivano agli sviluppatori di creare applicazioni con maggiore rapidità. A metà degli anni Novanta quella tecnologia diventò improvvisamente preziosa. Apple era in difficoltà e aveva bisogno di sostituire il vecchio sistema operativo dei Macintosh. Il progetto interno Copland si era arenato e Cupertino cominciò a cercare una soluzione all’esterno. NeXT era una delle candidate. Nel dicembre 1996 Apple annunciò l’acquisizione della società per centinaia di milioni di dollari. Con NeXT comprava il software che le serviva. E si riprendeva Steve Jobs.
Il ritorno a Cupertino
Jobs rientrò inizialmente come consulente, ma impiegò poco tempo a riconquistare il centro della scena. Nel 1997 era già alla guida dell’azienda. Seguì la stagione dell’iMac, dell’iPod e infine dell’iPhone. Anche NeXTSTEP sopravvisse. La sua tecnologia confluì in Mac OS X e da quella base sarebbe disceso buona parte dell’ecosistema software della Apple moderna.
La società fondata da Jobs dopo essere stato estromesso da Cupertino aveva quindi finito per diventare il mezzo con cui era tornato. Ed è questo passaggio a rendere interessante il precedente rapporto con l’intelligence.
La CIA salvò davvero NeXT?
Sarebbe troppo dire che la CIA salvò Steve Jobs o rese possibile la nascita dell’iPhone. Non sappiamo che cosa sarebbe successo a NeXT senza i clienti provenienti dal settore governativo e dell’intelligence. Né si può sostenere che quelle commesse furono la causa della successiva acquisizione da parte di Apple.
Il Wall Street Journal avanza una teoria: quei rapporti contribuirono all’attività di NeXT durante i suoi anni più difficili. Se ebbero un peso decisivo nella sopravvivenza dell’azienda è molto più difficile stabilirlo. La sequenza dei fatti, però, resta notevole. E, per certi versi, inquietante.