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Studente disabile scrive alle istituzioni per non perdere la prof di sostegno, Valditara sblocca il caso
Giovanni, 17 anni, potrà affrontare la maturità con l’insegnante che lo segue da due anni, senza che la docente debba rinunciare alla cattedra di Fisica conquistata
Giovanni Leonardo Difonso potrà affrontare l’ultimo anno di scuola insieme all’insegnante di sostegno che lo accompagna da due anni. Il ministero dell’Istruzione e del Merito ha infatti accolto l’appello del diciassettenne con disabilità dell’Istituto Elena di Savoia-Francesco Caracciolo di Bari, individuando una soluzione che consentirà alla docente di seguirlo fino all’esame di maturità senza rinunciare alla cattedra di Fisica conquistata dopo anni di precariato.
A sbloccare una vicenda impantanata da mesi tra richieste, silenzi e vincoli amministrativi è stata una lettera indirizzata dal ragazzo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al ministro Giuseppe Valditara. Non la domanda di una scorciatoia, ma la richiesta di impedire che le regole cancellassero proprio sul traguardo un percorso educativo costruito con fatica.
Il concorso della docente e il rischio per Giovanni
Il problema nasce quando l’insegnante risulta vincitrice di un concorso sulla propria materia e ottiene una cattedra di Fisica a Ortanova, nel Foggiano. Per lei significa finalmente uscire dal precariato; per Giovanni, invece, perdere nel momento più delicato una figura con la quale ha sviluppato metodi di studio, tecniche di memorizzazione, autonomia e sicurezza.
Le materie dell’indirizzo nautico, dall’elettrotecnica alla logistica fino alla meccanica, richiedono conoscenze di matematica e fisica applicata. Inserire un nuovo docente in quinta superiore avrebbe quindi significato ricominciare non soltanto sul piano umano, ma anche su quello didattico. «Se ci si fosse trovati in un anno intermedio la sostituzione sarebbe stata più facile, ma farlo in quinto superiore comporta il superamento della barriera emotiva e lo studio di quanto fatto negli anni scorsi», ha spiegato la professoressa a Repubblica. La disponibilità a restare non poteva però trasformarsi nella rinuncia al proprio futuro professionale: «Ho studiato e lavorato tantissimo per poter superare il concorso, non posso rinunciare e rimanere precaria».
“Le chiedo di ascoltare la mia voce”
La madre di Giovanni, Antonella Ungaro, aveva cominciato a rivolgersi agli uffici competenti già a febbraio, inviando diverse comunicazioni per chiedere la continuità didattica. Non ottenendo risposte, il ragazzo ha deciso di parlare in prima persona.
«Non Le chiedo un favore. Le chiedo di tutelare un percorso educativo che sta funzionando e che rischia di essere interrotto proprio alla fine», ha scritto. Giovanni si è rivolto anche a Mattarella, pur sapendo che il Quirinale non assegna i docenti: «Le chiedo di ascoltare la mia voce e di aiutarmi a far capire alle istituzioni che dietro una questione amministrativa c’è un ragazzo con disabilità grave, ci sono due anni di lavoro e di crescita e c’è una maturità da affrontare».
La soluzione trovata dal ministero
Il ministero ha comunicato di essersi «immediatamente attivato, in raccordo con gli uffici competenti», per tutelare lo studente nel rispetto delle norme. Applicando il principio dell’“accomodamento ragionevole” e acquisita la disponibilità dell’insegnante, è stata trovata la formula che le permetterà di proseguire l’attività di sostegno per il prossimo anno scolastico.
La docente accompagnerà così Giovanni alla maturità e successivamente potrà assumere il nuovo incarico. Non è stato necessario sacrificare il merito conquistato attraverso un concorso né il diritto del ragazzo alla continuità. È bastato far dialogare regole e realtà: esattamente ciò che dovrebbe accadere quando dietro una pratica amministrativa c’è una persona.