Immigrazione e nuove regole Ue
Dublinanti, Procaccini smonta la sinistra: «Renzi, Schlein e Conte fanno confusione». Ecco cosa cambia
La sinistra torna all’attacco del governo sull’immigrazione e sui cosiddetti “dublinanti”, ma da Fratelli d’Italia arriva una replica netta, con Nicola Procaccini e Matteo Gelmetti che mettono in fila regole e numeri. Al centro dello scontro ci sono il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, le richieste di alcuni Paesi Ue all’Italia e il confronto tra la gestione dei flussi migratori dei governi Renzi e Meloni.
«La sinistra con i suoi media e i suoi esponenti politici sta cercando di creare una grande confusione sul tema dei cosiddetti “dublinanti”», afferma in una nota Nicola Procaccini, europarlamentare di Fratelli d’Italia e co-presidente del gruppo Ecr al Parlamento europeo.
Procaccini: «Serve uno spiegone sui dublinanti»
Procaccini chiama direttamente in causa Matteo Renzi, Elly Schlein e Giuseppe Conte, accusandoli di sovrapporre questioni diverse: la sospensione italiana di Schengen dopo i fatti di Ceuta, il meccanismo dei “dublinanti” e le nuove regole europee sull’immigrazione.
«Serve uno spiegone», afferma l’esponente di FdI, ricordando innanzitutto che il principio può valere anche in senso contrario, per esempio per chi sia entrato in Italia utilizzando la Slovenia come Stato di primo ingresso.
Il punto decisivo, secondo Procaccini, riguarda però i cosiddetti movimenti secondari. Alcuni Stati europei chiedono infatti a Italia, Spagna, Grecia e Cipro di riprendere in carico migranti che, dopo essere entrati nell’Unione attraverso i Paesi di frontiera, si sono successivamente spostati verso altri Stati membri.
Cosa cambia per chi è entrato prima o dopo il 12 giugno
Procaccini distingue quindi tra chi è entrato clandestinamente prima del 12 giugno e chi lo ha fatto successivamente. Nel primo caso, spiega, continua a valere il precedente sistema di regole, in base al quale dopo dodici mesi di permanenza negli Stati secondari non può essere preteso il trasferimento verso lo Stato di primo ingresso per la valutazione della domanda d’asilo.
Per gli ingressi irregolari successivi al 12 giugno, invece, entra in gioco il nuovo quadro europeo. Paesi di primo ingresso come Italia, Spagna, Grecia e Cipro vengono attualmente considerati «sottoposti a pressione migratoria» e possono quindi beneficiare delle misure previste dal nuovo sistema.
Secondo Procaccini, ciò significa agevolazioni nelle procedure di screening e nell’eventuale rimpatrio, oltre all’esonero dall’eventuale obbligo di ricollocazione di persone aventi diritto alla protezione.
Le richieste all’Italia: «Si tratta di meno di dieci persone»
L’europarlamentare di FdI ridimensiona inoltre la portata delle richieste arrivate da alcuni partner europei. «La Germania, con cui esiste un accordo che sana i dublinanti anche se entrati meno di dodici mesi fa, la Finlandia ed altri Stati stanno chiedendo all’Italia e agli altri Paesi mediterranei di prendere in carico poche persone, meno di dieci», sottolinea Procaccini.
Numeri che, sostiene, «non destano preoccupazioni». Per il co-presidente di Ecr, il dato politico più importante è un altro: il cambio di impostazione prodotto dalla stretta sull’immigrazione irregolare contenuta nel nuovo Patto europeo sulla migrazione.
«L’Italia non sarà più il campo profughi d’Europa, in balia delle politiche immigrazioniste della sinistra europea e delle loro navi Ong», conclude Procaccini.
Gelmetti: «Con Meloni 214mila sbarchi in meno rispetto al triennio di Renzi»
Sulla polemica interviene anche il senatore di Fratelli d’Italia Matteo Gelmetti, che concentra la sua replica sul confronto tra i numeri degli sbarchi durante i governi Renzi e Meloni.
«I numeri parlano chiaro: nei tre anni 2014-2016, durante il governo Renzi, si registrarono oltre 505mila sbarchi. Nel triennio 2023-2025, con il governo Meloni, sono stati circa 291mila: oltre 214mila in meno, una riduzione superiore al 42%», afferma Gelmetti.
Per il senatore si tratta della dimostrazione dell’esistenza di «due modelli profondamente diversi» nella gestione dell’immigrazione.
«Con Renzi l’Italia dava l’immagine di un Paese con le porte spalancate e incapace di governare i flussi. Con Giorgia Meloni abbiamo invece riaffermato un principio elementare: i confini italiani ed europei devono essere presidiati e l’ingresso deve avvenire nel rispetto delle regole».
«Anche l’Europa sta seguendo la linea indicata dall’Italia»
Gelmetti rivendica inoltre un cambiamento nell’approccio dell’Unione europea, indicando tra le priorità il maggiore controllo delle frontiere esterne, il contrasto ai trafficanti, gli accordi con i Paesi di origine e di transito e procedure più efficaci per i rimpatri. «La cosa più significativa è che oggi anche l’Europa sta progressivamente seguendo la linea indicata dall’Italia», sostiene il senatore di FdI.
Quindi l’affondo contro l’ex presidente del Consiglio: «Renzi su questo terreno ha fallito. E continuare oggi a impartire lezioni sull’immigrazione significa dimenticare i risultati prodotti quando era al governo».