Il bilancio in aumento
Caldo killer in Europa, almeno 35mila morti fino a luglio. La Germania maglia nera, a Londra raddoppiato il numero delle vittime
Quattordicimila i decessi registrati a Berlino. Secondo l'Oms il dato è aumentato del 30" negli ultimi venti anni
Almeno 35.000 persone in più sono morte quest’estate durante le quattro ondate di calore da record consecutive in Europa, rispetto a quelli registrati nello stesso periodo negli anni passati. È quanto stima il Guardian analizzando i dati incompleti provenienti da appena metà del continente. Secondo i dati nazionali provvisori, l’eccesso di mortalità in tre dei paesi più grandi dell’Ue, ovvero Germania, Francia e Spagna, ha già superato le 25.000 unità, e gli esperti affermano che il bilancio aumenterà significativamente una volta consolidati i dati di agosto.
Il bilancio più alto si è registrato in Germania
Il bilancio delle vittime più alto si è registrato in Germania, che alla fine della scorsa settimana ha segnalato circa 14.000 decessi legati al Caldo tra il 6 aprile e il 9 agosto. L’agenzia sanitaria pubblica Robert Koch Institute (RKI) ha affermato che 9.600 persone sono morte nella sola settimana dal 22 al 28 giugno. A maggio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha affermato che la mortalità legata al caldo nella regione europea è aumentata di oltre il 30% negli ultimi 20 anni ed è destinata a crescere significativamente a causa della crisi climatica e dell’invecchiamento della popolazione.
Il caso tedesco
In Germania si confronta il numero medio di morti nelle settimane estive caratterizzate dal caldo con quello registrato nelle settimane senza temperature elevate. La stima potrebbe però essere superiore, secondo la società tedesca di medicina intensiva e d’emergenza (Deutsche Interdisziplinäre Vereinigung für Intensiv- und Notfallmedizin).
Anche l’ex ministro federale della Salute Karl Lauterbach, esponente della Spd, ritiene prudente la metodologia seguita. In un’intervista alla Rheinische Post ha affermato che in Germania muoiono per le conseguenze del caldo più persone di quanto stimato finora. Lauterbach ha spiegato che i decessi legati alle temperature elevate sono difficili da quantificare, perché nella maggior parte dei casi non si tratta di un classico colpo di calore. Il caldo può invece aggravare patologie preesistenti: per esempio, una condizione di fibrillazione atriale può favorire un ictus che, in assenza dello stress termico, potrebbe non essersi verificato. Anche la DIVI considera quindi le stime del Robert Koch-Institut non esaustive, poiché molti decessi vengono attribuiti nelle certificazioni ad altre cause.
La triste classifica
Subito dietro la Germania si collocano Spagna e Francia che, insieme al Paese teutonico, superano la soglia dei 25.000 decessi complessivi. Per quanto riguarda l’Italia, in attesa dei dati definitivi del sistema di sorveglianza del Ministero della Salute, gli esperti temono che il bilancio parziale possa già oscillare tristemente tra le 5.000 e le 8.000 vittime. Una situazione di massima allerta climatica e sanitaria che, mentre la quinta ondata di calore stringe la morsa sulle regioni centro-meridionali, vede l’Unione Europea fare i conti non solo con l’emergenza medica ma anche con il crollo verticale dei raccolti agricoli.
I dati ufficiali di agosto 2026 rivelano che l’ondata di caldo estremo in Europa ha colpito in modo drammatico l’Italia, registrando un picco di mortalità dell’8% tra gli over 85 nel solo mese di luglio. Il Ministero della Salute, tramite i sistemi di monitoraggio del rapporto mensile SISMG, evidenzia come l’impatto di questa emergenza termica continui a concentrarsi sulle fasce di popolazione più fragili, in particolare nelle regioni del Centro-Sud, dove le temperature percepite hanno toccato estremi storici fino a 48 gradi.
La Spagne batte il suo (triste) record
Secondo l’Istituto sanitario Carlos III, i decessi attribuibili al calore estremo hanno superato quota 4.900 a partire da maggio, decretando la stagione in corso come la peggiore di sempre nel Paese per mortalità da temperature elevate. Secondo i dati epidemiologici elaborati dalla rete EuroMOMO, la stragrande maggioranza delle vittime (oltre 9.000 decessi su scala europea nella sola settimana record di fine giugno) riguarda anziani dai 65 anni in su, a causa del letale aggravamento di disidratazione e patologie cardiovascolari preesistenti.
L’effetto combinato di ozono, polveri sottili (smog) e stress da calore prolungato crea una miscela tossica che agisce da moltiplicatore di rischio per i malati cronici.
Raddoppiate le vittime in Gran Bretagna
In Gran Bretagna il bilancio provvisorio parla di circa 2.900 morti in eccesso a causa delle ondate di calore estive. dati ufficiali diffusi dalla UK Health Security Agency (UKHSA) stimano per la sola Inghilterra 2.877 decessi correlati all’afa accumulati durante i picchi termici registrati tra maggio e giugno. Si tratta di un dato parziale ma allarmante, che risulta quasi raddoppiato rispetto ai 1.504 decessi totali stimati nell’intera stagione estiva del 2025.
Anche in Scandinavia la situazione è drammatica. L’istituto meteorologico svedese SMHI ha monitorato picchi superiori ai 30 gradi perfino all’interno del Circolo Polare Artico. Il pericolo maggiore è rappresentato dalle “notti tropicali”, ovvero nottate in cui la temperatura non scende mai sotto i 20°C, impedendo al corpo umano di recuperare energie, Con un bilancio di diverse decine di morti.