Aveva solo 32 anni
Buttafuori pestato a morte in una discoteca in provincia di Cosenza: la Prefettura pronta a usare il pugno duro
Lascia la moglie e una figlia di pochi mesi. La magistratura ha acquisito le immagini della videosorveglianza ma la struttura smentisce che lavorasse per loro
Un trentaduenne, Antonio Perrotta, è morto dopo un pestaggio all’esterno di una discoteca a Sangineto in provincia di Cosenza. L’uomo, originario di Fuscaldo, era addetto alla sicurezza del locale quando è stato coinvolto in una rissa avvenuta nella notte tra sabato e domenica. Al termine della rissa. Perrotta ha fatto rientro a casa e, dopo aver avvertito diversi malori, è stato accompagnato nell’ospedale di Cetraro e poi trasferito a Cosenza dove è deceduto. Sull’accaduto sono in corso le indagini della polizia di Stato e dei carabinieri, coordinati dalla Procura della Repubblica di Paola. Ma il giallo si infittisce perché la società che gestisce Il Castello smentisce che il giovane lavorasse per loro.
La rissa al Castello di Sangineto
La rissa è avvenuta al Castello di Sangineto, locale nato negli anni settanta. Soccorso da un amico, Perrotta è stato in un primo momento condotto all’ospedale Iannelli di Cetraro dove i sanitari, dopo averne accertato la gravità delle condizioni cliniche, hanno disposto il trasferimento in rianimazione all’Annunziata di Cosenza. Il giovane aveva una figlia di pochi mesi. La Procura della Repubblica di Paola ha acquisito le immagini della videosorveglianza e avrebbe già individuato i possibili colpevoli.
La reazione della Prefettura
Nella giornata è attesa anche la reazione da parte della Prefettura di Cosenza che aveva già chiuso per una settimana una discoteca in un luogo vicino a Sangineto per una sparatoria. Possibili decisioni drastiche per contrastare episodi di violenza che, sul Tirreno cosentino, si ripetono da tempo. Il sindaco di Fuscaldo, Giacomo Middea, ha espresso, dolore “di fronte ad una morte così incomprensibile, inaccettabile, avvenuta in un modo privo di ogni motivo e di ogni senso, le parole sembrano non bastare”. “È impensabile che un ragazzo muoia per fare il buttafuori in una discoteca, pestato a sangue. Quello che è successo a Sangineto è veramente incomprensibile”. Lo afferma in una nota il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Alfredo Antoniozzi. “Lascio alla Procura di Paola – prosegue – e alla Prefettura le valutazioni di loro competenza, che certamente saranno conseguenziali, ma non si può morire in questo modo a soli 32 anni”. Simona Loizzo, deputato della Lega, è caustica: “Il mio primo pensiero – aggiunge – va alla sua famiglia, alla moglie e ai figli che Antonio Perrotta lascia. A questo si aggiunge, però, una riflessione sulla situazione in cui versano i nostri territori, con particolare riferimento alle località balneari che in questo periodo sono prese d’assalto da cittadini e turisti. La morte di Perrotta non è un caso isolato, perché ricordo ancora oggi la sparatoria di qualche settimana fa sempre in una discoteca di Sangineto”.
La società smentisce: “Non lavorava per noi”
La vicenda, però, si nutre di un nuovo giallo. La società che gestisce Il Castello, in una nota inviata a Cosenza Channel, ha smentito che Perrotta “lavorasse con la struttura”, precisando di avere fornito alla Procura tutte le immagini sull’accaduto. Anche su questo aspetto è scontato che si intensificheranno le indagini delle autorità.