Un primo bilancio
Mondiali Usa e getta: ecco perché l’edizione a 48 squadre è una follia. La profezia inascoltata di Maradona
Caldo afoso, alcuni stadi deserti, un numero di partite esorbitanti ma per la Fifa va tutto bene
Diego Armando Maradona, che certo non amava molto gli americani, il 2018, quando la Fifa aggiudicò agli States, insieme al Messico e al Canada, l’attuale edizione dei mondiali, ebbe a dire: “Vedrete che faranno quattro partite di 25 minuti pur di mandare la pubblicità“. Vedendo quest’abbuffata di partite, in un’edizione a 48 squadre, non gli si può dare torto. Siamo arrivati alla fase decisiva, dagli ottavi di finale in poi, con qualche sorpresa(le eliminazioni di Germania, Uruguay e Olanda), la conferma di Messi e Ronaldo come ultimi mostri autentici della pelota e la sensazione che quel calcio vero, vivo che coinvolgeva le masse, non esiste più.
L’Europa e Infantino
Un tempo si alternavano i continenti per le assegnazioni delle sedi e l’Europa ne organizzava uno ogni quattro anni. L’ultimo, per terribile coincidenza, si è svolto nella Russia di Putin proprio il 2018. Da allora, un’edizione agli arabi, una agli americani, la prossima nuovamente agli arabi. Come se la Fifa avesse cancellato il continente calcistico più importante. Senza mai porsi il problema di una disaffezione del pubblico più vicino per tradizione al mondo calcistico. La Fifa cerca nuovi mercati, quelli asiatici sono andati male (la Cina si è disinteressata), e guarda agli arabi, agli africani, ai sudamericani.
L’edizione a 48 squadre è una follia
67 partite. A tanto si arriverà alla fine. L’edizione a 48 squadre svilisce l’importanza del mondiale. Consente a Nazioni certamente simpatiche come Cuaracao, Uzbekistan, Capo Verde di partecipare ai mondiali. A cui non partecipa l’Italia, quattro volte campione del mondo. Certo, per colpe principalmente sue, ma allargare a 48 avrebbe dovuto almeno prevedere uno spareggio tra le migliori europee e quelle degli altri continenti.
Il flop dei biglietti
Secondo un’analisi del Financial Times basata sui dati presenti sul portale ufficiale della FIFA, la sola piattaforma di rivendita contava circa 176mila tagliandi ancora in vendita per la prima fase della competizione. A questi si aggiungono altri 15mila biglietti messi direttamente a disposizione dalla FIFA, per un totale che fotografa una domanda non in linea con le attese dopo la scelta di applicare prezzi sensibilmente più alti rispetto alle precedenti edizioni. I biglietti arrivavano a 1.200 dollari in un Paese, gli Stati Uniti, che ama di più il calcio femminile.
Messi e l’altro pallone d’oro
Lionel Messi è un mostro e nessuno lo discute. Ma ha segnato otto gol contro Algeria, Giordania e Austria. La Fifa tifa per lui, per il marketing che riesce a spingere. E non è affatto improbabile che, anche se l’Argentina non vincesse il quarto titolo, la pulce possa vincere a 39 anni l’ennesimo pallone d’oro.
Il calcio è universale ma l’Europa è essenziale
E’ giusto allargare la passione del calcio a tutti i continenti. Anzi, se potessimo essere tifosi ci augureremmo che a vincere questo mondiale fosse una neofita: il Marocco, la Norvegia, il Belgio. Ma l’Europa, che vanta i migliori calciatori del mondo nei suoi campionati, non può avere un terzo delle partecipanti. Infantino non tornerà mai a scegliere un’edizione di 32 squadre: sarebbe una sconfitta per lui. Ma era la formula migliore possibile.
Si gioca sempre
Un tempi i campionati finivano a maggio. Poi ricominciavano a settembre. Oggi si gioca sempre. Quando finiranno questi mondiali già qualche squadra italiana avrà svolto le amichevoli di preparazione per la prossima stagione. E’ vero che tanti guadagnano troppi soldi anche per questo. Ma manca l’emozione dell’attesa. Al primo luglio i sedicesimi non sono completati ma tra diciotto giorni finirà tutto. Poi i campionati, la Nation League, le coppe, le qualificazioni europee e africane. La Coppa America. Bisogna giocare sempre per la Fifa. Continuare a fare soldi su soldi. La speranza è che almeno arrivi una sorpresa finale. E che la passione trionfi sul marketing. Alla salute di Infantino e di un’America senza gioia, diceva Finardi: il resto non si può dire.