L'esempio
Caro Cazzullo, la Norvegia dimostra che nel calcio le quote “di colore” non servono: vince sempre il merito
La Nazionale scandinava è la migliore risposta alle tesi azzardate di questi giorni
Indro Montanelli, dopo la soppressione delle case chiuse con la legge Merlin, scrisse ironicamente che “i bordelli erano l’unico luogo italiano dove esisteva la meritocrazia”. Ma sbagliava. Perché se c’è un luogo in cui esiste il merito è lo sport. E la Norvegia che vola ai quarti finale dei mondiali eliminando il Brasile smentisce le assurde teorie di Renzo Ulivieri e Aldo Cazzullo che pensano che per risollevare le sorti della nostra Nazionale servano le quote di “colore” in ogni squadra.
La Norvegia “endogena” che funziona alla grande
I vichinghi sono il frutto di un lungo processo di investimento nei vivai. Hanno esportato alcuni calciatori in altre Nazioni ma hanno anche fatto fruttare la promozione delle loro squadre, alzando clamorosamente il livello del loro campionato, che prima era considerato un torneo cuscinetto. Il Bodo, che ha eliminato l’Inter battendola due volte, ne è la dimostrazione migliore. Eppure, la loro tradizione sportiva era tutta finalizzata, per ovvi motivi, agli sport invernali. Hanno un solo calciatore di colore in Nazionale e questo è un particolare che non rileva: Antonio Nusa è norvegese non per cittadinanza acquisita, ma per nascita da madre norvegese.
Il loro segreto? L’identità nazionale
Il segreto dei norvegesi è l’identità nazionale, il forte senso di appartenenza, quello che caratterizza il dover militare in una compagine che rappresenta un popolo. Quando scendono in campo lo fanno sapendo di rappresentare un’intera Nazione. Mentre i nostri calciatori, che prendono ingaggi milionari, sono gli stessi che hanno chiesto diecimila euro di premio (!) prima della partita decisiva, persa, contro la Bosnia.
Non è lo ius soli la soluzione
Non è lo ius soli proposto da Malagò la soluzione per risolvere i problemi del nostro calcio. Né ovviamente quella indicata da Renzo Ulivieri e appoggiata da Aldo Cazzullo di introdurre, senza senso, “cinque calciatori di colore” per ogni squadra. E se questi cinque calciatori fossero scarsi cosa succederebbe? Non è il colore della pelle che può fare la differenza. In un senso o nell’altro. Non è questa la soluzione, né può essere questa. Ma il nuovo modello Norvegia.
Seguire quel modello è la soluzione giusta
Il modello Norvegia è l’unica soluzione adeguata per uscirne fuori. E cioè investire soprattutto sui giovani. Sui vivai, farli giocare senza aspettare che maturino. Valorizzare con delle misure quanti privilegiano il settore giovanile. Così potremo tornare grandi. E se usciranno calciatori italiani di colore forti giocheranno e vinceranno. La demagogia non fa parte dello sport, l’unico vero luogo in cui esiste realmente la meritocrazia. Purtroppo bisognerebbe aggiungere.
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