Un esempio di stile
Roland Garros oltre il ritiro lacrime e sangue di Berrettini: la Francia s’inchina al talento azzurro. E ora ci prende a modello
Non c’è pace per il nostro Matteo Berrettini: il nostro The Hammer (il martello) si arrende al connazionale Matteo Arnaldi, ma la bandiera del tennis italiano vola alto comunque. Sì, perché c’è un misto di orgoglio e commozione che resta impresso sulla terra rossa di Parigi. Al Roland Garros va in scena l’ennesimo capitolo dell’età dell’oro del tennis made in Italy, con il nome di Jannik Sinner stampato a caratteri cubitali. Una favola che unisce il dramma sportivo al trionfo di una generazione di fenomeni, a partire dal nostro Jannik Sinner costretto al resa proprio a Parigi dopo una lunga infilata di successi.
Roland Garros, non c’è pace (e sfumano i sogni di gloria) per Matteo Berrettini
Il derby dei quarti di finale si consuma tra le lacrime e il sangue di Matteo Berrettini: il romano, partito a razzo, si arrende nel secondo set all’ennesimo, maledetto infortunio alla gamba sinistra. Partito alla grande con due break e un vantaggio di 3-0 sull’avversario casalingo, si è fatto rimontare da Arnaldi che ha risalito poi la china per conquistare il primo set.
Berrettini si ritira ai quarti, in semifinale sarà sfida Arnaldi-Cobolli
Sotto 5-6, il romano ha subìto il nuovo break che ha consegnato all’ami-nemico sul campo il primo parziale per 7-5. Nel secondo set, Berrettini ha chiesto il time-out medico e l’intervento del fisioterapista per un problema alla gamba sinistra. Sotto 2-5, è stato infine costretto a ritirarsi per l’ennesimo infortunio in una carriera troppo spesso frenata da problemi fisici. E Arnaldi, come Cobolli, ora si giocherà venerdì la prima semifinale della carriera in un torneo dello Slam.
E la Francia s’inchina al talento e all’empatia degli azzurri
L’Italia non si ferma, anzi. E non solo perché Matteo Arnaldi vola in semifinale dove troverà Flavio Cobolli, reduce da una marcia trionfale. Ma perché, comunque vada, un italiano giocherà la finalissima di domenica sui campi di terra rossa del Bois de Boulogne, proprio sotto gli occhi di Adriano Panatta. Un’estasi tennistica azzurra che si compie persino senza Jannik Sinner…
Davanti a questa egemonia, crolla anche l’ultimo bastione del pregiudizio: quello dei cugini francesi. Notoriamente spocchiosi, abituati a guardarci dall’alto in basso con la puzza sotto al naso – reduci dalle bizzarrie ideologiche delle cerimonie olimpiche e dai flop della Senna –, stavolta i parigini si tolgono il cappello e s’inchinano. Il pubblico del centrale intona cori per Cobolli e dalle tribune dello Chatrier si leva persino un inedito grido: «Italia, Italia», seppur con l’accento sulla “a” tipico della pronuncia transalpina (come sottolinea anche il Corriere della sera in un servizio dedicato al netto della cronaca sportiva).
Di più: i nostri cugini d’oltralpe ammettono il fallimento e studiano il “modello Italia”
Sui media francesi è una vera e propria “messa cantata” in onore del miracolo italiano. Da France Info fino ai grandi guru della racchetta come Patrick Mouratoglou o l’ex campione Guy Forget, il verdetto è unanime: «Che invidia, prendiamoli ad esempio». Oltralpe, dove da due generazioni si mastica amaro senza un campione nello Slam, ammettono il fallimento e studiano il “modello Italia“.
Roland Garros, un successo italiano oltre le sfide del torneo
Un successo che Cobolli attribuisce alla Federazione e ai pionieri come Fognini e lo stesso Berrettini, capaci di creare una mentalità vincente. I francesi possiedono l’organizzazione, ma non afferreranno mai quel mix di classe innata e sana follia che ci sta portando oltre ogni limite. Per una volta, la lezione di stile la diamo noi, con un approfondimento su classe sportiva e savoir faire di squadra, che ora attendono le coppie di doppio, misto e maschile, con Sara Errani, Vavassori e Bolelli, ai blocchi di partenza per la conquista di una agognata – e meritata – finale parigina.
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