Roland Garros, il riscatto
Capolavoro Berrettini, infilza Cerundolo che va ko e vola ai quarti. L’onore dell’amico Sinner a Parigi è vendicato. E non solo…
La terra rossa del Roland Garros diventa il terreno di uno scontro che va oltre il torneo, oltre la sfida a due. Il cerchio si chiude, il verdetto del campo è servito. Fino a qualche giorno fa i campi del Bois de Boulogne dovevano essere l’epicentro della grande amarezza per l’Italia del tennis: e invece si sono trasformati nel teatro di una memorabile riscossa nazionale. Dopo l’impresa di Flavio Cobolli, ci ha pensato un monumentale Matteo Berrettini a completare l’opera sul palcoscenico del Roland Garros, schiacciando l’argentino Francisco Cerundolo e servendo sul piatto d’argento la più dolce delle vendette sportive.
Roland Garros, Berrettini ai quarti. Giustizia è fatta, la rivalsa è compiuta
Matteo Berrettini avanza ai quarti di finale del Roland Garros, seconda prova stagionale del Grande Slam, in corso di svolgimento sui campi in terra battuta del Bois de Boulogne di Parigi. Il trentenne romano, numero 105 del mondo, supera il 24enne argentino, Juan Manuel Cerundolo, numero 56 del ranking Atp, con il punteggio di 6-3, 7-6 (7-2), 7-6 (8-6) in due ore e 33 minuti. Berrettini giocherà il suo settimo quarto di finale in un Grande Slam, il secondo a Parigi, contro il vincente del match tra il 25enne ligure Matteo Arnaldi, numero 104 del mondo. E il 28enne statunitense Frances Tiafoe, numero 22 del ranking Atp e 19 del seeding, che scenderanno in campo a breve al momento in cui scriviamo.
Roland Garros, Berrettini ha la meglio su Cerundolo: colpito e affondato
Ma torniamo a “The Hammer”. Perché il suo obiettivo non era solo il passaggio del turno, ma il riscatto dell’onore azzurro. Cerundolo, solo pochi giorni fa, si era guadagnato l’antipatia del pubblico italiano per quel comportamento “odioso”, stigmatizzato persino da Massimo Cacciari: quelle esultanze sguaiate di fronte al malore fisico che aveva costretto Jannik Sinner alla resa sono arrivate ai più come un affronto allo stile. Al savoir-faire. E al primato del nostro numero uno, che la spedizione dei “moschettieri” italiani a Parigi non poteva lasciare impunito…
Roland Garros, ora un immenso Berrettini sogna…
E allora, Matteo Berrettini è sceso in campo con la fierezza dei giorni migliori. Sfoderando il suo tennis migliore, fatto di servizio, diritto e, soprattutto, di un cuore immenso. Ha domato l’avversario punto su punto. Rispondendo ai colpi e alle provocazioni con la classe, la flemma e la potenza dei grandi campioni. Tanto che, se Cerundolo pensava di aver vita facile contro gli azzurri, si è dovuto ricredere. Trovando sulla sua strada un muro tricolore invalicabile.
Pertanto, con questa vittoria da autentico trascinatore, Berrettini non solo zittisce gli scettici sul suo conto. I detrattori e i corvi della sventura in generale, e i commentatori imperterriti dell’ultim’ora. Ma lancia un segnale potentissimo al circuito internazionale: l’Italia non dipende da un solo uomo. È una squadra unita da un filo rosso di solidarietà e orgoglio. Jannik Sinner è stato vendicato nel modo più limpido possibile. Ora la corte di Francia trema davvero: i moschettieri azzurri sono in missione. E non hanno intenzione di fermarsi.
Roland Garros, Berrettini: «Felice per la vittoria. Sono qui grazie al mio team e alla mia resilienza»
Ora Berrettini è un passo più vicino alla finale, che con l’eliminazione di Sinner sembra sempre più possibile: «Sento che ci sono ancora tanti giocatori con un tennis incredibile», ha spiegato. «Sinner ha vinto 20 tornei di fila, non è normale quello che ha fatto, questo è un passo indietro ma tornerà più forte. C’è Zverev, c’è Mensik e c’è anche Cobolli. Io penso a me stesso. E voglio solo godermi questa vittoria».
E ancora: «Mi sento alla grande sono felice. Dedico questo alla mia famiglia. Amo il tennis, non sarei qui se non lo amassi. Sono tornato dopo tantissimi infortuni e stop. Ci sono stati momenti duri e non ero sicuro di poter tornare a giocare. Ora mi sento alla grande, grazie al mio team. Al mio carattere. E alla mia resilienza». E come dargli torto…