Medio Oriente
L’Iran ferma i negoziati con gli Usa: «Se colpiscono Beirut pagheranno il conto». Trump sente Netanyahu
La tensione è salita nelle ultime ore dopo che il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato nuovi attacchi contro Hezbollah, anche nella capitale libanese
Petrolio in rialzo, mercati in rosso e nuove migliaia di civili in fuga. Il Medio Oriente torna sull’orlo di una guerra regionale dopo la decisione dell’Iran di sospendere i negoziati con gli Stati Uniti e le nuove operazioni militari israeliane in Libano.
Teheran ha anche lanciato un durissimo avvertimento: se Israele colpirà Beirut, la risposta dell’Iran sarà inevitabile.
La tensione è salita nelle ultime ore dopo che il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato nuovi attacchi contro Hezbollah, anche nella capitale libanese. I raid hanno provocato nuove vittime e una fuga di civili da Beirut, mentre nell’area di Tiro almeno sei persone sono state uccise nei bombardamenti vicino a un ospedale.
Secondo quanto riferito dall’agenzia Tasnim, vicina ai Pasdaran, la delegazione iraniana ha interrotto i colloqui indiretti con Washington perché “il regime sionista continua a commettere crimini in Libano”. Per Teheran il cessate-il-fuoco concordato con gli Stati Uniti l’8 aprile comprende anche il fronte libanese e le operazioni israeliane rappresentano una violazione della tregua.
Trump: ho chiesto a Netanyahu cosa sta succedendo in Libano
A rendere ancora più pesante il clima è stata la minaccia lanciata dal presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, tra i principali negoziatori della Repubblica islamica: «Ogni decisione ha un prezzo, ed è giunto il momento di pagare il conto», ha scritto su X, accusando Stati Uniti e Israele di aver infranto gli accordi.
Nel frattempo i Pasdaran hanno alzato ulteriormente il livello dello scontro. Oltre a ribadire la disponibilità a chiudere lo Stretto di Hormuz, snodo da cui transita una quota fondamentale del petrolio mondiale, hanno evocato la possibilità di aprire nuovi fronti regionali e di colpire gli interessi occidentali attraverso gli alleati dell’Iran nell’area. Una prospettiva che preoccupa i mercati e alimenta il timore di una crisi energetica globale.
Petrolio e gas in forte rialzo
L’allarme si riflette già sull’economia: petrolio e gas sono in forte rialzo, mentre le principali Borse internazionali chiudono in rosso. Sullo sfondo resta inoltre il mistero dell’esplosione avvenuta a bordo di un mercantile nel Golfo, episodio che contribuisce ad aumentare l’incertezza in una delle aree più strategiche del pianeta.
Donald Trump, commentando le indiscrezioni sullo stop ai colloqui con Teheran, ha minimizzato: «Non ho notizie di colloqui sospesi, ma se fosse vero andrebbe bene. Abbiamo parlato anche troppo». Il presidente americano ha però avuto in serata una telefonata con Netanyahu e ha raccontato alla Cnbc di avergli chiesto direttamente: «Che cosa sta succedendo in Libano?».
Crosetto: “La chiusura di Hormuz colpisce anche i settori medici”
Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto guarda con preoccupazione all’evoluzione della crisi. «Spero ci sia una tregua durevole perché le conseguenze di questa guerra e del blocco di Hormuz le stiamo già vedendo e rischiano di peggiorare giorno dopo giorno», ha spiegato a Rai1. Crosetto ha ricordato che una chiusura dello stretto non colpirebbe soltanto il petrolio, ma anche materie prime strategiche come l’elio, fondamentale per apparecchiature mediche e industriali.
Mentre Israele consolida le proprie posizioni nel Libano meridionale e Teheran promette di reagire a ogni nuova offensiva contro Beirut, la diplomazia appare sempre più in affanno. Il timore è che una nuova scintilla possa trasformare la crisi in un conflitto regionale dagli effetti imprevedibili, con ripercussioni dirette sull’economia mondiale e sulla sicurezza internazionale.