Farneticazioni a gogò
2 giugno, tra il deliro di Montanari e l’humor nero di Pannofino, Suor Monia bacchetta tutti quelli che provano a rovinare la Festa
Flottiglianti pro-Pal al posto dell'esercito, bandiere arcobaleno invocate in vece del tricolore, e risate sui cavalli in fuga: il frastuono radical-chic sconvolge la vigilia di una celebrazione nazionale
Festa della Repubblica: un 2 giugno tra celebrazioni ufficiali. Riconoscimenti istituzionali. E più o meno libere dissertazioni sul tema e improvvisazioni sul programma ufficiale. Una ricorrenza che compie ottant’anni, ma su cui c’è chi, ancora oggi, dimostra di non aver digerito il significato più profondo dell’identità nazionale. Ogni vigilia del 2 Giugno che si rispetti, allora. Puntuale come un orologio, si assiste al solito festival delle farneticazioni ideologiche e delle piccole rivendicazioni personali. Prove di rivalsa che, tra ambizioni e piccoli arrivismi individuali, all’ombra della solennità dell’evento, tentano di velare di grigio il vessillo del Tricolore.
2 giugno, il pacifismo coatto di Montanari e l’attacco all’Esercito
Un contesto in cui il picco del surreale viene raggiunto, ex cathedra (as usual), dallo storico dell’arte Tomaso Montanari. Il quale, navigando nel mare di un’utopia ideologica e anti-italiana, invoca l’abolizione della tradizionale parata militare. Proponendo, altresì, di sostituire i nostri soldati con i flottiglianti pro-Pal della Global Sumud Flotilla, Emergency e bandiere arcobaleno a sventolare sul tutto. Una provocazione che rappresenta la negazione stessa del 2 giugno. Perché, al netto del desiderio di innovazione che prova a innestarsi su un cerimoniale tradizionale, militarizzare la pace e strumentalizzare la Costituzione (evocando l’articolo 11 a sproposito) serve solo a nascondere un livore ideologico contro le nostre Forze armate.
Pertanto, assodato che le donne e gli uomini in divisa che domani sfileranno a Roma rappresentano un esercito di popolo, non certo una minaccia, va ribadito che meritano l’orgoglio della nazione. E di sicuro non i deliri di una sinistra extra-generazionale (per non dire altro)…
2 giugno, tra le “risate” di Pannofino, rispedite al mittente da Gasparri…
Se poi a questo quadro aggiungiamo le uscite infelici della cultura radical chic, sull’onda di quanto sta facendo discutere, per esempio, di Francesco Pannofino, voce narrante delle celebrazioni, che parlando dei cavalli fuggiti in centro a Roma per i fuochi delle prove (con gravi feriti annessi) ha ammesso che la vicenda lo ha fatto «molto ridere», il dado è tratto.
… e il richiamo di Al Bano
Non senza rilevar però, come non manca di fare Maurizio Gasparri, una scivolata che, non a caso, il senatore azzurro censura a dovere, chiedendo giuste scuse per un dramma urbano che non ha nulla di comico. Potrebbe già bastare, e invece non finisce qui. Perché in merito questo rapido affresco a tinte fosche e tasselli mancanti, non ci si può esimere dal conferire un tocco di colore nazional-popolare assestato ad arte da Al Bano Carrisi. Il quale, ospite a Un Giorno da Pecora, si è lamentato del mancato invito al concerto del Quirinale, derubricando la solennità dello Stato a una questione di mancata ospitata personale.
La vera lezione del 2 giugno: interviene Suor Monia Alfieri a rimettere le cose in ordine (di valore)
E allora, alla fine della fiera delle verità negate e delle vanità frustrate. O meglio: a spazzare via questi piccoli equivoci senza importanza come direbbe Antonio Tabucchi che così ha titolato un suo celebre successo editoriale, restano le parole di Suor Monia Alfieri, che ricordano tra solennità e orgoglio civile, come l’Italia repubblicana nacque dalla riconciliazione e dal dovere civico. «La democrazia non è cosa da darsi per scontata, richiede l’impegno di tutti», ricorda la battagliera religiosa. Quasi suggerendo nelle more: e chi fa la guerra alle nostre istituzioni farebbe bene a ricordarlo…