Contrordine compagni
Passo carrabile “antifascista”, il comune di Verona ammette il ridicolo e si arrampica sugli specchi
Era una stortura più burocratica che politica il passo carrabile antifascista. Però ugualmente ridicola, tanto che il Comune di Verona ci ha ripensato, facendo macchina indietro. Ops, ci siamo sbagliati. Il caso era esploso qualche giorno fa. Il Comune di Verona per concedere l’autorizzazione per il passo carrabile, tra planimetrie, titoli di proprietà e adempimenti vari, chiede di sottoscrivere questa dichiarazione: “Dichiaro di riconoscermi nei principi e nei valori fondamentali della Costituzione italiana e dello Statuto comunale, di ripudiare il fascismo e ogni forma di totalitarismo e di condannare l’uso di ogni forma di violenza”.
Verona, per avere un passo carrabile fare dichiarazione antifà
È stato Libero a sollevare la questione, peraltro già denunciata dal consigliere comunale della lista Verona Domani Paolo Rossi. «Ci vuole la patente di guida per condurre un’automobile e ci vuole la patente di antifascismo per ottenere un passo carraio», dice invece i responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli: «È l’ennesima follia della sinistra, anziché risolvere i problemi dei cittadini preferisce dedicarsi a queste assurde “battaglie” ideologiche. Cosa c’entra la “clausola antifascista” con un atto amministrativo?».
Il passo carrabile antifascista, la giunta fa marcia indietro
Infatti, per chiarire l’origine della vicenda bisogna risalire a maggio 2024, quando il Consiglio comunale approvò – non senza tensioni tra maggioranza e opposizione – la cosiddetta clausola antifascista: una disposizione adottata anche da altri Comuni, tra cui Vicenza, con l’obiettivo di evitare che sale civiche o altri spazi pubblici vengano concessi a soggetti che si richiamano a orientamenti antidemocratici. Lo ricostruisce il quotidiano l‘Arena. Ma ora la disposizione fa ridere i polli e la giunta di centrosinistra di Verona guidata da Damiano Tommasi, resasi conto della figuraccia, tornerà sui suoi passi. «Aveva un preciso significato e un obiettivo preventivo, sulla scorta di fatti accaduti sul nostro territorio, come raduni o feste inneggianti al fascismo», spiega ora Alessia Rotta, oggi assessora al Commercio, che aveva presentato la mozione quand’era consigliera comunale.
Il Pd di Verona si ravvede: “Un’iperbole”
La stessa Rotta, tuttavia, riconosce che l’applicazione della clausola a questo tipo di pratica rappresenta probabilmente un’estensione eccessiva della norma. «Come emerso in questo frangente, l’esplicita richiesta di sottoscrivere la clausola antifascista per la pratica del passo carrabile è sicuramente un’iperbole. Eventualmente correggeremo il regolamento o la sua applicazione». Ecco, dietrofront. Non è proprio l’ammissione di una scelta assurda e ridicola, ma comunque è un passo indietro. Almeno il Pd veronese si è reso conto dell’anacronismo, cosa non sempre evidente ai vertici dem.