Il piano segreto
Usa-Iran vicini alla tregua: spunta il memorandum in 14 punti per chiudere la guerra
Washington e Teheran trattano una tregua da 30 giorni tra sanzioni, nucleare e riapertura dello Stretto di Hormuz mentre il prezzo del petrolio scende sui mercati
Il segnale è arrivato poco prima dell’alba, quando Donald Trump ha interrotto improvvisamente la retorica da ultimatum che aveva accompagnato settimane di escalation nel Golfo Persico. “Supponendo che l’Iran accetti di concedere ciò che è stato concordato — e potrebbe essere una grande supposizione — la già leggendaria Epic Fury giungerà al termine”, ha scritto il presidente americano sui social, annunciando di fatto una pausa nelle operazioni militari attorno allo Stretto di Hormuz.
Poche ore dopo, le petroliere ferme al largo dell’Oman hanno iniziato lentamente a rimettere in moto i motori. I mercati hanno reagito in tempo reale: il Brent è crollato di oltre il 10%, le borse hanno invertito settimane di nervosismo e i rendimenti obbligazionari sono scesi mentre diplomatici, armatori e governi cercavano di capire se la guerra iniziata il 28 febbraio stesse davvero entrando nella sua fase finale.
Il documento segreto
Secondo fonti coinvolte nei negoziati, Stati Uniti e Iran sono vicini a un memorandum di quattordici punti lungo appena una pagina. Un testo essenziale, costruito per congelare il conflitto prima di affrontare le questioni che lo hanno provocato.
Il documento, negoziato attraverso la mediazione pakistana e discusso direttamente dagli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner con funzionari iraniani, prevedrebbe trenta giorni di colloqui intensivi tra Islamabad e Ginevra. Obiettivo: trasformare una tregua tecnica in un accordo strategico.
Sul tavolo ci sono i dossier che da vent’anni definiscono il rapporto tra Washington e Teheran: la revoca graduale delle sanzioni, il rilascio di miliardi di dollari iraniani congelati all’estero, la riapertura dello Stretto di Hormuz e il futuro del programma nucleare iraniano.
I pasdaran, che nelle ultime settimane hanno trasformato il Golfo in una zona di guerra intermittente tanto da suscitare i malumori del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, hanno lasciato intendere che il traffico marittimo potrebbe riprendere “secondo nuove condizioni” fissate, stavolta, da Teheran.
Hormuz, il punto di rottura
Lo stretto resta il vero centro della crisi. Da fine febbraio il regime iraniano ha progressivamente chiuso il passaggio alle navi straniere, mentre gli Stati Uniti hanno imposto un blocco separato ai porti iraniani. Il risultato è stato uno shock energetico globale e una militarizzazione senza precedenti delle acque tra Iran, Oman ed Emirati Arabi Uniti.
Ignorata da Teheran e fallita sul piano operativo, la missione americana “Project Freedom”, lanciata per scortare le navi mercantili attraverso Hormuz, non è riuscita a ristabilire condizioni di sicurezza nello stretto. Al contrario, ha innescato una nuova serie di attacchi dell’IRGC contro cargo commerciali e infrastrutture energetiche emiratine, inclusi terminal petroliferi strategici utilizzati per aggirare il passaggio controllato. Martedì anche una compagnia francese ha confermato che una propria portacontainer è stata colpita in quella tratta di mare. Parte dell’equipaggio è stata così evacuata.
La decisione di Trump di sospendere l’operazione militare segnala, dunque, quanto Washington consideri concreto il rischio di una guerra lunga e destabilizzante per l’economia mondiale.
Le concessioni che mancano
Dietro l’ottimismo diplomatico restano comunque nodi irrisolti. Le fonti coinvolte nei colloqui parlano di una moratoria iraniana sull’arricchimento dell’uranio compresa tra dodici e quindici anni. Gli ispettori Onu otterrebbero accessi rafforzati, comprese verifiche a sorpresa. Teheran, inoltre, potrebbe trasferire all’estero il proprio stock di uranio altamente arricchito, oltre 400 chilogrammi vicini al livello militare in base a quanto riportato da Axios.
Nel testo negoziato però compare una clausola di salvaguardia: ogni eventuale violazione iraniana sul dossier nucleare farebbe scattare automaticamente un prolungamento della moratoria sull’arricchimento. E solo al termine del periodo concordato Teheran potrebbe tornare ad arricchire uranio fino al 3,67%, la soglia prevista per utilizzi civili. Non si parla invece, per ora, del programma missilistico e del sostegno alle milizie alleate in Medio Oriente.
Un’intesa fragile
È il segnale più evidente della fragilità dell’intesa. Alla Casa Bianca cresce nel frattempo la convinzione che la leadership iraniana sia profondamente divisa.
Nelle prossime quarantotto ore Washington attende la risposta definitiva da parte di Teheran. Nel Golfo, intanto, le flotte restano schierate. Le petroliere riprendono lentamente la rotta, ma nessuno considera davvero chiusa la guerra.
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