La riflessione
Tutti pazzi senza se e senza ma: quelle diagnosi buoniste su Salim e gli altri
Lasciamo che siano periti autorevoli a stabilire la criminogenesi senza prefabbricare alibi. Come ci insegnano i casi di Benno Neumair e Seung
Salim el Koudri, il giovane italiano di origine araba protagonista della tentata strage di Modena é “matto”. Gianluca Paul Seung, che uccise Barbara Capovaani, era “matto”. E poi Impagnatiello, Turetta, Padovani, gran parte degli autori di femminicidio. Kaufmann. Quando accade qualcosa di inspiegabile e di illogico entra in scena la follia. Con semplificazioni che nemmeno in quinta elementare farebbero.
La capacità di intendere
Il nostro codice di procedura penale definisce sia la capacità di intendere e l’incapacità, che la seminfermità, lasciando le interpretazioni ai clinici. La Cassazione a sezioni unite ha conferito ai disturbi di personalità (che non c’entrano nulla con la follia) la possibilità di un’incapacità, ma solo se al momento del fatto risulti la “componente psicotica” e quindi l’alterazione dell’esame di realtà come movente.
Per Modena, legittimamente, la difesa ha chiesto la perizia psichiatrica. Fa il suo lavoro e del resto senza incapacità la pena prevista può arrivare all’ergastolo. Il problema sono le semplificazioni che noi giornalisti adottiamo. Nel caso di specie, il ragazzo italo-marocchino avrebbe un disturbo schizoide della personalità, che in realtà è una condizione che porta all’isolamento, raramente e quasi mai alla violenza.
Il caso Seung
Nella perizia su Seung, magistralmente redatta da Stefano Ferracuti e Renato Ariatti, i due periti(forse i migliori d’Italia) nello spiegare la capacità di intendere e volere del ragazzo (un narcisista maligno e paranoideo) parlano profeticamente del fanatismo social, dell’indottrinamento religioso, politico e di vario genere che riguarda cospirazionismi, complottismi, terrapiattisti, no-vax e compagnia cantando. E che recluta migliaia di persone, tutte convinte di dire il vero. Spiegano, Ferracuti e Ariatti perché i kamikaze ovviamente non sono malati di mente ma inseriti in un contesto culturale e ambientale specifico, che legittima l’autodistruzione come offesa, senza “occidentalizzare” ogni cosa. E i social pullulano di adulatori nazisti, di complottisti, di gente che dice che non siamo mai andati sulla Luna, che il Covid è stato inoculato per farci morire, che gli scudetti(per parlare di cose più amene) sono decisi dalle “cupole”. Sono la netta maggioranza. E i giornali non se ne accorgono. Nemmeno quando liberamente augurano la morte a Meloni o a Schlein, e non risparmiano nemmeno le bambine.
Modena è una città complessa
Modena, bellissima e colta città, è una realtà complessa. Che ha vissuto, come tutta l’Emilia, una difficile integrazione con gli immigrati. Spesso dettata dalle politiche degli anni scorsi in cui l’integrazione era resa impossibile da una presenza non equilibrata sul territorio. Eppure, parliamo di città “progressiste” per tradizione. Anche quel contesto va analizzato.
Chi ha fatto la diagnosi al ragazzo?
Fare le diagnosi mediatiche su un ragazzo non è sempre poi in linea con quanto avviene durante i processi. Lo si è visto proprio con Seung. Ma anche in altri, tantissimi casi. Escludere, considerando l’analogia di fatti del genere in tutta Europa ma anche negli Usa, una qualsiasi radicalizzazione terroristica a priori può essere un errore. Ma è qualcosa che probabilmente rassicura l’opinione pubblica: se non c’è terrorismo siamo salvi. I servizi di intelligence, anche in Italia, svolgono un lavoro straordinario, ma pensare che il terrorismo, quello islamico e non solo, non sia oggi un pericolo maggiore, specialmente dopo quanto accaduto negli anni in Medioriente, sarebbe assurdo.
Le nostre paure e le nostre amnesie
Dopo l’11 settembre abbiamo convissuto con il terrore del terrorismo, assistendo a tragedia in Spagna, in Gran Bretagna, in Francia, in Belgio, nella stessa Russia. Non erano attacchi da lupi solitari e questo fa la differenza, ma le nostre paure ci portano a rimuovere il rischio, che dobbiamo purtroppo sempre calcolare, di fronteggiare un nemico invisibile.
Patologizzare sempre e comunque il male
L’atto di Modena è illogico superificialmente.. Un omicidio di un bambino innocente per vendetta di mafia, si. La differenza nell’accettazione del “male” è un artifizio sottile come la differenza, mai del tutto chiarita, fra un atto di guerra e uno terroristico: chi stabilisce la separazione tra i due casi? Il senso machiavellico della storia. Eliminare il nazismo era una cosa doverosa, ma bombardare Dresda, facendo 120mila vittime quasi tutte civili, era un atto di guerra? E Hiroshima e Nagasaki? Dove finisce il libero arbitrio e la banalità del male e inizia la follia? Difficile capirlo sino in fondo. Ma il nostro senso del “bene” legittima Dresda come azione indispensabile per sconfiggere un nemico certamente terribile. Eppure, 120mila civili erano colpevoli dei crimini di Hitler?
Brusca che ammazzava bambini e magistrati come “puro atto di lavoro” era mentalmente ineccepibile? Faceva “il suo lavoro” secondo la vulgata. E qui la differenza nietzschiana tra bene e male diventa impercettibile.
Il caso Kaufmann
Il caso di Francis Kaufmann, che con il terrorismo non c’entra nulla ma che avrebbe ucciso la compagna e la figlioletta, fa discutere. Kaufman, sempre lucido e orientato, improvvisamente ha iniziato dare i numeri. Ha bloccato un processo(rispetto al quale i media hanno calato l’attenzione) e gioca da manipolatore con giudici e legali. Come facevano nel passato i grandi boss della camorra, da Raffaele Cutolo a Michele Senese.
La cultura araba
La cultura araba è straordinaria nelle sue radici. Nella sua comunità interna il terrorismo è nato prevalentemente nello scontro con Israele e poi è cresciuto come reazione “all’Occidente predatorio” nel tempo. Eppure, c’erano arabi a fermare quel ragazzo a Modena. A conferma che i pregiudizi sono sempre un fallimento. Ma è indubbio che riconoscere la diversità di una cultura radicata nei Paesi dove vivono centinaia di milioni di cittadini islamizzati non significa considerarli minori rispetto all’Occidente. Hanno prevalentemente una cultura religiosa più identitaria della nostra e non laicizzata. Il che significa che l’integrazione non è sempre automatica. Molti di quei Paesi non vivono la separazione tra Stato e fede. E tutto questo non si dimentica nemmeno se si va all’estero.
La personalità, i tratti, il terrorismo
Ognuno di noi ha tratti di personalità. Di ogni genere. Anche paranoidei o schizoidi. Succede quando addebitiamo sempre agli altri i nostri fallimenti o i nostri errori o quando ci sentiamo superiori. Il caso del ragazzo modenese ci dice che è uscito lucidamente da casa, con la volontà di uccidere, maturando nel pregresso un odio verso una cultura. Che non rappresenta in nessun modo la comunità musulmana, la cui stragrande maggioranza è composta da persone perbene. Ma che ci possa essere una minoranza che segua i gruppi radicalizzati e che abbia un odio verso l’Occidente è un dato di fatto. Succede in Francia che è il Paese sulla carta più integrato d’Europa, con almeno tre generazioni e anche quattro di immigrati. La dinamica del delitto deve essere fatta con serenità e lucidità. Senza alibi preconfezionati. Lo hanno scritto grandi esperti di personalità come Antonio Semerari e Giuseppe Nicolò.
Benno Neumair
Si potrebbe ricordare Benno Neumair che uccise i genitori in Alto Adige. E che era perfettamente capace di intendere e di volere. Nonostante le preconfezionate perizie mediatiche, l’incredibile oscillazione di essere capace per un delitto e parzialmente per un atto, tutte smontate da Ariatti in sede di dibattimento.
Il tribunale sia equilibrato
La speranza è che chi deciderà a Modena mantenga il giusto equilibrio. Sia nella fase preliminare che in quella successiva. Che le perizie vengano affidate a tecnici di grande spessore. Si può avere un disturbo psichiatrico senza essere folli. Se mancano le componenti psicotiche, le allucinazioni, i deliri. Se si capisce e si comprende sempre la correlazione tra cultura di provenienza e atto. Che è l’esatto contrario del razzismo becero. Altrimenti occidentalizzeremo qualsiasi comportamento. Cesare Musatti ci insegnava a guardare dentro i nostri mostri per comprendere gli altri. Succede nei femminicidi, dove sempre compaiono parole come narcisismo o ossessioni che sono semplificazioni becere e veramente insopportabili, che offendono due volte le vittime. Mishima e Sartre ci raccontano le gesta di novelli Erostrato con grande attualità. Sarebbe il caso di rileggerli.
Ultima notizia
Convegno in Senato
Il Mediterraneo cambia asse, la Sicilia torna ad essere crocevia strategico per l’Italia e per l’Europa
Politica - di Alice Carrazza