Convegno in Senato
Il Mediterraneo cambia asse, la Sicilia torna ad essere crocevia strategico per l’Italia e per l’Europa
A Palazzo Madama il confronto promosso dagli esponenti siciliani di Fratelli d’Italia su Zes, investimenti e nuova centralità del Mezzogiorno. Varchi: “Le vicende geopolitiche hanno reso la Sicilia centrale nello scacchiere mondiale”
Politica - di Alice Carrazza - 19 Maggio 2026 alle 21:10
Nella Sala “Caduti di Nassirya” del Senato il tema ricorre in quasi tutti gli interventi: la Sicilia come snodo politico ed economico del futuro. Il convegno dal titolo “Sicilia sfida mediterranea”, promosso dalla deputata e dal senatore di Fratelli d’Italia, Carolina Varchi e Raoul Russo, mette in fila imprenditori, governo e rappresentanti delle istituzioni per ragionare su un punto che ormai sembra condiviso da tutti gli interlocutori presenti: “Il baricentro del Mediterraneo si sta spostando verso il Sud”.
La Sicilia al centro
A dare il tono al pomeriggio è Carolina Varchi, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, che lega la nuova fase internazionale alle opportunità per il Mezzogiorno. Davanti alla platea sottolinea come “le vicende geopolitiche abbiano reso la Sicilia centrale non solo nel Mediterraneo, ma in generale nello scacchiere mondiale”, evidenziando il ritorno dell’isola al centro delle dinamiche internazionali.
Per Varchi questa nuova centralità assegna alla regione una responsabilità precisa: “È naturalmente candidata ad avere un ruolo centrale nella macroregione dell’Euromediterraneo”. Da qui la necessità, aggiunge, di prepararsi alle sfide che interesseranno produttività, logistica e innovazione, anche sul piano strategico. È proprio a questi temi che è dedicato il momento di confronto organizzato a Palazzo Madama.
La Zes come spartiacque
Il passaggio più seguito arriva quando il dibattito si concentra sulla Zes unica del Mezzogiorno. Varchi la definisce subito “la madre di tutte le misure”, descrivendola come uno strumento “chiaro, identificabile” e capace di agire “come un autentico moltiplicatore sul territorio”. L’esponente di FdI richiama quindi i risultati raggiunti dal gennaio 2024: 179 autorizzazioni uniche rilasciate, 780 milioni di euro di investimenti attivati e oltre 1.700 ricadute occupazionali. A questi si aggiungono i 2,7 miliardi di euro di investimenti comunicati tramite il credito d’imposta. “La vera sfida”, osserva, “è far diventare questi investimenti un tessuto produttivo stabile”.
In sala qualcuno prende appunti, altri annuiscono quando il ragionamento si sposta sul rapporto tra semplificazione amministrativa e attrattività industriale. È il terreno sul quale insiste anche il senatore Salvo Pogliese: “Dal 2022 si è registrato un cambio radicale: siamo passati dall’assistenzialismo a una politica fondata su lavoro, impresa e sviluppo”. Il riferimento al governo Meloni e alla giunta Schifani non è solo politico. È il tentativo di costruire una narrazione di continuità tra Roma e Palermo sul dossier Sud.
La sensazione, tuttavia, è che il tema vero sia un altro: capire se il Mezzogiorno possa davvero trasformarsi da destinatario di misure straordinarie a motore nazionale.
Imprese, Stato e nuova competitività
A prendere parola è poi Luigi Rizzolo, presidente di Sicindustria, l’associazione che riunisce gli industriali siciliani e che, come sottolinea Carolina Varchi, il governo considera “naturale interlocutore per le politiche di sviluppo della nostra terra”. Rizzolo insiste sul cambio di prospettiva che riguarda il Sud: “Il Mezzogiorno non è più un’area da sostenere, ma una leva strategica dello sviluppo nazionale”. La Zona economica speciale, aggiunge, rappresenta “un messaggio politico alle imprese”, ma il vero obiettivo resta la crescita.
Il nodo, del resto, è tutto lì: fiducia. Fiducia degli investitori, capacità dello Stato di non rallentare i processi, credibilità delle istituzioni. Giosy Romano, capo dipartimento per il Sud, rivendica il superamento della frammentazione burocratica e spinge sulla “terzietà” amministrativa come leva per attrarre investimenti.
Una questione europea
“Non è solo una questione italiana ma anche europea”, viene spiegato. Il Sud infatti sta diventando strategico anche perché “il lavoro fatto in questa legislatura dal governo ha consentito di ridurre il divario Nord-Sud”, con uno slancio proporzionalmente superiore rispetto al Nord Italia. E proprio i nuovi equilibri geopolitici spingono oggi l’Unione europea a guardare alle regioni meridionali come a un’area decisiva “per lo sviluppo e la produttività dei prossimi decenni”.
A chiudere il confronto è Luigi Sbarra, con un intervento che tiene insieme lavoro, geopolitica e coesione sociale. Il sottosegretario per il Sud immagina un Mezzogiorno che non viva più di trasferimenti ma di produzione, innovazione e occupazione stabile. Parla di una “stagione di nuovo protagonismo” e insiste sulla necessità di evitare che la nuova centralità nel Mare Nostrum resti soltanto una formula da convegno.
Il confronto si chiude con una promessa: trasformare gli investimenti e gli incentivi in una carburante per il futuro.
