L'assassino di Villa Pamphili
Kaufman, è scontro tra i periti all’udienza. Bruzzone: “E’ un simulatore”, processo a rischio
Il Secolo pubblica in esclusiva la perizia di Stefano Ferracuti, consulente del Pm: ipotesi di una condizione dettata dall'isolamento
Scontro tra periti ieri nell’udienza sul processo a carico di Francis Kaufmann, l’americano che ha ucciso la compagna e la figlioletta a Villa Pamphili la scorsa estate. Per il perito della Corte d’Assise, Giovanni Di Girolamo, Kaufman attualmente non è in grado di partecipare al processo. Una tesi contestata, anche se in parte, da Stefano Ferracuti, consulente del Pm, e soprattutto da Roberta Bruzzone, consulente della parte civile.
Come sta Kaufman
Kaufman è stato trasferito da Rebibbia a Regina Coeli e secondo Di Girolamo ha un disturbo psicotico acuto, transitorio. Non vuole prendere i farmaci. Una tesi che Ferracuti, in parte, contesta e che addebita all’isolamento carcerario, mentre per Roberta Bruzzone, l’americano simula.
La perizia Ferracuti
Nella perizia a disposizione del Secolo, a firma di Stefano Ferracuti, si legge che, “il soggetto ha appalesato
un ideazione con contenuti megalomanici, caratterizzata da frammenti scoordinati di pensiero incentrati su temi di grandiosità, persecutorietà e genericamente fantastici, che non hanno mai portato ad un insieme sistematizzato delirante, apparendo come una forma composita di temi assurdi, illogici e bizzarri esibiti con intensa attivazione emozionale e cangianza affettiva, il tutto su un umore di fondo disforico e instabile”.
Ferracuti aggiunge che, “La diagnosi proposta dal Dr. di Girolamo fa riferimento ad una condizione di alterazione del pensiero insorta acutamente, con presenza di contenuti abnormi e assurdi ma che nel caso non presenta allucinazioni, senza storia clinica precedente di psicosi o episodi simili loti, senza assunzione di tossici,
mutevole, senza deterioramento cognitivo. Questa condizione è di frequente riscontro in ambito penitenziario e una volta era rubricata come “psicosi carceraria”, termine con il quale si indicava lo sviluppo di una condizione fortemente disadattativa, legata a fattori ambientali e personologici di base, che assumeva aspetti di bizzarria
ideativa e/o comportamentale.”
“La psicopatologia forense, da oltre cento anni, ha frequentemente a che fare con soggetti di questo genere, ovvero personalità abnormi inserite in contesti giudiziari di maggiore o minore gravità, che manifestano sintomi
clinici apparentemente molto gravi e che sono presenti in condizioni psicotiche severe, come la schizofrenia (per esempio le idee deliranti), senza peraltro presentare l’intero quadro clinico della condizione schizofrenica,
senza che vi sia in precedenza una storia clinica coerente con la sintomatologia esibita e dove questi sintomi tendono ad avere un andamento oscillante nel corso del tempo, spesso in relazione all’andamento processuale”, scrive il luminare, per il quale Kaufamn può partecipare al processo.
Bruzzone: “Simula”
Per Roberta Bruzzone, consulente di parte civile, Francis Kaufmann è “un simulatore. È una persona consapevole della gravità di quello che ha fatto. – ha dichiarato la criminologa prima di entrare in udienza insieme all’associazione Insieme a Marianna – Sa perfettamente di non avere via d’uscita processuale e sta simulando, per altro in modo grossolano e maldestro, una condizione psichiatrica che assolutamente non sperimenta”.
“Per capire se aderisse a un delirio reale gli ho proposto una serie di possibili soggetti di reincarnazione – ha spiegato raccontando cosa è accaduto – Lui aderiva tranquillamente ai personaggi che gli venivano proposti, anche lontanissimi nel tempo come Massimo Decimo Meridio, Napoleone. Fino a San Francesco d’Assisi e Mao Tse Dong o Lenin. In soli 10 minuti. E questo rende la sua posizione incompatibile con un delirio acuto reale”.
Il processo a momento è a rischio. Kaufmann ha vissuto un isolamento di dieci mesi e sembra opportuno farlo uscire da questa condizione, mettendolo in cella con qualcuno che conosca la sua lingua. Ed è probabile che i giudici di sorveglianza provvederanno già a farlo.
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