Religiose sotto attacco
New York, guerra dem alle suore che curano gratis malati indigenti: o accettate l’agenda Lgbt (bagni gender e pronomi fluidi) o vi chiudiamo
Alla faccia della carità… Dalla cancel culture all’azzeramento delle barriere di genere, l’ultima frontiera del fanatismo progressista arriva da oltreoceano. Per l’esattezza stavolta da New York. Lì, nel cuore della “democrazia” a targa Dem, le autorità statali hanno messo nel mirino le Suore Domenicane di Rosary Hill, colpevoli a detta del mainstream e delle autorità liberal di un crimine imperdonabile: gestire una casa di cura per malati di cancro indigenti secondo i precetti della carità cristiana e della legge di natura.
Ergo: disattente alle scelte di genere. Come? Per esempio nel non prevedere nella struttura che gestiscono la suddivisione dei servizi igienici rispetto alla rivendicazione del genere di appartenenza. O anche nel non essere pronte e solerti nell’attribuzione dei pronomi che scattano automaticamente, per lo più in considerazione del sesso biologico dell’interlocutore. Ma procediamo con ordine.
New York, i dem dichiarano guerra alle suore: o accettate l’agenda Lgbt o vi chiudiamo
E ripartiamo allora dalla fonte della notizia che Libero rilancia spiegando: «Se la vicenda non fosse uscita sul prestigioso Wall Street Journal penseremmo a uno scherzo di pessimo gusto. Invece è tutto vero. E il giornalista è talmente chiaro che non si resiste alla tentazione di riportare nella prima riga: «Perché i Democratici se la prendono con le suore cattoliche che compiono opere di carità?». Perché in effetti è questa la prima domanda che salta in mente riflettendo sul caso…
Carità sotto scacco
Un caso che ha investito come un treno in corsa le religiose che offrono assistenza gratuita a chi non può permettersi un’assicurazione sanitaria, e che sono state trascinate in tribunale dal Dipartimento di Salute dello Stato. Il motivo? Quanto accennato in apertura per lo più: si rifiutano di piegarsi all’agenda Lgbt. Durante un’ispezione, per esempio, sarebbe emerso che nel centro che le suore domenicane gestiscono, i bagni sono divisi tra uomini e donne. E che i pazienti verrebbero chiamati con i pronomi corrispondenti al loro sesso biologico, e non in virtù dell’identità sessuale dichiarata. Un’ovvietà che, nel magico mondo del giacobinismo arcobaleno, sembra essere diventata un reato.
Le suore di New York tra resilienza e un caso di coscienza
Tanto che, a detta delle fonti citate poco sopra, alle suore sarebbe stato imposto un corso obbligatorio di «competenza culturale» sulla transizione di genere, con la minaccia di multe salatissime, revoca della licenza, e sventolata persino l’ipotesi della prigione in caso le “regole” venissero disattese. E guai a tentare la strada del cerchiobottismo di comodo: le autorità pretenderebbero infatti che le religiose ricoressero a un un lessico politicamente corretto anche in assenza dei pazienti. Una richiesta al limite dell’orwelliano, che passa sopra abitudini e coscienze…
E le sorelle di New York, a fronte di tante e tali richieste, come avranno reagito? Sembra che almeno nelle dichiarazioni d’intenti le religiose non abbiano alcuna intenzione di farsi intimidire e piegarsi ai diktat del politicamente corretto. Tanto che avrebbero già presentato un regolare ricorso federale…
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Senza categoria - di Stefania Davide