Il punto sulle trattative
Trump non lascia, anzi raddoppia: Teheran ha accettato di rinunciare all’atomica. Ora vorrei incontrare Khamenei, andremo d’accordo
La "strategia" dei repentini cambi di rotta che spiazza tutti: il tycoon gela Israele, definisce Netanyahu "pazzo", e annuncia il patto con l'Iran sul nucleare definendo "un privilegio" la possibilità di un faccia a faccia con l'ayatollah...
La “strategia” dei repentini cambi di rotta sembra funzionare: Trump annuncia un accordo con l’Iran secondo cui Teheran avrebbe accettato di rinunciare all’atomica. e nel frattempo, gela Israele e rilancia sulla negoziazione con gli ayatollah. Ma procediamo con ordine.
Mentre la guerra continua – nonostante la tregua – con raid incrociati tra Usa e Iran, e con l’asticella delle tensioni tra The Donald e Bibi Netanyahu ai massimi livelli. Ma anche con Teheran che lancia una pioggia di missili e droni sul Kuwait in risposta all’offensiva israeliana in Libano, il presidente americano sceglie ancora una volta la via del colpo di mano strategico e dell’effetto sorpresa, con annunci e dichiarazioni più che tempestivi: «L’Iran ha accettato di non avere un’arma nucleare», il primo. E «incontrare Mojtaba Khamenei sarebbe un privilegio», la seconda. Chiudendo il cerchio con un interlocutorio Benjamin Netanyahu «è un pazzo». Tutto firmato Donald Trump: come sempre a caratteri spigolosi, ma cubitali.
Trump: «L’Iran ha accettato di non avere l’atomica»
Dunque, in una conversazione a tutto campo con Miranda Devine nel podcast Pod Force One, l’inquilino della Casa Bianca, rispondendo a 360 gradi alle domande dell’intervistatrice, detta le sue condizioni muovendosi tra bastone e carota con una disinvoltura che spiazza le cancellerie internazionali. Tutto, proprio mentre la situazione in Medio OIriente sembra sul punto di precipitare in una spirale senza ritorno di un inarrestabile loop.
Accordo con Teheran e schiaffo a Netanyahu
Come evidente, allora, la notizia centrale è il dossier nucleare. Secondo il presidente americano, «l’Iran ha accettato di non avere armi nucleari. Poi possono cambiare idea. Ma quella è stata la cosa principale», dice riferendosi ai complessi negoziati con Teheran. Un punto fermo da cui ripartire, nonostante le smentite dei falchi.
Non solo. Perché Trump non si limita alla diplomazia classica, ma punta al bersaglio grosso: un incontro ravvicinato con la Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei. Di più: un colloquio che il leader statunitense definisce senza mezzi termini «un privilegio», mostrando un pragmatismo che antepone il risultato geopolitico ai formalismi. «È coinvolto nei negoziati, nutrono molto rispetto verso di lui. Non ho avuto il privilegio di incontrarlo. Sento che non sta molto bene: gli mancano diverse parti».
Usa-Iran, Trump: «Hanno accettato di rinunciare all’atomica. Ora Voglio incontrare Khamenei»
Poi, nel dirsi possibilista sul futuro dei rapporti con la nuova leadership iraniana, afferma pure: «Sembriamo andare molto d’accordo con l’ayatollah, e penso che lo incontrerò a un certo punto». Frasi che rilanciano la tattica dei suoi repentini cambi di rotta, rivendicando tra le righe una sorta di efficacia di una strategia che in parte punta a disorientare gli avversari, per poi colpire nel segno.
Il metodo Trump
Del resto, che il numero uno della Casa Bianca si esprima senza soluzione di continuità tra dichiarazioni e post sui social non è certo una novità di ieri. Così come ormai è ben noto che non è raro assistere a inversioni a U, con modifiche radicali di opinioni e posizioni. Tanto che lo stesso Trump rilancia a stretto giro dalle sue ultime dichiarazioni: «È positivo che gli iraniani siano confusi. Ma è semplicemente il mio modo di essere: posso dare una risposta e poi andare nello Studio Ovale e rendermi conto che non è più corretta. Le cose cambiano, i fatti cambiano». Con una convinzione che è quasi una certezza: quella secondo cui non è necessario inviare «truppe sul terreno. Abbiamo eliminato gran parte del loro esercito solo con le bombe».
Negli ultimi giorni, Trump è stato protagonista di una telefonata rovente con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. L’offensiva di Israele in Libano ha creato tensione ulteriore nella regione. Trump conferma di aver usato le parole “fottutamente pazzo” per rivolgersi a Netanyahu, nel corso della loro recente telefonata per discutere del cessate il fuoco in Libano. “Ero un po’ turbato dai suoi continui combattimenti in Libano – dice Trump – Ma mi piace molto Bibi. E lavoro molto bene con lui. Io sono un presidente in tempo di guerra, e lui è un primo ministro in tempo di guerra”. Quindi, la rivendicazione: “Senza di me non ci sarebbe Israele oggi”.
La rivendicazione finale: «Senza di me non ci sarebbe Israele oggi»
Ma la vera bomba diplomatica, ormai è notorio, è ancora una volta quella che torna a investire l’alleato storico Benjamin Netanyahu. Trump conferma infatti di aver definito il premier israeliano «fottutamente pazzo» in una tesissima telefonata incentrata sul cessate il fuoco in Libano. Un’ira dettata dal timore che l’attivismo militare di Tel Aviv possa far saltare i complessi e sotterranei negoziati con Teheran. Ciononostante, controbilancia il tycoon, il legame resta saldo: «Lavoro molto bene con Bibi. Io sono un presidente in tempo di guerra. Lui un premier in tempo di guerra, chiosa. Ricordando a tutti nelle more che «senza di me non ci sarebbe Israele»…