La Cassazione
Delitto Borsellino, basta fango contro la destra: crolla la “pista nera,” bocciato l’ultimo ricorso
Sulla morte di Paolo Borsellino arriva l’ultimo verdetto: la pista nera era una bufala giornalistica e giudiziaria. L’ultima conferma arriva dalla Cassazione, che ritiene inammissibile il ricorso presentato dalla procura di Caltanissetta, che si era rivolta alla Suprema Corte contro l’ordinanza con cui il gip Graziella Luparello, lo scorso 19 dicembre, respinse per due volte la richiesta di archiviazione sulla cosiddetta “pista nera” dietro la strage di via D’Amelio, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. Il gip aveva chiesto alla procura nuove indagini su presunti mandanti esterni, da ambienti di destra, nonostante le istanze di archiviazione dei pm.
Paolo Borsellino, crolla la pista nera: ecco la teoria smontata dai giudici
La procura nissena aveva chiesto alla Cassazione di annullare quell’atto perché lo considera “abnorme”. Per la procura generale, l’ordinanza emessa dal Giudice per le indagini preliminari il 19 dicembre 2025 “non puo’ essere qualificata quale atto abnorme, estraneo al sistema processuale”. “Rientra nei poteri del Gip – spiega la Corte – l’indicazione di nuovi temi di prova”. “L’ordinanza impugnata – si legge – non appare connotata da profili di patologica anomalia, nè avulsa dai paradigmi normativi del sistema processuale, avendo fornito, nel rispetto dei legittimi poteri conferiti al Giudice per le indagini preliminari dalla legge, indicazioni di impulso (e non di delega) al Pm, che rimane comunque libero di scegliere lo strumento più idoneo per approfondire i temi indicati dal giudice”. La Procura generale della Cassazione ha depositato la requisitoria scritta nell’udienza dello scorso 21 aprile. Anche l’avvocato Fabio Repici, difensore di Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso, ha depositato memoria scritta e chiesto che il ricorso depositato dalla procura di Caltanissetta venga dichiarato inammissibile.
La cosiddetta “pista nera” è una delle ipotesi alternative sulle responsabilità della strage di via D’Amelio (19 luglio 1992), in cui morì il magistrato Paolo Borsellino. Non sostituisce la matrice mafiosa (Cosa Nostra è certamente coinvolta), ma suggerisce presenze e interessi esterni alla mafia, in particolare legati all’estrema destra e ad apparati deviati. La “pista nera” sostiene che gruppi dell’estrema destra eversiva (neofascisti) avrebbero avuto un ruolo nella fase operativa o di supporto della strage oppure avrebbero collaborato con Cosa Nostra, il tutto dentro un contesto di convergenza tra mafia, pezzi deviati dello Stato e ambienti eversivi.
Questa teoria nasce da: dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, anomalie nelle indagini iniziali, collegamenti storici tra mafia ed ambienti dell’eversione nera. Tra gli indizi spesso richiamati: presenza sospetta di soggetti non mafiosi nei giorni della strage, capacità tecniche e organizzative considerate da alcuni “sofisticate”, possibili collegamenti con reti già coinvolte in stragi e terrorismo negli anni ’70-’80. Secondo questa pista, la strage non sarebbe stata solo vendetta mafiosa, ma parte di una strategia destabilizzante più ampia con finalità politiche (pressione sullo Stato, cambiamenti istituzionali, equilibri di potere). Tutte congetture, secondo i giudici della Cassazione.
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