La svolta imposta
Ucraina-Russia, tre giorni di tregua. Trump: “Spero sia l’inizio della fine di una guerra”
Il cessate il fuoco annunciato dagli Stati Uniti fermerà per 72 ore gli attacchi tra Mosca e Kyiv, mentre il Cremlino blinda la Piazza Rossa dopo i recenti raid dei droni ucraini sulla capitale russa
Alle otto di sera il presidente americano Donald Trump rompe il silenzio con un messaggio pubblicato su Truth Social: per tre giorni, dal 9 all’11 maggio, Russia e Ucraina fermeranno “tutte le attività cinetiche”. Significato: la tregua c’è. A Mosca infatti, dove i reparti di sicurezza presidiano già gli accessi alla Piazza Rossa per il Giorno della Vittoria e i sistemi antiaerei sorvegliano il cielo sopra il Cremlino, la notizia arriva come una liberazione politica prima ancora che militare.
La tregua trumpiana
La tregua consente a Vladimir Putin di celebrare così la fatidica ricorrenza, o «giorno d’orgoglio» come l’intitola il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov questa mattina, senza il timore immediato di un attacco ucraino al cuore della capitale russa, o peggio, a lui stesso. Ed è Trump stesso a rivendicarne il merito: “Questa richiesta è stata fatta direttamente da me, e apprezzo molto il suo accordo da parte del presidente Vladimir Putin e del presidente Volodymyr Zelensky”.
Mosca sotto pressione
Fino a poche ore prima dell’annuncio, il clima era molto diverso. Il leader ucraino aveva già avvertito gli omologhi stranieri intenzionati a partecipare alla parata militare del 9 maggio. “Noi non lo raccomandiamo”, aveva detto, definendo “strano” assistere alla celebrazione sulla Piazza Rossa mentre la guerra continua.
Lunedì un drone ucraino aveva perforato la cintura di difesa aerea della Capitale ed era esploso contro un complesso residenziale di lusso a pochi chilometri dal Cremlino e dal ministero della Difesa. Certo, non era la prima incursione su territorio russo, ma questa volta il fattore decisivo era il calendario: l’attacco è arrivato alla vigilia della festa, il momento più simbolico e politicamente delicato per lo zar.
Mosca, in ogni caso, resta la città più protetta della Federazione, coperta dai sistemi S-400 e S-300, dalle batterie Pantsir-S1 e da sofisticate contromisure elettroniche. Ma l’attacco di lunedì ha incrinato la percezione di invulnerabilità costruita attorno al potere.
Secondo fonti europee di intelligence inoltre, il Cremlino ha reagito irrigidendo ulteriormente le misure di sicurezza attorno a Putin. Cellulari vietati al personale vicino al presidente, doppio controllo per chi entra nel complesso presidenziale, sistemi di sorveglianza installati nelle abitazioni dei collaboratori più stretti e chiusura della rete internet per tutti. Il timore di sabotaggi o attentati non viene più nascosto.
La tregua e lo scambio
Kiev ha accolto l’intesa senza entusiasmo pubblico ma con un obiettivo preciso: riportare a casa i prigionieri. The Donald ha annunciato uno scambio di mille detenuti per parte, il più ampio dall’inizio del conflitto. Zelensky ha confermato l’accordo: “L’Ucraina sta lavorando con costanza per riportare a casa i propri cittadini dalla prigionia russa. Ho incaricato il nostro team di preparare rapidamente tutto il necessario per lo scambio”.
Il presidente ucraino ha anche firmato un decreto che autorizza esplicitamente lo svolgimento della parata del 9 maggio. “Per finalità umanitarie delineate nei negoziati con la parte americana dell’8 maggio 2026, decido di autorizzare lo svolgimento di una parata a Mosca”, si legge nel testo pubblicato dalla presidenza ucraina.
Una parata senza armi
La tregua arriva mentre Mosca prepara una celebrazione diversa da tutte quelle degli ultimi vent’anni. Niente carri armati, niente missili balistici in sfilata, nessuna colonna di mezzi pesanti sulla Piazza Rossa. Solo il tradizionale sorvolo aereo. Le autorità russe parlano di “attuale situazione operativa”, ma il significato politico è un altro: la guerra ha svuotato la parata del simbolismo militare che Putin utilizza da un quarto di secolo per consolidare il consenso interno.
Domani, accanto al leader russo, ci saranno il re malese Sultan Ibrahim Iskandar, il presidente laotiano Thongloun Sisoulith e ovviamente il presidente bielorusso Alexander Lukashenko. Robert Fico, unico premier europeo all’appello che mai ha celato le sue simpatie per il Cremlino, incontrerà comunque lo zar e deporrà fiori alla Tomba del Milite Ignoto, evitando però la tribuna centrale della parata.
Nel frattempo i negoziati continuano. Zelensky ha annunciato di aspettarsi emissari americani “tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate”. Il tycoon parla già della tregue come di “l’inizio della fine di una guerra molto lunga, mortale e duramente combattuta”.
Ma nelle basi militari russe e ucraine nessuno considera questi tre giorni una svolta definitiva. I droni restano pronti, le batterie antiaeree attive, le truppe schierate lungo il fronte. La pausa serve a congelare il conflitto abbastanza a lungo da permettere a Putin di salire sul palco senza il rumore delle esplosioni sopra la sua testa.
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