Inclusione si, reciprocità no?
Scoppia il caso Ancona: bambini delle elementari in moschea a lezione di Corano. La Lega: basta indottrinamento a senso unico”
Mentre sul caso di Trieste montano le polemiche e si attendono gli ispettori chiamati a fare chiarezza proseguono anche in altre città del Bel Paese “le gite d’istruzione” (e l’indottrinamento votato alla causa dell’inclusione a senso unico?) prodromiche alla conoscenza e all’inchino ideologico spacciato per educazione al multiculturalismo. Insomma, la chiamano “integrazione”, ma in realtà è un viaggio intrapreso in nome di un percorso in itinere che vira, sterzando sempre più bruscamente, verso una strada unilaterale che sbuca su un vicolo senza uscita: varcarlo o tornare indietro, sembrano dire i cartelli che disseminano il cammino scolastico intrapreso.
Ancona, scoppia il caso dei bambini delle elementari in vista alla moschea
L’ultimo caso arriva allora da un istituto primario di Ancona, dove la gita scolastica alla locale “Moschea della Fratellanza”– una tappa fissa segnata in rosso sul calendario scolastico delle classi quinte – una parte degli alunni ha già varcato la soglia del centro islamico. Mentre per gli alunni rimasti ancora fuori la visita di due ore è fissata per il prossimo 4 giugno, e che li impegnerà all’incirca per un paio d’ore.
La nota di Sardone e Latini (Lega): no all’indottrinamento dei bambini
Una full immersion “mordi e fuggi”, ma imprescindibile, sembrano suggerire ricorrenza e sollecitudine con cui l’istituto in questione organizza e realizza il progetto monografico della visite d’istruzione. A sollevare il caso, allora – annessi e connessi compresi – intervengono l’europarlamentare Silvia Sardone (europarlamentare della Lega) e la deputata Giorgia Latini (deputata del Carroccio e segretaria regionale nelle Marche, responsabile nazionale cultura), che hanno duramente contestato l’iniziativa. Le immagini degli anni passati, d’altronde, parlano chiaro: si vedono i bambini “educati” sul Corano e istruiti persino sulle modalità della preghiera islamica.
Dopo Trieste, Ancona: l’inchino (unilaterale) al multiculturalismo
Una dinamica che, come rileva Il Giornale in un esaustivo servizio sul tema, scavalca i confini della didattica e che avviene, giova ricordarlo, in totale assenza di un’intesa formale tra lo Stato italiano e le comunità musulmane, privando queste visite di una cornice nazionale chiara. E di cui, peraltro, non si conoscono al momento iniziative di reciprocità e scambi culturali tra chi accoglie e chi è accolto (a proposito di strade a senso unico)…
Fatto sta che, al netto di polemiche geograficamente e culturalmente circoscritte ad alcune realtà in particolare (da Trieste ad Ancora, senza dimenticare le scuole in ossequio alla pausa Ramadan di cui scriviamo ormai ogni anno), le recriminazioni e i dubbi toccano il cuore di una “moda” che si sta diffondendo da Nord a Sud. Con una domanda che svetta su tante: perché questa curiosità unilaterale viene sollecitata solo verso l’Islam?
Ancona, visite alla moschea e istruzioni per l’uso della preghiera islamica
Perché è innegabile che il nodo centrale della questione sia diventato quello dell’assoluta mancanza di specularità: mentre gli studenti di estrazione cattolica vengono portati nei centri islamici in nome dell’interculturalità, non accade mai il contrario. E allora: «È un’abitudine consolidata per questa scuola, che ormai ogni anno porta le classi quinte in un centro islamico. Ci chiediamo quale sia lo scopo di questa iniziativa e perché venga fatta esclusivamente in moschea», si chiede Silvia Sardone, europarlamentare e vicesegretaria della Lega che per prima ha sollevato il caso in una nota congiunta con Giorgia Latini, deputata e coordinatrice regionale della Lega Marche.
E la reciprocità dello scambio culturale? Una polarizzazione plateale
Una polarizzazione innegabile – o se si vuole attenuare la vexata quaestio: un caso di palese disparità d’atteggiamento – appannaggio di una parte del mondo islamico che non tollera alcuna commistione con la tradizione cattolica. E forte di una certa propensione della scuola italiana ad assecondare questa postura. Ma questo non è dialogo: bensì un monologo che stride per forma e sostanza con l’idea di un discorso interdisciplinare e interculturale a favore dei bambini e in linea con la realtà di classi multietniche.
Una “moda” che si ripete in tutta Italia
Oltretutto, come scrive sempre Il Giornale, «non è la prima volta che il tema delle gite scolastiche nelle moschee accende il dibattito politico. Da tempo, esponenti del centrodestra chiedono un freno a queste dinamiche, invocando maggiore cautela e rispetto per la neutralità dei luoghi formativi. “Sembra essere una moda che si ripete in tutta Italia: ci sono state iniziative simili in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte. Le scuole devono essere luoghi di istruzione e di cultura, non di indottrinamento religioso. Basta con l’islamizzazione sulla pelle degli studenti”, conclude la nota di Sardone e Latini».
Parole che enucleano un concetto lineare quanto inoppugnabile: fino a quando i percorsi scolastici non saranno guidati da principi di reale reciprocità e dalla tutela della neutralità formativa, episodi come quello di Ancona continueranno a profilarsi come insidiosi tentativi di indottrinamento. Anche perché, altre possibili interpretazioni potrebbero risultare ancora più svilenti…
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