Alla Consulta studentesca
Ragazza di Azione Studentesca ferita, Rampelli: “Clima da anni ’70”, Frassinetti: “Aggressione inquietante”
Non si placano le polemiche dopo l’aggressione subita da alcuni giovani di Azione studentesca alla Consulta provinciale degli studenti di Roma.
Durante l’assemblea plenaria al Teatro Rossini, alcuni esponenti della Rete degli Studenti medi vicina alla Cgil hanno lanciato sedie e hanno aggredito i rappresentanti della destra studentesca. Negli scontri una ragazza di Azione studentesca è rimasta ferita.
La denuncia di Catalini e Ponzio: le immagini sono chiarissime
A denunciare quanto accaduto sono Andrea Catalini, responsabile di Azione Studentesca Roma, e Riccardo Ponzio, presidente nazionale del movimento giovanile. “Le immagini del video sono chiarissime”, dichiarano in una nota pubblicata sui social. “La Rete degli Studenti-Cgil attacca in massa, a decine, la segretaria della Consulta provinciale degli studenti di Roma”.
Secondo Azione Studentesca, “qualsiasi giornale che decida di pubblicare notizie su presunte violenze da parte di militanti di Azione Studentesca sta operando in maniera completamente disonesta e contro lo svolgimento democratico delle assemblee studentesche”.
Rampelli: spettacolo indegno
Sulla vicenda è intervenuto duramente anche il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, che parla di “spettacolo indegno” e di un clima che richiama gli anni di piombo. “Gli studenti medi di sinistra hanno superato ogni limite assalendo l’assemblea plenaria della Consulta studentesca di Roma”, attacca l’esponente di Fratelli d’Italia.
Rampelli descrive scene di forte tensione: “Sedie lanciate contro il tavolo della presidenza, slogan minacciosi, spinte, calci, cariche, mani con il segno della P38”. Una situazione che avrebbe reso necessario l’intervento della polizia e lo sgombero temporaneo dell’aula.
Secondo il vicepresidente della Camera, però, gli studenti presenti avrebbero chiesto di poter rientrare per proseguire democraticamente i lavori. “La Consulta ha ripreso i suoi lavori e ha approvato una mozione di condanna per l’aggressione subita e per ogni tipo di violenza”, sottolinea Rampelli.
Particolarmente duro il passaggio dedicato agli autori delle contestazioni: “Fa impressione constatare quanto i giovani di oggi stiano riadottando le stesse dinamiche che hanno anticipato gli anni ’70”. Rampelli punta il dito contro “i ragazzi della Rete degli studenti medi, legati alla Cgil e al Pd”, accusandoli di essersi opposti fisicamente “a una ragazza di Azione Studentesca eletta nella Consulta, causandole segni visibili”.
Frassinetti: dopo le menzogne a Valditara, episodio ancora più grave
Sulla vicenda interviene anche il sottosegretario all’Istruzione Paola Frassinetti, che collega quanto accaduto alle recenti polemiche sul ministro Valditara. “Dopo le menzogne dei giorni scorsi, quando il ministro Valditara è stato accusato ingiustamente di essersene andato senza ascoltare uno studente, oggi assistiamo a un episodio ancora più grave”, dichiara.
Frassinetti parla apertamente di aggressione: “Esponenti della Rete degli Studenti-Cgil hanno aggredito studenti di Azione Studentesca, lanciando sedie verso il tavolo della presidenza e colpendo anche una studentessa della Consulta, che ha riportato lesioni”.
Il sottosegretario definisce “inquietante” anche “l’esibizione di simboli delle P38”, immagini che “richiamano tristemente gli anni di piombo”. E conclude con un appello: “Le assemblee studentesche devono tornare a essere luoghi di confronto democratico e partecipazione civile, non scenari di odio e violenza”.
“Indispensabile isolare i violenti”
“Preoccupa il tentativo di trasformare le istituzioni studentesche – commenta la senatrice di Fratelli d’Italia Cinzia Pellegrino, capogruppo in Commissione Diritti umani – in terreno di scontro ideologico, alimentando un clima incompatibile con ogni principio di civile convivenza. È indispensabile isolare chi pensa di imporre le proprie idee attraverso aggressioni e intimidazioni, senza alcuna indulgenza verso derive estremiste che rischiano di avvelenare il dibattito pubblico, soprattutto tra i più giovani”.
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