I soliti democratici
Pierpaolo Capovilla inveisce contro Venezia e i veneziani: «Ha vinto il tumore, la metastasi della città»
Il musicista, protagonista del film "Le città di Pianura", dà voce a tutti i tic di certa sinistra, prendendosela con i concittadini che hanno decretato la vittoria del centrodestra e minacciando di andarsene. Originalissimo...
Invettiva social senza freni di Pierpaolo Capovilla, musicista veneziano e uno dei due attori protagonisti del pluripremiato film Le città di Pianura di Francesco Sossai, che ha preso così male la vittoria del centrodestra nella sua città da arrivare a parlare di «metastasi», annunciare che venderà il proprio appartamento e augurare a Venezia di «crepare».
L’invettiva social di Pierpaolo Capovilla
«Vince l’assessore al turismo di Brugnaro: vince il tumore, la metastasi della città», ha scritto su Facebook, l’ex frontman di One Dimensional Man e Teatro degli Orrori, aggiungendo che «venderò il mio appartamento, e andrò a vivere da qualche altra parte. Venezia è morta. Inutile insistere sul cadavere». Secondo il cantante, Venturini – citato solo attraverso l’incarico ricoperto nella giunta Brugnaro e mai per nome – «vince perché l’ha votato la così detta Città Metropolitana, non Venezia. L’hanno votato le persone comuni, quelle che guardano la tv. Vince la mistificazione, vince quella parte di Paese che non ha a cuore il futuro della Città Storica. Vincono i nemici della Città Storica».
Il messaggio a Venezia: «Fottiti, crepa, te lo meriti»
Capovilla ce l’ha in particolare con gli operai, che a suo dire hanno «assassinato Venezia», votando «i loro sfruttatori». «Venezia – aggiunge – muore per mano di una classe operaia spogliata dei suoi valori, della sua coscienza. Una classe operaia indottrinata, inconsapevole del proprio stesso destino». «Vince – scrive ancora Capovilla – il qualunquismo, vince il pressappochismo, vince il sentito dire, non il discorso pubblico, vincono le chiacchiere da bar, vince lo spritz, le canne, la cocaina. Vincono le bugie, l’arrampicamento sociale, la corruzione. Vince il padrone: il turismo. Ha vinto B&B, né più né meno». «Fottiti, Venezia, non meriti più niente. Crepa, Venezia, muori sopraffatta dai tuoi nemici. Te lo meriti», è la conclusione del post di Capovilla.
Una reazione originalissima…
Al di là dei toni particolarmente violenti, Capovilla non fa né più né meno di quello che fa certa sinistra ogniqualvolta i cittadini votano diversamente da come vorrebbe: se la prende con il popolo ignorante e privo di punti di riferimento, di capacità di capire dove sia davvero il bene. Un atteggiamento arrogante, che tradisce sempre il solito retropensiero per cui a sbagliare sono gli altri, quei cittadini che non riconoscono la superiorità morale di una certa parte e si consegnano mani e piedi all’altra, dove allignano tutti i mali del mondo. O, in questo caso, della città.
E poco importa che quei cittadini siano maggioranza schiacciante, perché ciò che esprimono col loro voto non vale un briciolo delle convinzioni di un’autoproclamata e chiaramente illuminata élite. Nessuna originalità anche nella minaccia di abbandonare la città, di farsi esule materiale dopo essersi riconosciuto esule morale: basti pensare alle star che col loro esodo avrebbero dovuto svuotare Hollywood dopo la vittoria di Trump. «Ma ci faccia il piacere», avrebbe detto Totò, ammesso che la citazione non sia troppo popolare per arrivare alle “vere star”.
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