L'analisi di Pedrizzi
Pedrizzi: “Meloni e il patto del coraggio con gli industriali: risposta giusta all’impotenza della Ue”
Ieri, all’assemblea di Confindustria, si è vista e sentita la Giorgia Meloni che sa affrontare le questioni di petto, senza ipocrisie e senza sconti per nessuno, tantomeno per la Ue. Sovranista, realista, s’è rivista la premier che difende famiglia ed imprese nei confronti della “deriva ideologica e burocratica di Bruxelles”, che ha incalzato quella Ue della burocrazia “celeste, come la definisce il professor Giulio Sapelli, “un gigante burocratico viziato da approcci ideologici e tecnocratici e inarrestabile nella sua capacità di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune, ma esitante quando si tratta di far sentire la propria voce nelle dinamiche globali”.
Parole sante, finalizzate a quello che è stato definito un invito comune al coraggio di sfidare gli apparati, una sorta di “patto del coraggio” tra chi governa e chi produce. La vera Europa non può limitarsi a stilare bilanci e stratificare regole e controlli ma deve saper indicare ai suoi membri un destino comune, e perseguirlo adattando il proprio ruolo alle fasi storiche, come quella che oggi ci vede in ginocchio sul fronte energetico per l’incapacità di essere autonomi e di non dover dipendere da guerre “altrui”. Ma il tutto, nel ragionamento della Meloni, deve essere valutato in un’ottica interna, di difesa della nostra economia e dei nostri risparmi. “se noi oggi non aiutiamo le famiglie e le imprese a superare l’impatto una crisi che è significativa, rischiamo che domani non ci sia più niente da difendere” .
La platea degli industriali, chiamata a raccolta nel segno del “coraggio” dalla nostra premier, ha dimostrato di essere pronta a seguire il governo nella sua battaglia sui vincoli ciechi. Lo stesso Presidente di Confindustria, Orsini, ci ha messo il carico da novanta, affermando che “Bruxelles non ha ben chiaro cosa significhi competitività”. Il pericolo è anche quello di non riconoscere la minaccia dei competitor.
“La Cina sta esportando verso l’Europa più dell’anno scorso, più 30%, noi in Europa abbiamo perso un milione di posti di lavoro. Se non vogliamo deindustrializzare la Ue ci dobbiamo anche proteggere e creare le condizioni sociali affinché le imprese rimangano”, ha detto Orsini, in linea con la posizione che il ministro Giorgetti ha assunto da tempo sulla necessità di una risposta energica allo choc energetico causato dalla crisi iraniana che richiede “una risposta rapida, coordinata e proporzionata da parte dell’Ue”. “La politica ‘attendere e vedere’ è finita, ora è tempo di agire”, ha detto il ministro. Ed è sotto gli occhi di tutti, ormai, che l’Europa stia restando a guardare in attesa che la situazione peggiori. E’ l’ora che l’Italia capeggi il fronte dei “responsabili”, quelli che hanno a cuore il futuro della Ue e dei propri paesi.
*ex senatore di An e presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama
Ultima notizia
Genova
Francesca Tuscano morì dopo il vaccino anti Covid di AstraZeneca: no all’archiviazione, l’inchiesta riparte
Cronaca - di Marta Lima