Francesca Tuscano morì dopo il vaccino anti Covid di AstraZeneca: no all’archiviazione, l’inchiesta riparte
Cronaca - di Luca Maurelli - 27 Maggio 2026 alle 18:17
L’inchiesta sulla morte di Francesca Tuscano “non deve fermarsi”. È quanto stabilito dalla giudice per le indagini preliminari del tribunale di Genova Angela Maria Nutini, che per la seconda volta ha respinto la richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero Giuseppe Longo.
La morte di Francesca Tuscano dopo il vaccino anti Covid
Il procedimento riguarda il decesso dell’insegnante 32enne, morta il 4 aprile 2021 circa due settimane dopo la somministrazione del vaccino anti-Covid AstraZeneca. Secondo quanto già accertato, la morte sarebbe riconducibile a una reazione avversa al vaccino, tanto che la famiglia è stata risarcita dall’Asl. Tuttavia, la gip — su sollecitazione dei legali dei genitori della vittima, Federico Bertorello, Salvatore Bottiglieri e Tatiana Massara — chiede ulteriori approfondimenti non sulla somministrazione in sé, ma sulle decisioni alla base dell’utilizzo del vaccino nel caso specifico. Nell’ordinanza, la giudice richiama il contesto scientifico dell’epoca, evidenziando come il 19 marzo 2021 l’Ema avesse già segnalato rari casi di trombosi soprattutto in donne under 55. Viene inoltre sottolineato che la letteratura scientifica disponibile indicava un aumento del rischio trombotico fino a sei volte in soggetti che assumevano estroprogestinici, ossia contraccettivi ormonali. Da qui la richiesta di verificare se fossero adottabili criteri più prudenziali nella somministrazione del vaccino a determinate categorie. Un punto centrale riguarda il consenso informato. La gip rileva che la vaccinazione fu somministrata il 22 marzo 2021, mentre l’aggiornamento del modulo informativo del Ministero della Salute risale al 25 marzo.
“Non ci fu una scelta consapevole”
Nel modulo firmato dalla paziente era riportata l’assenza di decessi correlati alla vaccinazione negli studi clinici, affermazione già non coerente con i dati Ema/Prac disponibili. Secondo la giudice, ciò avrebbe inciso sulla possibilità di una scelta pienamente consapevole. L’ordinanza dispone inoltre accertamenti sui giorni successivi alla somministrazione, per verificare l’eventuale comparsa di sintomi riconducibili a complicanze tromboemboliche e la loro riconoscibilità da parte della vittima, anche alla luce delle informazioni disponibili all’epoca. Ulteriori approfondimenti vengono richiesti anche sulla disponibilità dei vaccini a mRNA nel periodo considerato e sul contesto delle decisioni del Comitato tecnico scientifico, con riferimento alle discussioni interne e alle valutazioni sul rapporto rischio-beneficio. Infine, la gip stabilisce un termine di quattro mesi per le nuove indagini e apre alla possibilità che, qualora emergano profili di responsabilità, l’inchiesta possa essere estesa ad altri eventuali casi analoghi.
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