L'Italia fa scuola
L’Olanda socialista copia il “Piano Albania”: misure più stringenti e Paesi terzi per ospitare i migranti da espellere
Anche il governo dell'Aia ha intenzione di mettere mano alle politiche migratorie. Oltre ai cpr negli Stati extra-Ue, i Paesi Bassi hanno introdotto delle regole più stringenti sull'immigrazione nelle ultime settimane, approvate anche dai conservatori
Anche l’Olanda copia lo schema italiano, proseguendo il suo percorso sui rimpatri nei Paesi terzi, fuori dall’Ue. «In tutta Europa le persone chiedono soluzioni credibili e praticabili per riprendere il controllo dell’immigrazione: queste soluzioni stanno prendendo sempre più forma e si sono dimostrate giuridicamente sostenibili», ha sottolineato Bart Van Der Brink , vicepremier dei Paesi Bassi e ministro per l’Immigrazione. L’iniziativa dell’Aia si è fatta largo dopo che parlamento e Consiglio dell’Unione europea hanno raggiunto un accordo per i centri di rimpatrio nei Paesi terzi e sull’apertura al “Modello Italia” per le espulsioni, proposto dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Come ha riportato anche Open, l’obiettivo dell’Olanda sembra quello di replicare il Piano Albania, adottato dall’esecutivo Italiano e visto come un punto di riferimento in Ue.
L’Olanda “copia” l’Italia sul Piano Albania
Per comprendere la scelta dell’Olanda sui migranti, però, bisogna fare qualche passo indietro. Lo scorso 15 maggio è stata firmata una dichiarazione nella Ue, che evidenzia il diritto sovrano dei Paesi membri di decidere sull’entrata dei cittadini stranieri e il potere di intraprendere nuovi approcci per scoraggiare l’immigrazione irregolare.I Paesi Bassi, nello specifico, stanno collaborando con Danimarca, Malta e Svezia per impiegare delle soluzioni comuni.
Il governo olandese, nel fine settimana, ha informato il Parlamento di non aver trovato ostacoli giuridici che possano compromettere il piano: non si sa quale sarà la struttura di rimpatrio, ma sono iniziati dei colloqui con alcune nazioni che includerebbero alcuni stati africani, tra cui Ruanda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda ed Etiopia, ai quali si aggiungerebbero anche Azerbaijan e Montenegro. Il regolamento approvato dall’assemblea di Bruxelles garantisce ai Paesi membri di trasferire i migranti irregolari in Paesi terzi non collegati al loro origine, a patto che vengano sottoscritti accordi bilaterali per l’edificazione dei luoghi di accoglienza, proprio come avvenuto tra Roma e Tirana. Inoltre, la norma ha stabilito anche un aumento del periodo di permanenza nei centri fino a due anni, oltre ad imporre il divieto di reingresso nel territorio Ue per chi viene espulso.
Anche la sinistra olandese cambia passo
La notizia dell’organizzazione di una politica olandese sui centri per il rimpatrio nei Paesi terzi è arrivata in concomitanza con le nuove leggi più stringenti sui richiedenti asilo, che dovrebbero entrare in vigore nelle prossime settimane, dopo il via libera del Senato e l’applicazione del Patto europeo sull’immigrazione. Dal 12 giugno, infatti, i rifugiati non potranno prendere permessi di soggiorno a tempo indeterminato, mentre la durata di quelli temporanei diminuirà a tre anni. La mozione del governo dell’Aia è stata appoggiata da molte forze politiche, dai liberali ai conservatori. Già ad ottobre 2024, quando la maggioranza era trainata dal Partito per la libertà di Geert Wilders, i Paesi Bassi avevano comunicato provvedimenti più severi in tema di immigrazione, con la reintroduzione di verifiche alla frontiera e il riconoscimento di alcune zone della Siria per eseguire i rimpatri.
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Politica - di Eva De Alessandri