Mistero al bivio
Pietracatella, il cerchio si stringe sulla pista familiare. Il mistero della torta della zia e i telefoni delle vittime sbloccati: a caccia della “mente diabolica”
Giallo di Pietracatella, il cerchio si stringe sulla pista familiare. Le indagini sul tragico avvelenamento da ricina che a fine dicembre è costato la vita ad Antonella Di Ielsi (50 anni) e alla figlia Sara Di Vita (15 anni) registrano una netta accelerazione e sembrano preludere alla svolta di una quadra introno all’intricato mistero della cena natalizia. E con tanto di dinamiche interne al paese molisano connesse…
Giallo di Pietracatella, il cerchio investigativo si stringe intorno alla pista familiare
Riavvolgiamo il nastro allora, e ripartiamo dall’ultimo momento di indagine relativo a ieri (martedì 26 maggio, ndr), quando Gianni Di Vita e la figlia Alice, unici due sopravvissuti al fatale pasto delle feste, sono tornati in Questura a Campobasso fornendo volontariamente i codici di sblocco dei telefoni cellulari delle due vittime. Un passo decisivo che consentirà alla Squadra Mobile di analizzare messaggi e contatti alla ricerca di elementi chiave, proprio mentre i risultati definitivi delle autopsie slittano al 30 giugno per la complessità degli accertamenti affidati al consulente tecnico Locatelli.
Gli accertamenti tecnico-scientifici allungano i tempi, ma forse non troppo…
Si, perché nel frattempo dopo la nomina di Locatelli come consulente tecnico della Procura, slittano di un mese anche i risultati delle autopsie. La dottoressa Benedetta Pia De Luca, infatti, dovrà consegnare entro il prossimo 30 giungo le relazioni degli esami, svolti sui corpi delle due vittime. Non solo. Come noto, nella giornata di ieri gli investigatori hanno convocato in Questura anche Isuccia, l’anziana zia di Gianni Di Vita, per chiarire alcuni passaggi legati alle ore precedenti alla tragedia. L’audizione è durata un paio d’ore.
La torta preparata dall’anziana zia di Gianni Di Vita sotto i riflettori
La donna ha preparato la torta consumata a Natale dalla famiglia Di Vita. Ma, al centro degli accertamenti, ci sarebbe anche un dettaglio preciso: l’anziana avrebbe preparato la torta portata in famiglia la sera del 24 dicembre; tuttavia, secondo la ricostruzione emersa, non sarebbe stata presente alla cena in cui il dolce sarebbe stato consumato. Un elemento che gli inquirenti stanno analizzando per ricostruire con precisione la catena degli eventi e verificare chi abbia avuto accesso agli alimenti nei giorni immediatamente precedenti ai decessi.
Da protocollo, si potrebbe dire allora, la convocazione per chiarire i contenuti delle sue dichiarazioni su presunti retroscena familiari, rilasciate ad alcune emittenti televisive nazionali. Insomma: tra passi investigativi e audizioni, in attesa dei referti tecnico-scientifici, l’attenzione degli investigatori si concentra soprattutto sulla tavola di Natale e i suoi partecipanti.
Tensioni sommerse, asti e vecchi rancori nel mirino degli inquirenti?
Un dato che va a sposarsi, emblematicamente, con il tentativo di ricostruzione del clima domestico di quelle ore drammatiche a cui si è aggiunta recentemente la testimonianza di don Stefano Fracassi, parroco di Pietracatella, che – lo ricordiamo – gli inquirenti hanno ascoltato in questura per tre ore. Il sacerdote fu l’ultimo a parlare con Antonella il 25 dicembre, proprio mentre la giovane Sara iniziava a manifestare i primi inspiegabili malesseri.
La speranza della Procura di Larino è che le confidenze della donna possano rivelare tensioni sommerse, asti o rancori covati in silenzio. Insomma, un possibile movente all’origine della tragedia. O dell’incidente fatale?
Giallo di Pietracatella, si seguono comunque tutte le piste, ma al netto della direzione intrapresa…
Sì, per quanto in subordine, parrebbe di dedurre, la Procura di Larino continua a muoversi comunque su più fronti. Senza escludere alcuna ipotesi. L’attenzione però, nel frattempo, sembra rimanere concentrata sia sulle dinamiche familiari. Sia su eventuali responsabilità esterne. Mentre proseguono gli accertamenti tecnici sui reperti biologici per confermare la presenza e la modalità di ingestione della ricina che allungano, ma forse non di molto, la svolta finale delle indagini.
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Esteri - di Redazione