Altro che narrazione dem
Migranti, sbarchi dimezzati (-54%): avanti tutta col modello Albania. E Piantedosi smonta la retorica di sinistra: opportunità, ma anche un problema
Migranti, la strategia operativa del governo funziona: e non solo, stando ai numeri, per la gestione dei flussi. Ma anche in funzione dello smantellamento di una retorica che la sinistra cavalca da anni (compresi quelli in cui è stata al governo). Al Festival dell’Economia di Trento, il ministro dell’Interno Piantedosi traccia un bilancio netto e rigoroso delle politiche migratorie dell’esecutivo, smontando pezzo per pezzo la narrazione ideologica delle opposizioni. I numeri, d’altronde, parlano chiaro: nei primi cinque mesi dell’anno si registrano poco più di 9.000 arrivi, segnando un crollo verticale del -54% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Migranti, Piantedosi: da inizio anno 9mila arrivi: sbarchi dimezzati del 54%
«Nei primi cinque mesi dell’anno abbiamo avuto poco più di 9mila arrivi. Il primo anno credo che a questa data fossero o 50 o 60mila. Sono risultati importantissimi», assevera e commenta il numero uno del Viminale, sottolineando come ad oggi si sia registrato «un -54% rispetto all’anno precedente, quando il dato consolidato dava -60% rispetto all’anno in cui ci siamo insediati».
Non solo. Una svolta impressa anche sul fronte dell’efficacia dei respingimenti, con il rapporto tra rimpatri ed ingressi irregolari balzato in dodici mesi «dal 10,2% al 34%». Il che significa che, se la matematica non è un’opinione – e se il calcolo percentuale non fa eccezione – che il modulo gestionale del governo funziona, sia per i migranti costretti all’esodo – e la lotta agli scafisti –. Che per chi, troppo a lungo, ha dovuto accogliere coattivamente facendo fronte a una serie di criticità spesso rimaste inascoltate.
Piantedosi: «I migranti sono un’opportunità. Ma anche un problema da gestire». Ecco perché
Non solo. Perché parlando nello specifico dei rimpatri, il ministro dell’Interno ha spiegato che «lo scorso anno tra rimpatri forzosi e assistiti abbiamo sfiorato i 7mila casi: siamo arrivati a circa 6.800». Ma c’è di più. Perché a proposito di problematiche relative a accoglienza e integrazione, Piantedosi ha scandito che «l’immigrazione deve essere un’opportunità, ma negare che sia anche un problema da gestire significa fare un’operazione ideologica che non porta da nessuna parte». Ribadendo tra le righe, dunque, la necessità di un’integrazione reale che non si limiti alla sola propaganda funzionale a una narrazione di parte.
La difesa strategica dell’operazione Albania tra costi e rimpatri
Il focus si è poi spostato sulla difesa strategica dell’operazione Albania, definita un modello innovativo destinato a proseguire con forza, soprattutto alla luce dell’entrata in vigore dei nuovi regolamenti europei che l’hanno approvata e adottata. Piantedosi è partito ad argomentare il punto rispondendo alle critiche strumentali sui costi della struttura con il pragmatismo delle cifre. Ebbene, sempre stando ai numeri, a fronte di un tetto annuo previsto di 134 milioni, la spesa reale del primo anno si è fermata ad appena 50 milioni di euro.
Centri in Albania, il bilancio di Piantedosi: spesi solo 50 mln, a fronte di un tetto annuo previsto di 134 milioni
Spiegando oltretutto che, per quanto riguarda gli arrivi nel Cpr, «sono stati rimpatriate 84 persone. Tra cui gente condannata per omicidio, violenza su minore, rapina aggravata, furti e narcotraffico». Insomma, soggetti socialmente pericolosi con condanne per reati gravissimi. Insomma, un netto cambio di paradigma rispetto al passato della sinistra, evocato dal ministro tramite il parallelo con l’operazione Mare Nostrum che, osserva il ministro, «in un solo anno costò 110 milioni di euro e portò in Italia 500mila persone in un triennio.
«Con Mare Nostrum in un anno si spesero 110 milioni in un anno, e qui arrivarono 500mila persone in 3 anni»
L’80% delle quali non aveva alcun diritto alla protezione internazionale», e «un costo di 8 miliardi di lire: in un anno spesero 110 milioni» ha sostenuto Pientadosi. Che poi ha aggiunto in calce: «Allora mi chiedo: è meglio spendere 50 milioni per rimpatriare 84 persone pericolose? O far venire centinaia di migliaia di persone che non hanno titolo e che costano miliardi di euro sul nostro sistema di accoglienza?». E nell’interrogativo retorico che pone il ministro. E, soprattutto, nella risposta implicita, c’è l’orgoglio rivendicato sulle scelte del governo: meglio investire risorse per espellere criminali pericolosi, che alimentare un sistema d’accoglienza incontrollato da miliardi di euro.
Per questo, e molto altro ancora allora, al termine del suo intervento il titolare del Viminale ha anche rilanciato: l’operazione Albania «andrà avanti». E alla domanda se sia previsto un nuovo decreto Piantedosi, ha risposto che ci sono «una gamma di ipotesi». Specificando un ultimo dato numerico che faceva evidentemente un po’ da sassolino nella scarpa del ministro, che ha tenuto a precisare: «in Albania ci sono 200 poliziotti. E non 500»…
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