Il paradosso
Migranti a Gjader: ecco chi sono gli ospiti del centro in Albania che toghe e medici rispediscono in Italia liberi di delinquere
Tra loro, stupratori di minori, ladri armati, spacciatori e ricettatori con domande d'asilo strumentali e una sorta di giurisprudenza "creativa" che svuota i Cpr in barba alla sicurezza di chi accoglie
+ Seguici su Google DiscoverMigranti: fermi rinnegati a suon di sentenze, inserimenti in Cpr e hub bloccati da certificati medici opinabili. E, su tutto, l’ufficializzazione di un paradosso giuridico, politico e culturale: soggetti liberi di delinquere a dispetto di fedine penali e decreti governativi, e in barba alla sicurezza di chi accoglie oltre ogni ragionevole dubbio… Uno stato dell’arte (dei pazzi) che il nostro giornale denuncia da tempo ormai, e che oggi torna in primo piano anche grazie a un servizio de Il Giornale che scoperchia un vaso di Pandora senza fine.
Migranti, il paradosso di Gjader (e non solo)
Un profluvio di casi e sentenze che, nell’analizzare quanto accade all’interno e intorno al sistema dei Cpr, sia in Italia che nel nuovo hub di Gjader, mostra quanto alto sia il rischio di vanificare l’intera strutturazione delle sinergie diplomatico-internazionali e delle strategie dell’esecutivo nazionale in materia di gestione dei flussi e sicurezza. E tutto in virtù di un corto circuito giudiziario che sembra puntare sul cavillo ideologico privilegiato invece che sulla sicurezza dei cittadini ospitanti. Ma procediamo con ordine.
Ecco chi sono gli ospiti del centro in Albania
E ripartiamo dai numeri. Perché se la matematica non è un opinione – e non lo è di certo – il quantum dei casi e i profili penali che continuano a emergere da censimenti e resoconti, sono agghiaccianti. E per limitarci, in questo discorso, al tanto discusso (dalla sinistra) centro albanese di Gjader, va anticipato subito che lì non finiscono “anime belle” in cerca di fortuna, o profughi in fuga da guerre e carestie. Bensì soggetti dal “pedigree criminale” conclamato: stupratori di minori, rapinatori armati, spacciatori e ricettatori.
Tra i migranti “reclusi” a Gjader, stupratori di minori, ladri armati, spacciatori e ricettatori
Eppure, a fronte di tanti e tali riscontri che il quotidiano milanese citato enumera e assevera. E nonostante la pericolosità sociale dei migranti in questione, la porta girevole della magistratura continua a funzionare a pieno ritmo. E come è presto detto: basta una domanda d’asilo strumentale – spesso palesemente infondata – perché le Corti d’Appello neghino la convalida del trattenimento, imponendo ai migranti “trattenuti” a Gjader il ritorno in Italia a piede libero.
Ecco i numeri e i casi nel dettaglio
E a parlare sono innanzitutto i numeri per l’appunto. Scrive il quotidiano diretto da Tommaso Cerno (con Vittorio Feltri direttore editoriale): «Nel 2025 i rimpatri sono stati 6.097, il 52% in più rispetto al 2022. Ad oggi sono già duemila (+22%), ma solo 83 da Gjader, e solo da un annetto». Perché? «Più della metà di loro ha presentato una strumentale richiesta d’asilo. Con la magistratura che si nasconde dietro la Corte di Giustizia dell’Unione europea che sul tema deciderà a giugno, sebbene almeno il 30% dei clandestini rimesso in libertà da sentenze fotocopia sia stato pizzicato a delinquere nuovamente».
È il caso, tanto per fare qualche esempio che la fonte citata riporta a titolo meramente esemplificativo, di M.L., marocchino con precedenti per stupro di gruppo e sequestro di persona. O di K.M., sedicente cittadino iraniano arrivato dal Cpr di Macomer, che negli ultimi 10 anni è stato condannato per una sfilza di reati, dalla ricettazione alla violenza su una ragazza in un viaggio in treno. E si potrebbero citare ancora, come fa Il Giornale per l’appunto, anche i profili di soggetti come l’algerino T.Y., condannato per spaccio, ricettazione, armi clandestine, furto, lesioni personali e sequestro di persona.
O come il senegalese S. A. “famoso” per aver partecipato alla rivolta nel Cpr di Bari (quando un agente finì in pronto soccorso e poi ricoverato per una settimana), dentro per evasione e possesso d’arma. Come, ancora, la vicenda del bengalese S.M., arrestato in flagranza due anni fa per essersi masturbato davanti a un bambino di 6 anni. Mentre il marocchino L.A.S., accusato di violenza sessuale, minaccia, resistenza, furto aggravato, violazione di domicilio, procurato allarme e danneggiamento andava a fargli compagnia nel drammatico elenco della casistica.
A fronte di tutto ciò le Corti d’Appello impongono che chi viene espulso e fa domanda d’asilo anche strumentale stia in Italia
Soggetti che, nella grande maggioranza dei casi, una volta rilasciati in attesa di un responso giudiziario scontato, tornano nel 30% delle volte a colpire ancora, facendo perdere le proprie tracce nelle nostre città. In tutto ciò, allora, la beffa e il grottesco elevano i loro potenziali al quadrato con la sinistra italiana che, mentre tace sul merito dei reati, si concentra sul “patrocinio gratuito automatico” per chi ricorre contro l’espulsione. E sì che la premier Giorgia Meloni da tempo ormai alza la voce contro ordinanze che, oltre a ingolfare i tribunali, garantiscono un’impunità di fatto a clandestini pluricondannati.
Migranti a Gjader e non solo, la luce in fondo al tunnel: come cambia la norma Ue
Pertanto, il paradosso è totale. Ossia: mentre il Viminale aumenta i rimpatri (+52% rispetto al 2022), una parte della magistratura si barrica dietro un’interpretazione estrema delle norme Ue, in attesa di una decisione della Corte di Giustizia prevista per giugno. Intanto, comunque, la luce in fondo al tunnel resta accesa con il nuovo Patto Ue su immigrazione e asilo approvato da Bruxelles lo scorso marzo: dal luglio 2027, infatti, l’ordine di rimpatrio europeo emesso da uno Stato Ue sarà automaticamente esecutivo in tutta l’Unione. E l’effetto sospensivo non sarà più automatico, «a meno che – come sottolinea il quotidiano milanese – l’autorità giudiziaria decida diversamente.
Va da sé che fino ad allora, però, l’Italia resta ostaggio di una “giurisprudenza creativa” che sembra ignorare il diritto primario dei cittadini: quello alla sicurezza.
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