Royals in Town
Re Carlo da Trump per ricucire con Washington. Ma dal Pentagono spunta una mail punitiva contro Londra
La visita di Stato del re britannico negli Stati Uniti arriva mentre il tycoon e Starmer sono davvero ai ferri corti. Tra Congresso, Casa Bianca e simboli imperiali, Carlo III prova a ricucire l’alleanza sotto pressione
+ Seguici su Google Discover«Più e più volte i nostri due Paesi hanno sempre trovato il modo di riavvicinarsi». È il passaggio, secondo fonti reali, destinato a pesare di più nel discorso che re Carlo III pronuncerà davanti al Congresso americano, a Washington, durante una visita di Stato che nasce per celebrare i 250 anni dell’indipendenza degli Stati Uniti ma arriva nel pieno di una frizione politica tra Londra e la Casa Bianca. «Un’opportunità — fa sapere Buckingham Palace — per riconoscere la storia condivisa delle nostre due nazioni».
L’arrivo di re Carlo
Il sovrano e la regina Camilla sono atterrati lunedì alla Joint Base Andrews, nel Maryland, prima di essere accolti da Donald Trump e dalla first lady Melania alla Casa Bianca. Tè nella Green Room, visita agli alveari del South Lawn, garden party all’ambasciata britannica: il primo giorno ha avuto il tono controllato del soft power. Ma dietro le fotografie ufficiali si muove una partita più dura.
Un’alleanza sotto pressione
La visita era stata pianificata da tempo, prima che Stati Uniti e Israele lanciassero la guerra contro l’Iran a fine febbraio. Da allora, il rifiuto del governo britannico di partecipare all’offensiva ha irrigidito i rapporti con Washington. Trump ha attaccato più volte il primo ministro Keir Starmer, dicendo che «non è un Winston Churchill», e ha minacciato ritorsioni commerciali contro Londra, anche sul dossier della tassa sui servizi digitali.
A peggiorare il clima, riporta il New York Times, è stata una email interna del Pentagono, secondo cui gli Stati Uniti starebbero valutando misure punitive nei confronti di Gran Bretagna e Spagna per la loro posizione sul conflitto. In questo quadro, la monarchia viene usata dal governo britannico come strumento di stabilizzazione. Carlo non negozia accordi, ma può creare spazio politico dove la diplomazia ordinaria si è inceppata.
Il presidente e il re
Trump non ha nascosto la propria ammirazione per il sovrano. Alla Bbc ha definito Carlo «un uomo fantastico» e «un grande uomo», aggiungendo che la visita può «assolutamente» aiutare a riparare i rapporti. Su Truth Social aveva scritto: «Non vedo l’ora di trascorrere del tempo con il Re, che rispetto moltissimo. Sarà FANTASTICO!».
Il primo incontro ha confermato la familiarità cercata dal presidente. Trump ha appoggiato la mano sulla spalla e poi sul braccio del re mentre lo accompagnava verso l’ingresso della Casa Bianca, un gesto fuori dalle consuetudini più rigide del cerimoniale reale. Carlo è rimasto impassibile. Melania ha scelto un registro altrettanto caloroso, salutando Camilla con un doppio bacio. Piccoli strappi, ma gestiti senza attrito apparente.
Il Congresso come palcoscenico
Martedì Carlo parlerà davanti a una sessione congiunta del Congresso, evento raro per un monarca britannico: prima di lui lo fece sua madre Elisabetta II nel 1991. Il discorso, preparato su indicazione del governo, dovrebbe durare circa venti minuti e insistere su difesa, intelligence, commercio, tecnologia e valori democratici condivisi.
Il re ricorderà che i legami di sicurezza tra i due Paesi «non si misurano in anni ma in decenni» e dovrebbe evocare anche il tentato attentato contro Trump avvenuto sabato sera a Washington, episodio che aveva spinto Buckingham Palace a rivedere le misure operative senza modificare il programma.
Cerimonie e dossier aperti
Dopo il discorso al Congresso, il sovrano sarà ospite di Trump per un banchetto di Stato alla Casa Bianca. Mercoledì si sposterà a New York per commemorare le vittime dell’11 settembre in vista del venticinquesimo anniversario degli attacchi, visitare iniziative comunitarie e partecipare a un ricevimento per il King’s Trust. Giovedì tornerà nell’area di Washington per Arlington e una festa di quartiere in Virginia dedicata all’anniversario americano.
Resteranno sullo sfondo le proteste annunciate per le vittime di Jeffrey Epstein e l’ombra del rapporto tra Epstein e Andrew Mountbatten-Windsor. Ma il centro politico della visita è altrove: verificare se il capitale simbolico della Corona possa attenuare l’irritazione di Trump e preservare l’asse strategico tra Washington e Londra.
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