Il libro
Il sogno della Pasqua comune dei cattolici e degli ortodossi. Aspettando i 2000 anni esatti dalla resurrezione di Cristo
In "Pasqua di pace" il giornalista Antonio Preziosi racconta il «cammino ecumenico» dei cristiani e un’intera stagione di vita ecclesiale inaugurata da Giovanni XXIII. In attesa del Giubileo del 2033
C’è una data da fissare nel calendario della Chiesa di Roma, anzi delle Chiese cristiane. Ed è quella della Pasqua del 2033, l’anno del Giubileo indetto per i duemila anni esatti dalla Resurrezione di Cristo, dall’evento della Redenzione. Questione di fede, ma non solo. L’obiettivo è celebrare la Pasqua comune tra cattolici e ortodossi. Era il sogno di papa Francesco, che Leone XIV ha voluto fare proprio, trasformandolo in una missione personale dalla duplice traiettoria, storica e profetica insieme.
“Pasqua di pace” verso il Giubileo del 2033
Un obiettivo che però non nasce soltanto da coincidenze di calendario e suggestioni simboliche, ma che va iscritto nella grande agenda fissata dal Concilio Vaticano II, che elevò le aspirazioni del movimento ecumenico del primo Novecento tra le priorità del cattolicesimo del terzo millennio. Uno sforzo di unità che ha visto tutti i pontefici protagonisti di un lavorio intenso e difficile, segnato da incomprensioni e lacerazioni, ma anche ricco di sorprese inattese e passaggi incoraggianti. Ed è a questa storia che Antonio Preziosi, direttore del Tg2 e saggista attento alle questioni vaticane, ha voluto rendere ragione con il saggio Pasqua di pace. Da Giovanni XXIII a Leone XIV, verso il Giubileo del 2033, pubblicato da Edizioni San Paolo.
I Papi in cammino
«L’idea di questo libro è nata nel giugno del 2024, quando papa Francesco ha annunciato il suo desiderio di recarsi a Nicea per commemorare il 1700° anniversario dell’omonimo Concilio insieme al patriarca ortodosso Bartolomeo I», si legge nell’introduzione. La parola fine arriva mentre «papa Leone chiudeva la porta santa del Giubileo del 2025». In mezzo ci sono la dipartita del pontefice argentino, avvenuta nel giorno del Lunedì dell’Angelo dello scorso anno, e il viaggio di Robert Prevost in Turchia (e in Libano), confermato a pochi giorni dall’elezione al soglio pontificio, per celebrare una delle tappe fondamentali della bimillenaria storia della Chiesa universale.
La Pasqua che ha unito tutte le confessioni cristiane
Nel 2025, è avvenuto anche qualcos’altro: la Pasqua cristiana è stata celebrata contemporaneamente, nella data del 20 aprile, da tutte le confessioni cristiane. La coincidenza astronomica dei calendari gregoriano e giuliano si è così sovrapposta al tanto atteso anniversario del Concilio celebrato nel 325. E fu proprio quella stessa assise a stabilire – oltre i fondamentali criteri dell’ortodossia cristologica – le modalità per il calcolo della data della Pasqua. Si tratta di un dettaglio, ma che torna utilissimo quando c’è la sincera volontà di trovare occasioni d’incontro, di dialogo e quindi di pace.
La fotografia di un’intera stagione di vita ecclesiale
In fondo, è stato lo stesso Leone a ricordarlo nei luoghi del primissimo concilio ecumenico. «L’uso della religione per giustificare la guerra e la violenza, come ogni forma di fondamentalismo e di fanatismo, va respinto con forza, mentre le vie da seguire sono quelle dell’incontro fraterno, del dialogo e della collaborazione», ha detto. Parole che Preziosi ha voluto scolpire e inquadrare attraverso un testo che celebra, dal punto di vista non solo giornalistico, ma anche storico-teologico, un’intera stagione di vita ecclesiale, quella inaugurata da Giovanni XXIII.
La finalità anche “politica” delle religioni
Un percorso definito «cammino ecumenico», non senza ragioni. Uno sforzo, spesso faticoso per gli stessi cristiani, perché mette a dura prova le tante identità confessionali e le singole tradizioni. Ma che vale come un cammino di ascesi sia individuale sia comunitario. E di questa lezione, in tempo di guerre e lacerazioni, ce n’è davvero bisogno, perché è attraverso una seria pedagogia temprata dal dialogo che è possibile sostenere le relazioni internazionali. Ed è qui che le religioni possono giocarsi una partita fondamentale di credibilità e distensione. Una finalità che è anche politica, ma nell’accezione più nobile possibile.
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