Il libro
“Leone XIV. La via disarmata e disarmante”: il pontificato di Prevost raccontato da Antonio Preziosi
Il direttore del Tg2 offre gli strumenti per decodificare l'azione del nuovo Papa, che già nel saluto iniziale delineò il suo "manifesto". La prefazione del cardinale Parolin svela il momento "drammatico" dell'elezione
È certamente la parola «pace» quella che si risuona più spesso all’interno del libro che il giornalista Antonio Preziosi, attuale direttore del Tg2, ha dedicato all’esordio del pontificato di Robert Prevost dal titolo Leone XIV. La via disarmata e disarmante (San Paolo). Un testo agile, pensato per offrire un ritratto quanto più approfondito possibile del primo pontefice “made in Usa”. Definizione esatta, ma non certamente esaustiva per un pastore nato sì negli Usa, ma con il passaporto peruviano e che da tanto, troppo tempo non vive più in patria.
“Leone XIV. La via disarmata e disarmante”: il libro di Preziosi per decodificare Prevost
Matematico, filosofo, agostiniano chiamato a Roma da Bergoglio a dirigere il delicato Dicastero dei Vescovi, il profilo di Prevost – dall’8 maggio dello scorso anno, giorno dell’elezione al soglio pontificio – è ancora tutto da esplorare. In tal direzione, Preziosi mette a disposizione del materiale utile alla decodifica di uno snodo delicato della storia della Chiesa cattolica e del perché i cardinali elettori hanno voluto affidare a un agostiniano con la passione per il tennis la cattedra che fu dell’apostolo Pietro.
La prefazione del segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin
«Un lungo e caloroso applauso è seguito alle parole con cui il cardinal Robert Francis Prevost accettava l’elezione canonica a Sommo Pontefice», scrive nella prefazione Pietro Parolin, testimone privilegiato perché presente allo scrutinio nella Sistina. E racconta qualcosa di irripetibile: fu «un momento intenso, addirittura “drammatico”, se si pensa al peso che veniva posto sulle spalle di un uomo. Eppure – continua il porporato che guida la Segreteria di Stato – dal suo volto, pur emozionato, traspariva soprattutto serenità, un sorriso pacato e buono».
Un saluto che fu manifesto del pontificato
La pace, come dicevamo. Il titolo richiama le parole pronunciate da Leone XIV appena affacciato, per la prima volta, dalla loggia delle Benedizioni: «La pace sia con voi! Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente». Con quell’esordio, Prevost è andato ben oltre la benedizione, abbozzando il manifesto di un pontificato chiamato a confrontarsi con quella «guerra mondiale a pezzi» che Bergoglio ha definito per primo e che lo stesso Leone ha assunto quale criterio di analisi geopolitica. Una instabilità globale che passa dai conflitti in Ucraina e a Gaza, dove le armi stanno tacendo – seppur tra innumerevoli difficoltà e inciampi – sulla scorta di un piano Trump che prevedeva, tra i punti preliminari, come richiesto dallo stesso pontefice, la liberazione di «tutti gli ostaggi» e il «soccorso umanitario».
Rileggere Agostino per capire il “papa americano”
Preziosi è convinto che per capire le coordinate dell’attuale pontificato sia necessario ricorrere agli insegnamenti di sant’Agostino, del quale Leone si è dichiarato sin da subito «figlio». Del vescovo di Ippona fa spesso capolino un aforisma spesso frainteso: «Ama e fa ciò che vuoi». Ebbene, quel brano dell’Omelia sulla Prima lettera di Giovanni, così tanto citato ma poco frequentato, merita di essere rispolverato con urgenza: «Una volta per tutte, dunque, ti viene imposto un breve precetto: ama e fa’ ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che tu perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene». Insomma, la traccia è data. Il resto deve ancora venire ed è affidato alla sobrietà di un pontefice che sa comunicare anche tacendo.