Il libro
“Il cinema del drago” di Mirko Zuffi: come Bruce Lee ha unito Oriente e Occidente con le arti marziali
Il saggio, edito da Inquadrature perfette, racconta una delle figure più iconiche del cinema del secolo scorso: il ribelle sino-americano che seppe inventare un genere, dopo aver inventato se stesso
Libri - di Gabriele Caramelli - 31 Maggio 2026 alle 07:00
Bruce Lee è stato uno degli attori, oltre che atleti, più famosi al mondo, grazie al controllo delle arti marziali. Ma non solo, perché attraverso il cinema è riuscito ad unire l’Oriente all’Occidente, attraverso una disciplina che troppo spesso viene banalizzata o addirittura demonizzata. Il suo essere ribelle, senza mai scadere nell’anarchia, l’ha portato ad essere un personaggio identitario e simbolo della virilità in due continenti che hanno costumi differenti tra loro.
“Il cinema del drago” e il mito di Bruce Lee
C’è tutto questo e molto altro ne Il cinema del drago. di Mirko Zuffi, edito da Inquadrature perfette, che analizza l’importanza di un attore scomparso a soli 32 anni per un edema cerebrale. Uno dei film che l’ha reso leggendario assieme a Chuck Norris si intitola L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente, diretto proprio dall’attore sino-americano. La descrizione di Bruce Lee, nel volume di Zuffi, è quella di un uomo che è riuscito nel compito di unire la modernità con la tradizione.
Un uomo forgiato dalla volontà
Ciò che non bisognerebbe trascurare in Bruce Lee è la cura del corpo. Come racconta l’autore, da piccolo l’attore era sempre malato e aveva un fisico esile, ma crescendo è riuscito a dare una forma nuova alla sua esistenza. Come? Allenandosi e costruendo un fisico che aveva le sembianze di un tempio. Ricorda tanto la cura che Mishima metteva nel costruire il proprio corpo, che a lungo andare era diventata una specie di “ossessione positiva”. Chiaramente entrambi fanno parte di culture diverse, che per tanto tempo sono state ostili ancor prima che la Cina diventasse comunista, ma il paragone nasce spontaneo quando si parla di Oriente. Inoltre, Bruce Lee è stato «il dragone che ha attraversato Hollywood» e a cui non servirebbe neanche lasciare un’impronta sulla Walk of fame, perché il suo ruggito eterno riecheggia nella mente di chi ha compreso l’immaginario dietro ogni mossa di Jeet Kune Do.