Lutto nel Cinema
Addio a Zeudi Araya, la “Venere Nera” del cinema italiano capace di trasformarsi da sex symbol a diva dietro le quinte
La splendida "Venerdì" non c’è più: l'attrice e produttrice si è spenta dopo una lunga malattia. Regina di bellezza e fiera signora del grande schermo, icona di sensualità e carisma, aveva 75 anni
Lutto nel mondo del cinema: dopo una lunga malattia è morta il 24 maggio, nella sua abitazione, Zeudi Araya. L’attrice e produttrice cinematografica aveva 75 anni. Nata in Eritrea nel 1951, figlia di un uomo politico e nipote di un ambasciatore, il suo nome nella lingua della regione del Tigrè in Etiopia significava “corona imperiale”: un presagio del portamento aristocratico e della naturale eleganza che l’avrebbero resa un’icona assoluta.
È morta dopo una lunga malattia Zeudi Araya. Aveva 75 anni
Incoronata Miss Eritrea nel 1969, la svolta arrivò nei primi anni Settanta grazie a un viaggio in Italia e a uno spot per il caffè. Il regista Luigi Scattini ne intuì immediatamente la straordinaria fotogenia, affidandole il ruolo di protagonista ne La ragazza dalla pelle di luna (1972). Il successo fu travolgente e immediato. Zeudi divenne la “Venere Nera” del grande schermo: volto simbolo di un erotismo elegante e mai volgare attraverso pellicole come La ragazza fuoristrada e Il corpo.
Una iperbolica parabola artistica
La sua parabola artistica, tuttavia, rifiutò sempre i confini del semplice cliché da sex symbol. La maturità professionale coincise con il legame sentimentale e lavorativo con Franco Cristaldi, colosso della produzione italiana, che sposò nel 1983. Sotto la sua ala, l’attrice virò verso produzioni di ampio respiro e memorabili commedie: rimarrà immortale la sua interpretazione della splendida e ironica “Venerdì” accanto a Paolo Villaggio ne Il signor Robinson. Così come le performances rese in Giallo napoletano con Marcello Mastroianni e in Tesoromio con Johnny Dorelli.
Da “Venere nera” degli anni Settanta a aristocratica presenza dietro le quinte
Dagli anni Novanta in poi, con una scelta di rara classe e in netta controtendenza rispetto allo star system vigente, scelse di abbandonare i riflettori e la mondanità. Dopo la morte di Cristaldi nel 1992, ereditò il rigore del marito e si reinventò con successo dietro le quinte come produttrice cinematografica e televisiva, diventando una stimata custode della memoria storica del nostro cinema. Quello dei maestri di sempre e dei successi intramntabili che hanno scritto le pagine più prestigiose della nostra storia del cinema.
La seconda vita di Zeudi Araya, moglie di Cristaldi, mamma di Michelangelo Spano, e acuta produttrice cinematografica
La sua scomparsa, avvenuta il 24 maggio ma resa nota solo oggi dal figlio Michelangelo Spano – nato nel 1995 dall’unione con il regista Massimo Spano – è stata protetta fino all’ultimo da quel velo di riservatezza e discrezione che Zeudi Araya aveva scelto per la sua seconda vita di moglie, madre e produttrice equidistante dal set ma mentore e eminenza grigia delle produzioni a cui ha prestato attenzione e dedicato impegno imprenditoriale. Con lei se ne va una testimone privilegiata e indimenticabile di una stagione irripetibile dello spettacolo italiano.
Il commosso commiato di Lucia Borgonzoni: «Con Zeudi Araya se ne va una stagione del cinema popolare italiano»
Tanto che, nel suo messaggio di commiato, il sottosegretario alla Cultura, Lucia Borgonzoni scrive in una nota: «Ci lascia un’attrice che ha rappresentato una stagione del cinema popolare italiano. Zeudi Araya ha contribuito al successo di opere appartenenti al filone erotico, che rappresentò uno dei fenomeni cinematografici degli anni Settanta. Diva capace di reinventarsi produttrice e custode di una memoria preziosa, ha attraversato decenni di storia del nostro schermo lasciando un segno che va ben oltre la leggenda del sex symbol».
Una indimenticabile signora del dietro le quinte che ha gestito successo e immagine senza farsene travolgere
Sì, perché Zeudi Araya, a dispetto di una bellezza mozzafiato e di un sex appeal tangibile da infiammare i botteghini degli anni Settanta, Zeudi Araya non si è mai lasciata intrappolare nel cliché della diva mozzafiato. Anzi: a imporsi, sullo schermo come nella vita privata, è stata una personalità magnetica, fiera e profondamente carismatica. Un misto di intelligenza e portamento aristocratico che le ha permesso di governare il proprio successo anziché farsene travolgere. Trasformando la sua persona e il suo personaggio di celluloide da splendida icona erotica, a stimata e rigorosa “signora del dietro le quinte”.