Il garantismo che non c'è
Il caso Garlasco e il rischio che si creino altri “mostri”, dimenticando il ragionevole dubbio della Costituzione
Il caso Garlasco riesplode come una bomba. Non sarebbe stato più Alberto Stasi ad uccidere Chiara Poggi ma gli inquirenti sospettano che sia stato Andrea Sempio. E le due storie sembrano identiche, uguali, per certi versi omogenee. In un Paese che ogni giorno dice di avere la Costituzione più bella del mondo ma ne dimentica i principi e gli articoli.
Stasi pedofilo e assassino con pregiudizio….
Alberto Stasi fu processato mediaticamente prima che nelle aule giudiziarie. Fu tacciato di pedofilia (cosa risultata del tutto falsa) e, nonostante due, ben due assoluzioni, in primo e secondo grado, la Cassazione annullò tutto e l’appello bis lo condannò come esecutore di quell’esecrabile omicidio. La sua famiglia ha dovuto risarcire con ben 800mila euro la famiglia Poggi (che non c’entra niente e ha tutto il diritto di rivendicare il suo dolore e anche le sue convinzioni).
Sempio nuovo mostro?
Ora è il turno di Andrea Sempio. Già tacciato di passioni sadomasochiste (che anche se fossero vere riguarderebbero altri milioni di nostri connazionali…) e vittima di un profilo personologico, oltre che di presunte tracce sul Dna. A questo punto bisognerebbe fare una riflessione. Quando muore in quel modo una ragazza l’impulso primordiale è una sete più di vendetta che di giustizia. La rabbia obnubila. Il popolo (lo stesso che difende la Costituzione…) invoca la pena di morte. E si cerca UN ASSASSINO non l’assassino. Una coazione a ripetere che si è sempre verificata in Italia, nonostante il diritto romano, nonostante Cesare Beccaria e nonostante il nipote, Alessandro Manzoni, avesse scritto della “colonna infame”.
Da sempre i processi mediatici prevalgono sulla ragione
Ma è accaduto solo a Garlasco? No. E non serve citare sempre il povero Enzo Tortora o Beniamino Zancheddu. Gli errori giudiziari sono tanti, troppi e soprattutto impuniti. Non perché un giudice non possa sbagliare. Ma per un motivo semplice. Basterebbe che ogni giudice dinanzi a qualsiasi reato applicasse il principio del dubbio pro reo, tradotto nell'”oltre ogni ragionevole dubbio” del nostro ordinamento. Significa che per condannare una persona non basta una probabilità di colpevolezza, ma occorre che le prove escludano qualsiasi ipotesi alternativa dotata di razionalità e plausibilità pratica.
Ma quante volte questo è accaduto? Siamo certi che Olindo e la moglie Rosa abbiano compiuto la strage d’Erba? Dobbiamo ricordare gli innocenti arrestati come presunti autori dei delitti del mostro di Firenze e poi scarcerati(purtroppo per gli omcidi avvenuti mentre erano in carcere)?. Dobbiamo ricordare che Amanda Knox è stata assolta e Rudy Guene condannato in concorso con altri che però non sono mai stati identificati?. E Padre Fedele, privato dalla Messa e dal sacerdozio, con i suoi accusatori, poliziotti e magistrati, tutti felicemente promossi?
L’Inghilterra e gli innocenti alla sbarra
Allora si potrebbe obiettare che è giusto assolvere tutti. Certo che lo è, in assenza di prove. Certo che è meglio avere due potenziali assassini liberi perché mancano le prove piuttosto che due innocenti in carcere. E di innocenti, non solo da noi, da Sacco e Vanzetti, ne abbiamo visti a iosa. In Inghilterra, ai tempi della lotta al terrorismo irlandese, quando (c’è un gran film con Daniel Day Lewis) Gerry Conlon, il padre Giuseppe, un cattolico fervente che non avrebbe ucciso una mosca, la zia, i cugini di 12 anni furono trascinati in carcere per anni con l’accusa di strage: da innocenti. E prima ancora il caso Dreyfuss in Francia.
La questione non è scollegata. Difficilmente i processi di grande eco si svolgono in serenità. Per questo fu introdotta la legittima suspicione, disapplicata, per spostare le sedi del giudizio in altre città rispetto al posto in cui è stato compiuto il reato e rendere il giudizio più sereno.
L’occasione persa del referendum
Qui torniamo al referendum di marzo. La riforma della giustizia non avrebbe eliminato la possibilità di errori ma avrebbe reso il giudice terzo nel tempo. Culturalmente e mentalmente. Sempio ogni giorno riceve nuove accuse. Avrebbe cercato di insidiare o di approcciare Chiara. Ma sono tutti puzzle di parte, di una sola parte, le Procure, senza contraddittorio. Che però finiscono sui giornali (sempre senza contraddittorio) formano un’opinione,. E tutto questo condiziona o no chi deve giudicarlo?
I cosiddetti “sani”
Dopo avere dipinto Stasi con il suo faccino da impiegato un pedofilo e un omicida, l’impulso lombrosiano si è spostato su Sempio. Gli piacciono le pratiche sadomaso? E’ stato lui. Magari sarà impulsivo? E’ stato lui. Erich Fromm scrisse un capolavoro, “I cosiddetti sani”, che affrontava le perversioni e le anormalità collettive che tutti dovrebbero rileggere. Perché se ognuno di noi avesse in testa una telecamera per 24 ore, qualsiasi persona al mondo, si scoprirebbero bizzarrie e stranezze.
I tall show nuove aule giudiziarie
In altri Paesi Alberto Stasi non sarebbe finito al terzo grado. Che dovrebbe rappresentare un’opportunità di legittimazione in melius, non per chi è stato assolto. Due volte e non per insufficienze di prove, termine desueto che ancora i giornali usano e che non esiste più nel dispositivo di condanna.
Però il rapporto psicologico tra assassinio e forca è ancora troppo forte. Se il tribunale popolare, che viene formato da talk show a senso unico, fabbrica un “mostro”, sarà quasi impossibile smontare questa convinzione. Chiunque commetta un reato va punito in proporzione a ciò che ha commesso. Se ha rubato cento euro o cento milioni di euro non è lo stesso reato. Se ha ucciso per difendersi o senza intenzione di farlo non è uguale a un omicidio volontario pianificato. Ma soprattutto tutti devono essere condannati, nei tribunali, nelle corti d’Assise qualora le prove superino, “oltre ogni ragionevole dubbio” di limite. Altrimenti vanno assolti. Anche se rimarrà la rabbia di vedere delitti impuniti.
Quanti innocenti ci sono nelle carceri?
Quanti detenuti in attesa di giudizio ci sono nelle carceri? Almeno il 40%. Quante persone, nonostante tutto, in custodia cautelare poi vengono assolte? Più o meno la stessa percentuale, che sfiora il 50%. Ogni anno mille persone vengono risarcite per errori giudiziari. Ma un giorno di galera da innocente può essere quantificato?
Il silenzio degli innocenti
I pubblici ministeri sono pagati per cercare prove concrete, non astrazioni. E i giudici per valutare con obiettività. Creare mostri prefabbricati serve solo a dare in pasto alla bulimia collettiva un “male” che non è un corpo estraneo da noi. Serve a fare audience. Sulla pelle degli innocenti. Come lo era Chiara. Che non cerca, però, un assassino. Ma l’assassino.
Ultima notizia
L'evento alla Sala Tatarella
Foibe, la memoria e il dolore si fanno romanzo di formazione. FdI: la cultura sia strumento di verità
Cultura - di Guglielmo Pannullo