L'evento alla Sala Tatarella
Foibe, la memoria e il dolore si fanno romanzo di formazione. FdI: la cultura sia strumento di verità
Presentazione del libro “La chiave. Foibe, il confine della memoria” dello scrittore Federico D'Addato. Un’opera intensa e profondamente umana
Nella Sala Tatarella si è svolta la presentazione del libro “La chiave. Foibe, il confine della memoria” dello scrittore Federico D’Addato, classe ’95. Un’opera intensa e profondamente umana dedicata al dramma delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. All’incontro hanno preso parte i deputati di Fratelli d’Italia Nicole Matteoni, Alessandro Amorese e Dario Iaia, promotore dell’iniziativa.
Foibe, la cultura come strumento di verità
Ad aprire i lavori è stata l’onorevole Matteoni, che ha richiamato il legame profondo tra Trieste e la memoria delle foibe, ricordando anche i recenti episodi di vandalismo che hanno colpito i luoghi simbolo del ricordo. Un intervento sentito, che ha riportato al centro il valore della memoria e la necessità di custodirla, soprattutto davanti a chi ancora oggi tenta di minimizzare o cancellare quella tragedia. L’onorevole Amorese, capogruppo per FdI in commissione cultura, ha invece posto l’accento sul ruolo della cultura come strumento di verità e consapevolezza. Sottolineando l’impegno del Governo Meloni nel valorizzare il Giorno del Ricordo; e nel restituire dignità a una pagina di storia troppo a lungo rimasta ai margini del racconto nazionale. Un percorso che, secondo Amorese, passa anche attraverso libri e testimonianze capaci di parlare soprattutto ai più giovani.
Il libro sulle foibe di Federico D’Addato: romanzo di formazione
Molto apprezzato anche l’intervento dell’onorevole Iaia, che ha spiegato come iniziative di questo tipo rappresentino un tassello importante nel rafforzare il senso di unità nazionale. “Queste storie – è stato il senso del suo intervento – non appartengono soltanto agli esuli o alle loro famiglie, ma all’intera comunità nazionale”. Al centro dell’incontro, naturalmente, il racconto di Federico D’Addato, che ha spiegato la scelta di narrare questa vicenda attraverso un romanzo e non un saggio storico. L’obiettivo, ha raccontato l’autore, era permettere al lettore di entrare nella vita del protagonista, condividendone paure, dolore e smarrimento. Un vero e proprio romanzo di formazione, costruito attorno a un viaggio umano e spirituale, in cui assumono un ruolo centrale le figure femminili.
La memoria si fa racconto vivo
D’Addato ha ricordato di aver conosciuto personalmente molti esuli di prima e seconda generazione, soprattutto nell’area di Taranto, città che accolse importanti campi profughi come quelli di San Vito e del quartiere Tamburi. Esperienze e testimonianze che hanno dato forza e autenticità al libro.
“La chiave. Foibe, il confine della memoria” racconta la storia di un uomo che porta con sé una chiave arrugginita: simbolo di una casa perduta e di una vita spezzata dall’esodo. Attraverso il ritorno nei luoghi della propria terra, il protagonista affronta il peso dei ricordi, il dolore delle foibe e il silenzio che per troppo tempo ha avvolto questa tragedia. Un libro che riesce a trasformare la memoria in racconto vivo, parlando non solo di storia, ma anche di identità, appartenenza e riconciliazione interiore.
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