Oltre ogni ragionevole dubbio
Garlasco, Feltri spiazza ancora e gela tutti: Stasi innocente, ma forse pure Sempio. Della giustizia non mi fido, ma conto sulla Nanni
Sul delitto di Garlasco e sulla detenzione di Alberto Stasi, Vittorio Feltri ha sempre rilanciato e ribadito al sua tesi innocentista. Ma tornando sulla vicenda che da quasi vent’anni tiene il Paese col fiato sospeso, in un’intervista al Tgcom24 il giornalista di lungo corso non usa giri di parole: al di là degli esiti d’indagine (inchiesta bis di Pavia compresa, sembra leggersi tra le righe delle sue dichiarazioni) o delle sentenze dei processi, per il direttore editoriale de Il Giornale l’intera vicenda giudiziaria rappresenta il fallimento di un sistema che ha preferito l’onda emotiva al rigore dei fatti, il clamore mediatico alla ricerca della verità.
Garlasco, l’amicizia tra Feltri e Stasi e la certezza dell’innocenza di Alberto
Il legame tra Feltri e Stasi è noto, nato da una convinzione maturata sin dal principio: «L’ho conosciuto bene ormai. E quando conosci una persona, nel giro di due o tre incontri, te ne rendi conto: lo ripeto, lui non c’entra nulla. Mai visto nei suoi occhi lo sguardo di un assassino». Un rapporto che nel tempo è diventato amicizia: «È un ragazzo timido e calmo. La prima volta abbiamo parlato di Garlasco, oggi parliamo soprattutto di calcio. Sono sempre più convinto che sia innocente».
Garlasco, il j’accuse di Feltri: «Stasi innocente, giustizia schizofrenica. È una follia»
Non solo. Feltri punta il dito contro l’anomalia di un percorso processuale che ha ribaltato due assoluzioni: «Bastavano dieci minuti di attenzione, tant’è che nel processo di primo e secondo grado è stato assolto. Non è normale la sentenza della Cassazione. La giustizia è schizofrenica: si condanna una persona assolta due volte? Una follia». Secondo il direttore, allora, siamo di fronte a «una catena di errori mostruosi» in cui anche la stampa ha le sue colpe, avendo seguito «più l’onda che l’intelligenza».
Non solo Stasi: i dubbi di Feltri anche sulla nuova inchiesta
Ma non è ancora tutto. Perché nemmeno i nuovi sviluppi su Andrea Sempio sembrano convincerlo. Feltri teme che si stia solo cambiando bersaglio senza trovare la verità: «La mia sensazione è che non c’entri nulla nemmeno Andrea Sempio. Ma temo che venga triturato dalla stessa macchina del fango che ha travolto Alberto. Le prove non sono solide. E – ribadisce – soprattutto non mi fido di questa giustizia».
Un’opinione netta che Feltri non si limita a condividere in articoli o interviste tv, ma che ha condiviso anche con i vertici della magistratura milanese. «Conosco Francesca Nanni (procuratrice generale di Milano presso la Corte d’Appello ndr), ed è una donna che stimo molto», ha asserito Feltri al Tgcom24. Quindi ha aggiunto e concluso: «Una volta le ho detto la mia: magari le ho insinuato il dubbio». Intanto, in attesa di una revisione che potrebbe trovare di fronte a sé una strada ancora «in salita», resta il peso di una vicenda che per Feltri è l’emblema di una giustizia che ha smarrito la bussola.
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